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Ardente passione

Ardente? Di più! Rovente... scottante.... bruciante passione! E' quella che si accende (eh,eh,eh!) in tutti quelli che si cimentano con la pirografia, la tecnica di decorazione del legno per mezzo di una punta metallica arroventata.
A me è successo una decina di anni fa, quando un amico di famiglia, vacanziero ed incosciente , tornò da un soggiorno in Tirolo portando in regalo a mio nipote quello strano utensile dell'artigianato locale.....
I risultati furono (nell'ordine): un ditino scottato, un'abbondante dose di lacrimucce, una medicazione con crema lenitiva e il sequestro del pirografo da parte della premurosa zietta...

Qualche prova, la ricerca del legno più adatto, e via!

Sono partita dai portatovaglioli per arrivare al tavolino del salotto ma.........non è ancora finita: avete idea di quanti oggetti ed arredi in legno ci sono in una casa?!
Ammettiamolo: disegnare con un ferro incandescente non viene così spontaneo come con una matita e, soprattutto all'inizio, la paura di scottarsi è tanta...però che meraviglia quel profumino di legno bruciato che ci accompagna durante la lavorazione: ci fa sentire molto più vicini ai nostri antenati cavernicoli e ai loro disegni rupestri fatti con un legnetto carbonizzato....

Fa bene,ogni tanto un ritorno alle origini, ci fa apprezzare di più questa impossibile, frenetica ma tanto comoda vita moderna! ;-)

© Rossana Radaelli-28.07.06

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Il pacchetto rivelatore

I decomaliaci, ormai è noto, sono ammalati cronici, si aggirano fra noi, apparentemente indistinguibili dalla popolazione comune sino a che non sopravviene un qualche evento che provoca la crisi acuta e rende manifesta la sintomatologia. Esaminiamo oggi il caso di Stefania, tipico esempio di decomaliaca allo stadio iniziale, cercando di cogliere i sintomi ancora sfumati della malattia e di suggerire possibili soluzioni per evitare d'incorrere nei fattori scatenanti dell'attacco conclamato.

A tutti è sicuramente capitato di fare dei regali e di avere la necessità d'impacchettarli ed è naturale per tutti desiderare che il proprio regalo faccia bella figura e venga apprezzato anche per come si presenta ma...date un'occhiata al confezionamento realizzato da Stefania:




E' un eclatante esempio di iperattività ornatoria. Eppure Stefania è a prima vista una donna come tante, che conduce una vita normale e che, benchè ammetta di avere degli hobbies, li imputa a semplici espressioni d'innata creatività....Attenta Stefania, non sottovalutare i sintomi premonitori!
Nel tuo comportamento sono già individuabili tipiche manifestazioni del soggetto decomaliaco, ovvero:
- Impacchettare i regali con la carta, mentre è notorio che le persone normali optano per buste e shoppers, più pratici e veloci da usare.
- Adoperare carta da pacco (!!!) invece che carta da regalo, a causa dell'impellente bisogno di riciclo creativo.
- Conservare gli avanzi di carta per farne decorazioni (gli individui sani li buttano i ritagli di carta!)
- Frequentare negozi tutto-a-novantanove-centesimi (chiaro tentativo di minimizzare le pulsioni di shopping creativo).

Per fortuna Stefania è ancora negli stadi iniziali della malattia, tant'è vero che è consapevole di avere dei problemi e ci commuove con la sua disperata richiesta di conferma: - é una malattia grave?-

Cosa possiamo consigliare a Stefania?
Purtroppo dalla sindrome decomaliaca, come da tutte le patologie croniche, non si può guarire, tuttavia è possibile tenere sotto controllo gli episodi acuti con adeguate norme igienico-comportamentali, quali ad esempio:
- Tenersi alla larga da negozi di cianfrusaglie, brico center, cartolerie e colorifici oppure, e solo in casi di estrema necessità, farsi accompagnare da un familiare impaziente (l'ideale è il marito o il compagno, o, per le singles, il proprio commercialista). In tal modo si possono ridimensionare le pulsioni di shopping creativo.
- Acquistare il regalo solo in negozi dove è previsto anche il confezionamento del pacchetto e, una volta a casa, rinchiuderlo in un luogo appartato sino al momento della consegna al destinatario.
- Evitare di conservare ritagli di carta, avanzi di stoffa, cartellini dei vestiti, bottoni e assolutamente mai cedere alla tentazione di tenerli divisi per colore e per forma!
- Vincere il riserbo e chiedere aiuto alle persone care affinchè scoraggino con critiche distruttive ed eventualmente insulti le proprie crisi ornatorie (contrariamente a ciò che fanno le sciagurate amiche di Stefania!).

Insomma è pur vero che la sindrome decomaliaca è una malattia incurabile, ma con i dovuti riguardi anche il soggetto decomaliaco può condurre una vita quasi normale!

E per concludere la notizia ufficiosa dei risultati di una recente indagine eseguita da alcuni autorevoli studiosi che, se dovesse essere confermata, potrebbe riaccendere la speranza negli animi di tanti soggetti decomaliaci: pare che si abbia avuto un miglioramento della sintomatologia a seguito della frequentazione di forum dedicati ad auto e motori...non vi è ancora nulla di certo ma perchè non provare?!

© Rossana Radaelli-09.02.11

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Creatività infantile

Si dice che i bambini siano gli esseri più dotati di fantasia ma è un mito da sfatare: i nostri figli non sono più creativi di noi, sono semplicemente meno soggetti ai freni inibitori che condizionano la vita degli adulti!
Quando un bambino si trova di fronte ad una situazione nuova ed imprevista, non potendo elaborarla razionalmente, dato il suo limitato bagaglio d'esperienze, reagisce istintivamente in base alla percezione ricevuta: se l'accadimento è vissuto come negativo tenderà a rifiutarlo (ignorandolo, piangendo o scappando via...a seconda del suo carattere e all'intensità della sensazione provata) se invece ne ha ricavato un'impressione positiva non farà che affrontare l'evento nell'unico modo che conosce: la sperimentazione pratica. E poichè essa può condurre a risultati del tutto imprevedibili, noi adulti, pratici e raziocinanti, restiamo affascinati, sorpresi ed ammirati davanti alle prodezze creative del nostro piccolo genio.

In realtà credo che nessun risultato prodotto casualmente possa essere definito creativo.
E' vero che a volte si realizzano opere mirabili per puro caso, mentre ci si proponeva altri obiettivi...solo a volte, però!
L'intenzionalità, il sapere cosa si desidera ottenere, è alla base di qualsiasi processo creativo...non confondiamo una dote naturale con la semplice fortuna!

Questo non significa che dobbiamo dare meno peso all'attività inventiva dei nostri figli, tuttaltro! Dobbiamo cercare di coltivare e sviluppare le loro capacità artistiche ed educare la loro voglia di cose nuove, incanalando verso un traguardo definito quel loro anarchico bisogno di "pasticciare".

Il bambino che affonda le mani nei colori-a-dita e poi le strofina sul foglio (e magari anche sul tavolo, sulla maglietta, sul divano...) sta facendo un'esperienza per lui molto positiva ma non sta esprimendo la sua creatività!
Mettiamolo alla prova chiedendogli cosa sta cercando di ottenere e se ne avremo in risposta uno sguardo perplesso e un non-lo-so verbale sapremo di aver di fronte un bimbo annoiato che, a suo modo, sta ingannando il tempo in maniera divertente.
Che spreco d'energie (anche -e soprattutto!- per la mamma che dovrà ripulire dalle esuberanze artistiche del pargolo la tappezzeria del salotto)!

Perchè non cerchiamo allora di dare corpo alla voglia di fare dei nostri bambini incanalando la loro vivacità verso una meta precisa?

E, se ci mancano le idee, cerchiamo ispirazione su uno dei tanti siti di giochi educativi (non è un caso se si chiamano cosi!).
Non dobbiamo nemmeno comperarli, sono certa che troveremo già in casa i materiali adatti da riciclare allo scopo....insomma, incoraggiamo la creatività dei nostri figli offrendo loro un esempio della nostra! ;-)


© Rossana Radaelli-01.07.07

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Pasta...da indossare

Ci sono hobbies che subiscono l'influenza delle mode: diventano popolari per un certo periodo, durante il quale sono i protagonisti assoluti delle chiacchere fra bricoleurs e delle offerte commerciali del settore, ma che poi, dopo un lasso di tempo variabile (da un paio d'anni a una decina o poco più) vengono abbandonati in favore di nuove attività e spariscono letteralmente nel nulla annegando nell'oblio... E' successo anni fa con quei telaietti per fare i quadratini di lana all'uncinetto che impazzavano dappertutto...li vendevano persino gli ambulanti sulle spiagge, segno che erano proprio popolari!
C'è qualcuna che se li ricorda?
Beh, se anche fosse non vi conviene farvi avanti, tradireste la vostra (ehm...nostra) età! ;-)

Ma è successo anche in tempi più recenti per la pasta al sale o per il patchwork su polistirolo: mentre la prima mostra ancora qualche sussulto di vita grazie alla sperimentazione una-tantum di nuove ricette che ne prolungano di volta in volta l'agonia, il secondo è proprio morto del tutto, finito, kaputt e a nulla sono valsi i tentativi di riportarlo in auge da parte dei vari fabbricanti di sagome. Anche loro hanno dovuto rassegnarsi all'evidenza e, per non soccombere, hanno pensato di orientare la produzione verso forme che si prestino alla decorazione con il ben più gettonato decoupage.

Ecco perchè fa sempre piacere trovare un hobby che delle mode se ne fa un baffo e che ci torna utile per ribattere agli stereotipi sulla volubilità femminile che i maschietti mettono in circolo per denigrarci.
Sto alludendo all'attività d'infilare perline della la quale, per quanto si vada a ritroso nel tempo, è difficile riuscire a stabilire una data di nascita visto che la presenza di collane di perline persino nei reperti archeologici testimonia della costanza con la quale si è tramandato, di generazione in generazione, di madre in figlia, questo passatempo.
Eppure non sembra risentire affatto del peso degli anni, anzi, è più attuale ed arzillo che mai!

E non è condizionato nemmeno da limiti geografici: è provato che tutte le donne del pianeta subiscono e gradiscono questa passione, da Oriente a Occidente, dal fondo del mare all'alto dei cieli (Ariel e Pollon ve le siete scordate?!)...insomma riesce ad essere global e politically correct in un colpo solo!

L'unico inconveniente legato alla sua longevità e alla sua divulgazione potrebbe essere la mancanza di originalità...ammettiamolo, non è facile essere propositivi in un settore così già intensamente sfruttato...
Ecco perchè anche in questo campo si fa quello che si fa in tutti gli ambienti creativi quando si è a corto di idee: si tira fuori dal baule della nonna una vecchia carabattola e la si ricicla tale e quale come vintage oppure la si spolvera, le si registrano i freni e la frizione e la si butta allo sbaraglio nel revival...semplice, no?!

La mia nonna, persona apprezzabilissima per molteplici versi, apparteneva, ahimè, alla schiera di quegli individui concreti e poco inclini al sentimentalismo abituati a buttare via subito -scellerati!- tutto ciò che non ha più per loro alcuna utilità....il risultato è che, non avendo ricevuto in eredità un baule ottocentesco nel quale frugare, ho attinto alla mia scatola dei ricordi (tanto, sostiene mia figlia, l'epoca è più o meno quella!) e ho ripescato l'idea risparmiosa adottata dalle ragazzine della mia generazione per farsi un corredo di bijoux personalizzati: le collane di pastina tostata!

Semplice l'ingrediente, perchè vanno bene tutte le forme di pastina con un buco in mezzo (ditalini e pennette erano le mie preferite!) e semplice anche la ricetta: basta rovesciare una manciata di pastina in una padella antiaderente e farla rosolare sul fuoco per qualche minuto, mescolando in modo da far colorire per bene ogni pezzetto...lasciamo raffreddare e avremo, pronte da infilare, le più belle, economiche ed ecologiche perline della storia!

© Rossana Radaelli-17.11.06

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Malasanità o malcostume sanitario? - Punto 12: Tutto è bene quel che finisce bene

L'episodio che ho riferito è accaduto realmente nel Luglio del 2008.
Ho intenzionalmente storpiato i nomi di luoghi e persone perchè, in caso contrario, avrei dovuto chiedere una sorta di permesso alla pubblicazione, ma i fatti si sono svolti esattamente come li ho raccontati.
Fortunatamente l'evoluzione del neo di mia figlia è stata quella prevista dal dermatologo ospedaliero: è bastato infatti cucire piccole pezze di tessuto morbido sulla cinta interna dei jeans, in corrispondenza del neo, per risolvere il problema ed impedirgli di ripresentarsi in questi due anni.

Contrariamente al previsto, la "segretaria" del Dott. Montano non mi ha mai contattata per chiedermi i dati per la fatturazione, quindi, in cambio di preoccupazione ed ansia, ho risparmiato 120 euro (e in cambio del benessere di mia figlia ne ho risparmiati 500!).

La mia amica Annika, alla quale sono ancora dispiaciuta d'aver scompigliato le ferie, mi ha chiamata ripetutamente dalla Sicilia per avere aggiornamenti e, rientrata a casa, mi ha rassicurata più volte sulla disponibilità del marito chirurgo in caso di bisogno.

E allora?
Perchè rispolverare dopo due anni l'episodio e raccontarlo pubblicamente in Rete?

Per una semplice casualità che mi ha fatto riaffiorare alla memoria gli accadimenti di quei giorni: consultando questa settimana il volume delle Pagine Gialle, alla ricerca di un altro numero telefonico, l'elenco mi si è aperto proprio alla voce "Medici specialisti" e chi ti trovo come portabandiera dei chirurghi plastici nel comune di Rhodiano? Ma il ben noto Studio Medico Associato Polispecialistico del Dott. Montano!

Il lupo perde il pelo ma non il vizio: ha cambiato categoria ma i recapiti sono sempre quelli di due cellulari e la sede indicata è sempre la stessa. Noto che, a differenza di quanto avveniva in precedenza, non vengono specificate tutte le attività praticate dal poliambulatorio: rigurgito di coscienza o riduzione del badget a disposizione per la pubblicità?
Non mi è dato saperlo...e mi guarderò bene dal contattare l'interessato per chiedere lumi!

© Rossana Radaelli-19.07.08

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Malasanità o malcostume sanitario? - Punto 11: Questione di mode...

Il Dott. Botta solleva gli occhi dal ricettario e rivolgendosi a Nella le chiede se l'abbigliamento che indossa è quello che porta abitualmente...
Lancio un'occhiata a mia figlia: jeans a vita bassa, t-shirt aderente e cinturone borchiato sui fianchi. Sì, decisamente è il suo solito look....suo e di innumerevoli altre ragazze della stessa età, e allora?

Avvertendo la nostra perplessità il Dott. Botta si affretta a spiegare:
- Ho notato che i pantalani della signorina sono più stretti proprio in corrispondenza del neo...il tessuto jeans è di per sè piuttosto ruvido, inoltre la cintura con le decorazioni metalliche grava anch'essa in quel punto: il ripetuto sfregamento della stoffa, magari sommato al sudore provocato dal caldo dei giorni scorsi, ha provocato l'irritazione... -
- Ah!......- Non so proprio che dire, a tutto avrei potuto pensare tranne che ad una causa così banale!

Però mi riprendo in fretta dalla sorpresa e -alla buon'ora!- pongo al medico il quesito che più ci sta a cuore: il neo è da asportare oppure no?
- Direi proprio che non è il caso - risponde deciso il Dott. Botta - Basta adottare le dovute precauzioni per evitare l'irritazione: portare pantaloni più comodi o di stoffa più morbida....ad esempio quelli delle tute da ginnastica... - poi nota lo sguardo assassino che gli sta lanciando Nella ed aggiunge sorridendo:- ...certo che, se la signorina vuol seguire la moda, basterà che indossi una canottiera che proteggerà il neo dallo strofinamento dei jeans... -

Poi si fa più serio e ci ammonisce:- Ora come ora quel neo è innoffensivo, tuttavia se gli episodi infiammatori si ripetono nel tempo ne potrebbero indurre la trasformazione...-
E conclude poi, come si concludono solitamente tutte le visite mediche di questo tipo, con una considerazione alla quale avremmo anche potuto arrivare da sole ma che, se espressa da uno specialista, ha un peso diverso:
- Conviene non fare niente per il momento e tenere il neo sotto osservazione, in modo da coglierne eventuali modifiche al primo insorgere...-

Ci congediamo dal medico con il morale risollevato e, appena fuori dall'ospedale, Nella trova pure il modo di ironizzare:
-Sia ben chiara una cosa...- mi dice con fare serio -...te lo puoi scordare che io mi metta la canottiera! -
Ed entrambe scoppiamo in una irrefrenabile e liberatoria risata.

© Rossana Radaelli-19.07.08

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Malasanità o malcostume sanitario? - Punto 10: Il verdetto

Dopo avergli versato sopra una goccia di liquido oleoso, il Dott. Botta appoggia lo strumento sul neo e lo osserva attentamente attraverso l'apposito oculare. Passano lunghi interminabili secondi -o almeno così mi sono sembrati trattenendo il respiro- prima che si decida ad esprimere un parere: - Niente di preoccupante... - dice - ...è soltanto un po' irritato.
Il fiato troppo a lungo rinserrato mi erompe fuori in un sospiro di sollievo così rumoroso che il Dott. Botta solleva gli occhi dal suo lavoro e mi sorride comprensivo.

-Ora vediamo gli altri...- dice poi, rivolto a Nella, dedicandosi alla meticolosa osservazione di tutte le macchioline che riesce a trovare sulla pelle di mia figlia.
Terminato l'esame, dice a Nella di rivestirsi e, intanto che pulisce e ripone il dermatoscopio, conferma l'esito negativo dell'indagine:
- Non ci sono alterazioni in atto, il neo sul fianco è tumefatto ed infiammato ma non presenta segni di degenerazione, direi che potete stare tranquille...- Fa una pausa, come se fosse incerto sull'opportunità di dirci altro...poi si decide:
-..Considerando la tipologia del soggetto, bionda, pelle chiara, consiglierei di ripetere ogni tanto l'esame che abbiamo fatto oggi.-

Tutto qui?! Mi viene da pensare, ma annuisco con espressione grata al Dott. Botta e, mentre lui si risiede alla scrivania per stilare il referto scritto, riemerge, dall'esilio in cui l'avevo ultimamente confinato, il mio raziocinio che m'induce a formulare la logica domanda:
-Ma come mai il neo si è infiammato? --

© Rossana Radaelli-19.07.08

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Malasanità o malcostume sanitario? - Punto 9: Il cammino della speranza

L'Ospedale Civile di Legrano è un grosso complesso sanitario che si estende su più edifici collegati l'uno all'altro da viali alberati; nonostante si trovi a pochi chilometri da casa nostra e benchè ci sia capitato parecchie volte di percorrere la strada che ne costeggia la cinta esterna, non abbiamo mai avuto l'occasione d'entrarci (aggiungerei per fortuna!).
Il venerdì pomeriggio partiamo per tempo perchè la gentile signora dell'ufficio prenotazioni si è raccomandata di passare alla cassa prima di recarsi all'appuntamento col medico...

Ci vogliono cinque minuti per arrivare sul posto, dieci minuti per trovare parcheggio e un quarto d'ora per individuare e raggiungere il padiglione dove è collocata l'Accettazione degli ambulatori, dopodichè prendiamo il ticket con il numerino e ci mettiamo in fila per pagare.

Dopo una ventina di minuti arriva il nostro turno e scopriamo che potevamo evitare la coda:
- Ma perchè ha preso il numero? - mi domanda la "cassiera" - e strilla, semmai ce ne fossero ancora in attesa: - I pazienti a pagamento hanno la precedenza sugli altri! -
Evito i commenti e, dopo aver saldato il dovuto, mi allontano tenendo gli occhi bassi per non incrociare lo sguardo dei presenti....ma le sento lo stesso, piovermi sulle spalle. le loro ochhiate di disapprovazione.

Finalmente arriviamo nell'ambulatorio e siamo accolte dal Dott. Botta: è un signore attempato, alto e magro infagottato in un camice ospedaliero di almeno due taglie più grande, che gli pende addosso come un abito sulla gruccia. Ci fa accomodare sulle sedie di fronte alla sua scrivania ed inizia a fare a Nella le domande di rito: se questo neo c'è sempre stato, quando ha notato il cambiamento, se la modifica riguarda la forma o il colore od entrambe le cose...

Poi le chiede di spogliarsi e sdraiarsi sul lettino mentre lui recupera, in un armadietto metallico chiuso a chiave, la scatola con il dermatoscopio. Intanto che estrae ed accende lo strumento, le spiega in cosa consiste l'esame...potrebbe risparmiarselo, dato che Nella l'ha già fatto in precedenza, ma apprezzo lo sforzo di metterla a suo agio.
E poi inizia l'esame, partendo ovviamente dal neo incriminato...

© Rossana Radaelli-19.07.08

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Malasanità o malcostume sanitario? Punto 8: Basta pagare....

Confortata dall'atteggiamento ottimistico di Enzo, del quale so di potermi fidare ciecamente, e spronata dalla sua non dichiarata ma percettibile critica sulla mia "boccalaggine", prendo coraggio e chiamo il Dott.Montano per disdire l'appuntamento.
Gli dico la verità: che ci ho ripensato e che prima di far operare mia figlia preferisco che si sottoponga ad una dermatoscopia dallo specialista....a questo punto, visto che le mie attitudini al raziocinio si sono ristabilite, ho previsto la sua possibile replica:
-Non c'è problema - mi aspetto che dica - le farò fare l'esame dal collega dermatologo...-
La dermatologia è infatti una delle attività gestite nel famoso Ambulatorio Polispecialistico che le Pagine Gialle collocavano a Rhodiano e che invece si è rivelato essere in tutt'altro posto...e ho persino pronta la mia obiezione: preferisco che Nella sia seguita da un medico in zona...

Invece il Dott.Montano non fa nemmeno finta di assecondarmi:
- Mi dispiace signora - mi dice - ma qui abbiamo già prenotato e adesso bisogna pagare... -
Chi mi conosce sa che sono una persona paziente e che non perdo la calma facilmente dunque, invece d'indignarmi e mandarlo a quel paese come si meriterebbe, riesco a trattenermi e a chiedergli educatamente "cosa" dovrei pagare (un'operazione ed un'esame istologico non fatti?!).
-C'è da pagare la prenotazione e la visita nel mio studio in un festivo... -

La prenotazione?!
Forse intende il consumo della batteria del suo palmare-telefono-o-quello-che-è...
La visita?!
Sarebbe l'occhiata che ha dato al neo di Nella?
Nel "suo" studio?!
Ovvero lo studio del Dott. Leopold Shwarz?
In un festivo...beh, di questo bisogna dargli atto, era domenica e non avevo trovato nessun altro medico disposto a riceverci....

Così, a malincuore, gli chiedo quanto gli devo per il "disturbo" (di chiamarlo "visita" proprio non mi riesce).
- 120 Euro - mi risponde risoluto il Dott. Montano.
Mi rassegno e, per tagliare corto, gli dico di mandarmi la fattura per la sua "prestazione" e provvederò al pagamento....

E' a questo punto che, dopo due giorni di ansia, preoccupazione ed agitazione, mi godo un intenso momento di autentico e -oserei dire- maligno buonumore cogliendo la subitanea indecisione nella voce del Dott. Montano:
- ...la fattura? Vuole la fattura?! - mi chiede. E poi si giustifica - ma se non ho nemmeno i suoi dati...-

TA-DAA!

-Peccato - replico - Un professionista serio avrebbe dovuto annotarseli...- e (adesso mi scappa proprio da ridere) concludo:- Ora non ho tempo di dettarglieli, sono molto occupata, buongiorno. - e chiudendo la telefonata sento ancora l'indispettito Dott. Montano che gioca la sua ultima carta:
-..la farò chiamare dalla mia segretaria per prendere i dati...-

Va bene, penso, affronterò il problema quando si presenterà, ora ho qualcosa di più importante da fare: prenotare la visita dermatologica per Nella.
Come mi ha suggerito Enzo, provo all'Ospedale di Legrano e, dopo una mezz'ora di tentativi, riesco a prendere la linea e a parlare con una cortese signora che mi dice che il primo giorno utile per la visita dermatologica è a fine settembre....ma oggi è il 7 luglio!

PANICO!

Le spiego agitata che mia figlia ha un neo in fase di trasformazione e che deve fare al più presto una dermatoscopia. La gentile signora non si scompone e mi fa presente che per una visita a pagamento ci sarebbe posto prima...
-...venerdì alle 16.45 con il Dott.Botta, la visita costa 80 euro, può andarle bene?-

Qui ci sarebbe l'occasione per qualche considerazione non proprio lusinghiera sul funzionamento del sistema sanitario pubblico ma sono così sollevata dalla possibilità offertami che non faccio polemiche e fisso subito l'appuntamento.
Dopotutto ciò non fa che confermare una regola non scritta del vivere sociale: puoi avere quasi tutto e al meglio, basta pagare...

© Rossana Radaelli-19.07.08

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