L'Ospedale Civile di Legrano è un grosso complesso sanitario che si estende su più edifici collegati l'uno all'altro da viali alberati; nonostante si trovi a pochi chilometri da casa nostra e benchè ci sia capitato parecchie volte di percorrere la strada che ne costeggia la cinta esterna, non abbiamo mai avuto l'occasione d'entrarci (aggiungerei per fortuna!).Il venerdì pomeriggio partiamo per tempo perchè la gentile signora dell'ufficio prenotazioni si è raccomandata di passare alla cassa prima di recarsi all'appuntamento col medico...
Ci vogliono cinque minuti per arrivare sul posto, dieci minuti per trovare parcheggio e un quarto d'ora per individuare e raggiungere il padiglione dove è collocata l'Accettazione degli ambulatori, dopodichè prendiamo il ticket con il numerino e ci mettiamo in fila per pagare.
Dopo una ventina di minuti arriva il nostro turno e scopriamo che potevamo evitare la coda:
- Ma perchè ha preso il numero? - mi domanda la "cassiera" - e strilla, semmai ce ne fossero ancora in attesa: - I pazienti a pagamento hanno la precedenza sugli altri! -
Evito i commenti e, dopo aver saldato il dovuto, mi allontano tenendo gli occhi bassi per non incrociare lo sguardo dei presenti....ma le sento lo stesso, piovermi sulle spalle. le loro ochhiate di disapprovazione.
Finalmente arriviamo nell'ambulatorio e siamo accolte dal Dott. Botta: è un signore attempato, alto e magro infagottato in un camice ospedaliero di almeno due taglie più grande, che gli pende addosso come un abito sulla gruccia. Ci fa accomodare sulle sedie di fronte alla sua scrivania ed inizia a fare a Nella le domande di rito: se questo neo c'è sempre stato, quando ha notato il cambiamento, se la modifica riguarda la forma o il colore od entrambe le cose...
Poi le chiede di spogliarsi e sdraiarsi sul lettino mentre lui recupera, in un armadietto metallico chiuso a chiave, la scatola con il dermatoscopio. Intanto che estrae ed accende lo strumento, le spiega in cosa consiste l'esame...potrebbe risparmiarselo, dato che Nella l'ha già fatto in precedenza, ma apprezzo lo sforzo di metterla a suo agio.
E poi inizia l'esame, partendo ovviamente dal neo incriminato...
© Rossana Radaelli-19.07.08
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Confortata dall'atteggiamento ottimistico di Enzo, del quale so di potermi fidare ciecamente, e spronata dalla sua non dichiarata ma percettibile critica sulla mia "boccalaggine", prendo coraggio e chiamo il Dott.Montano per disdire l'appuntamento.
Solitamente disapprovo coloro che sfruttano le proprie conoscenze per ottenere benefici personali e difficilmente ricorro agli amici per approfittare delle loro qualifiche professionali ma...come dice il proverbio? La necessità aguzza l'ingegno...
Di solito le persone come me, tranquille, posate e razionali, hanno grandi doti organizzative, sono apprezzate in ambito familiare e professionale perchè sono in grado di fare programmi dettagliati, prevedere eventuali intoppi e proporne rimedi ponderati e finiscono col diventare
La mattina dopo, domenica, con largo anticipo sull'orario fissato, parcheggiamo l'auto davanti al Baleazzi e, nell'attesa, cerco di acquietare mia figlia dicendole, come facevo quando era bambina, che non deve essere agitata per la visita
Credo che capiti a tutti, talvolta, di provare una vaga sensazione di apprensione, una percezione molto sfumata di pericolo imminente, una specie di premonizione di evento negativo alla quale non sappiamo dare una spiegazione razionale.
Mia figlia Nella è bionda, ha gli occhi azzurri e la pelle chiara: le statistiche dicono che è un soggetto a rischio per lo sviluppo di neoplasie cutanee.
Si fa un gran parlare, in tempi odierni, di malasanità e la cronaca ci riferisce spesso di episodi tragici, incredibili e sconcertanti, tanto più agghiaccianti quanto più si rendono manifesti dolo e malafede. Esistono però anche situazioni meno eclatanti di malasanità o, per essere più precisi, di "malcostume sanitario"
