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Finalmente qualcosa di utile!

Dice il proverbio che la costanza viene premiata...ma il più delle volte è un contentino morale che ci auto-propiniamo in attesa di tempi migliori, soprattutto quando siamo delusi da qualcosa su cui abbiamo riversato delle aspettative.

E' una sensazione che ci assale, ad esempio, quando, dopo aver ceduto alle lusinghe della pubblicità o di un abile imbonitore, abbiamo acquistato un attrezzo che prometteva meraviglie e che invece serve solo a farci fare le stesse cose di prima, ma in modo più lungo e complicato!  0_0

La prossima volta andrà meglio, ci diciamo, prima o poi ci capiterà di trovare davvero quell'utensile che, senza nemmeno saperlo, abbiamo sempre desiderato di possedere, quello che ci risolverà in modo pulito, facile e veloce una qualche situazione creativa....si sono scoraggiati gli antichi alchimisti che andavano alla ricerca della pietra filosofale?
Certo che no, quindi perchè dovremmo farlo noi? La costanza, prima o poi, verrà premiata! E andiamo avanti, imperterriti, con lo shopping ad oltranza...

Qualche volta veniamo premiati...

E' quello che ho pensato dopo aver provato ad usare un aggeggino acquistato in cartoleria.
Si tratta di un taglierino per carta e plastica della 3M che ha un'estremità, quella opposta all'impugnatura, dalla forma insolita, che ricorda vagamente il piedino di una macchina da cucire.

L'uso è semplice: si appoggia il foglio da tagliare sul tavolo, se ne incastra un bordo tra le linguette che costituiscono i piedini del cutter e si fa scorrere in avanti la lama...più facile da fare che da descrivere, guardatevi le foto  ;-)


Taglierino in azione


Facile, veloce, pulito, senza intoppi...con un po' d'esperienza credo che si possa imparare a tagliare anche in linea curva...
Insomma, non sarà la pietra filosofale, ma funziona davvero!

La costanza viene premiata...basta sapersi accontentare. ;-)


P.S. La confezione segnala, a titolo di merito, che trattasi di prodotto Made in USA (pare che questi attrezzi, se non sono americani, non li vuole nessuno!)...e va bene, sarà anche fabbricato oltreoceano, però lo studio di design che l'ha progettato è italiano d.o.c. (cicca, cicca!)

© Rossana Radaelli-13.03.07

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Arti femminili?

Ricamo, maglia, uncinetto, patchwork, chiaccherino, macramè, tombolo, modano......le possibilità d'espressione creativa attraverso l'uso di filati e tessuti  sono così tante da aver indotto la produzione di una serie altrettanto numerosa di pubblicazioni sull'argomento: partendo da libri e riviste sino ad arrivare a vere e proprie enciclopedie!

Come mai allora quella definizione di "arti femminili" mi suona così riduttiva?
Forse perché mi sembra che non venga usata -come dovrebbe essere!- per constatare la maschile inettitudine verso tali attività bensì per sottolineare che, ammesso che di arti si possa parlare, si tratta tuttavia di arti minori, di opere di scarsa rilevanza, di penosi tentativi per rendere più interessante l'umile mansione del rammendo!

Come la mettiamo, donne? Per quanto tempo ricadrà ancora sulle nostre spalle l'errore della buonanima Eva Del Paradiso, nostra progenitrice, colei che vivendo nello splendore del giardino dell'Eden chiese a Dio di darle un compagno perché si sentiva troppo sola?!...............
Che dite? Non è così che vi è stata raccontata la storia?! Ma certo, siete rimaste vittime, una volta di più, dell'anticultura maschilista che si è imposta ed è stata tramandata nel corso dei secoli grazie alla maggiore prestanza fisica e allo smodato bisogno di affermazione dei suoi promotori!


Ma non è troppo tardi per aprire gli occhi e scoprire come realmente sono andate le cose...e magari per dire ad Eva quello che si merita per la sua avventatezza nel chiedere a Dio un rimedio alla solitudine!
Dio l'accontentò e le concesse la compagnia di quell'essere un po' rudimentale che risponde al nome di uomo in cambio di una promessa:
-Dovrai lasciargli credere...- Dio disse ad Eva, -...che ho creato lui per primo, perché è un tipo molto egocentrico.......
Sarà il nostro segreto, da donna a donna.....-



L'origine della specie (versione femminile)




© Rossana Radaelli-07.03.07

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Partenze intelligenti?!

Si fa un gran parlare, in questo periodo, delle cosiddette partenze intelligenti: radio, televisione e carta stampata ci danno consigli per gestire al meglio il viaggio verso la località che abbiamo scelto come meta delle nostre vacanze e su Internet troviamo tutte le informazioni, aggiornate in tempo reale, relative all'andamento del traffico sui principali raccordi autostradali.....
Com'è allora che, tutti gli anni -se non è all'andata sarà al ritorno- restiamo incagliati in code chilometriche, sotto un sole implacabile, con il condizionatore dell'auto che ansima inefficiente e ci viene da pensare che l'unica mossa davvero intelligente sarebbe stata quella di non partire?!

Il fatto è che i mass media, come dice il nome, non sono retaggio di pochi eletti ma un fenomeno di massa, così è plausibile che i consigli dei guru della viabilità non li si ascolti solo noi!


E se ci dicono che per andare da Milano a Chiavari è meglio partire alle 4 del venerdì mattina piuttosto che alle 16 del sabato pomeriggio, tutti quanti ci uniformiamo all'indicazione: anticipiamo di un giorno le ferie, puntiamo la sveglia alle 3, ci alziamo dopo poche ore di dormiveglia agitato (l'afa e la zanzare non seguono i bollettini del traffico!), carichiamo la macchina sotto il primo temporale della stagione che, come tutti gli anni, saluta la nostra partenza, dimentichiamo la valigia con i costumi e gli asciugamani da spiaggia nell'atrio condominiale e.....ci ritroviamo, alle 4 e 20, in coda a Binasco (per chi non fosse pratico della zona: si trova ad un paio di km dalla barriera di Milano), insieme a qualche altro centinaio di famiglie di vacanzieri che hanno seguito lo stesso telegiornale!


Probabilmente, se fossimo partiti il sabato pomeriggio, avremmo potuto evitare il traffico, i T.I.R. e le arrabbiature, arrivando a Chiavari in due ore invece che in sei.....ma non c'è niente da fare: l'esperienza in questi casi non aiuta, ogni anno ricaschiamo nello stesso tranello delle partenze intelligenti.


E pensare che basterebbe così poco per evitarlo! Sarebbe sufficiente far ricorso alla nostra sempre latente creatività...non sarà andata in ferie pure quella?!
Perchè non cerchiamo, ad esempio, percorsi alternativi?
Personalmente ho scoperto i posti più belli delle mie villeggiature proprio in questo modo....
Va bene, lo ammetto, nel mio caso la creatività c'entra poco: sono così totalmente priva di senso dell'orientamento che i miei tragitti alternativi altro non sono che errori di direzione, però sbagliando strada ho scovato degli angolini meravigliosi (ho le foto per provarlo!) che non avrei mai potuto vedere seguendo le vie convenzionali!


Naturalmente, così facendo, si allungano un pochino i tempi di percorrenza: se per andare da Milano a Chiavari con la partenza stupida ci vogliono 2 ore e con la partenza intelligente ce ne voglio 6, con il mio sistema di viaggio riesco a mettercene anche 10....ma non c'è confronto in quanto a soddisfazione! ;-))



© Rossana Radaelli-01.08.07

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A lezione di modestia

Inutile negarlo: gli hobbies creativi sono diventati di gran moda!
Se non vuoi essere tagliato fuori devi averne almeno uno o due...ma è meglio tre o quattro, se possibile, e in assortimento variabile.
Mostre mercato, nuovi prodotti, libri e riviste...non passa giorno senza che fiorisca una nuova iniziativa mirata a farci intraprendere o coltivare al meglio l'hobby più adatto alla nostra indole e...al nostro portafoglio!
Eh sì perchè questo crescente fervore per la creatività muove un bel giro di soldini...E tutti se ne vorrebbero intascare almeno una fetta!

Per associazione d'idee mi ritorna in mente un brano di Margareth Mitchell, residuato sentimentale dei miei trascorsi di adolescente romantica, dove parla dei carpetbaggers, avventurieri e mestatori provenienti dal nord America e piombati come avvoltoi sugli stati confederati usciti sconfitti dalla guerra di Secessione....li chiamavano così perché portavano tutti i loro averi in una carpetbag, la tipica sacca da viaggio ottocentesca di stoffa da tappeto.

Ma chi sono i novelli carpetbaggers?

Non sono i fabbricanti di prodotti per l'hobbistica perchè se è vero che vorrebbero farci credere che il loro barattolino o il loro strumentino sono gli unici a-s-s-o-l-u-t-a-m-e-n-t-e indispensabili è anche vero che si limitano a fare il loro lavoro, che è quello di vendere la merce.....(e direi che lo fanno bene, almeno a giudicare dal fatturato!). Sta a noi verificare se l'acquisto ci conviene oppure no...insomma nessuno ci obbliga a comperare una cosa che non ci serve!

Stesso discorso per i prodotti editoriali: nelle riviste il redattore, che si è documentato (o dovrebbe averlo fatto!) su una determinata tecnica, si limita a presentarci i lavori di qualcun altro e di solito ci offre più spunti che insegnamenti; nei libri l'autore, che ha fatto esperienza diretta (o dovrebbe averla fatta!) in una certa attività, ce ne fornisce le nozioni di base per permetterci d'affrontarla senza incorrere negli errori più comuni dei principianti...
Anche in questi casi però abbiamo modo di valutare a priori, sfogliando il libro o la rivista, se vale la pena d'investire i nostri soldi nell'acquisto.

I veri carpetbaggers sono altri, sono quelli che che, pur avendo cambiato il modo di presentarsi mantengono le stesse discutibili intenzioni: non arrivano con la borsa di pezza ma con una cassetta in plastica o in alluminio con tanti scomparti e, approfittando dell'altrui inesperienza, s'improvvisano maestri spacciando le loro modeste competenze per enciclopedico sapere.
Fatto tesoro del detto in una classe di asini il mulo è il re, sfoggiano la loro mediocre abilità abbagliando lo sprovveduto allievo che si convince di aver a che fare con un valente artigiano.

Diffidiamo allora dei cartelli che, sempre più numerosi, spuntano nelle vetrine di cartolerie, colorifici e mercerie; stiamo in guardia contro i banner che occhieggiano sui siti dei presunti esperti: corsi, corsi, corsi...tutti propongono corsi che dovrebbero metterci in grado d'imparare questa o quella tecnica.
Ma che garanzie ci offrono?
Come possiamo appurare che ci siano davvero utili e che c'insegnino qualcosa di più di quel che potremmo imparare da soli avendo abbastanza tempo a disposizione?

Come prima cosa chiediamo che ci vengano mostrati i lavori dell'eventuale docente -seppure al nostro occhio impreparato potrebbero sembrare comunque ben fatti!- poi informiamoci se è possibile vederlo all'opera in una dimostrazione; infine domandiamo che ci venga data la possibilità di seguire (e quindi di pagare!) una sola lezione prima di decidere se iscriverci all'intero corso.

E se ci rispondono picche? No problem, basta rivolgersi ad un altro negozio o visitare un altro sito: corsi, corsi, corsi...i corsi sono tanti e troveremo di sicuro quello che fa al caso nostro!

E suggeriamo al nostro mancato insegnante di frequentare a sua volta un bel corso di modestia! ;-)

© Rossana Radaelli-21.11.06

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Ardente passione

Ardente? Di più! Rovente... scottante.... bruciante passione! E' quella che si accende (eh,eh,eh!) in tutti quelli che si cimentano con la pirografia, la tecnica di decorazione del legno per mezzo di una punta metallica arroventata.
A me è successo una decina di anni fa, quando un amico di famiglia, vacanziero ed incosciente , tornò da un soggiorno in Tirolo portando in regalo a mio nipote quello strano utensile dell'artigianato locale.....
I risultati furono (nell'ordine): un ditino scottato, un'abbondante dose di lacrimucce, una medicazione con crema lenitiva e il sequestro del pirografo da parte della premurosa zietta...

Qualche prova, la ricerca del legno più adatto, e via!

Sono partita dai portatovaglioli per arrivare al tavolino del salotto ma.........non è ancora finita: avete idea di quanti oggetti ed arredi in legno ci sono in una casa?!
Ammettiamolo: disegnare con un ferro incandescente non viene così spontaneo come con una matita e, soprattutto all'inizio, la paura di scottarsi è tanta...però che meraviglia quel profumino di legno bruciato che ci accompagna durante la lavorazione: ci fa sentire molto più vicini ai nostri antenati cavernicoli e ai loro disegni rupestri fatti con un legnetto carbonizzato....

Fa bene,ogni tanto un ritorno alle origini, ci fa apprezzare di più questa impossibile, frenetica ma tanto comoda vita moderna! ;-)

© Rossana Radaelli-28.07.06

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Il pacchetto rivelatore

I decomaliaci, ormai è noto, sono ammalati cronici, si aggirano fra noi, apparentemente indistinguibili dalla popolazione comune sino a che non sopravviene un qualche evento che provoca la crisi acuta e rende manifesta la sintomatologia. Esaminiamo oggi il caso di Stefania, tipico esempio di decomaliaca allo stadio iniziale, cercando di cogliere i sintomi ancora sfumati della malattia e di suggerire possibili soluzioni per evitare d'incorrere nei fattori scatenanti dell'attacco conclamato.

A tutti è sicuramente capitato di fare dei regali e di avere la necessità d'impacchettarli ed è naturale per tutti desiderare che il proprio regalo faccia bella figura e venga apprezzato anche per come si presenta ma...date un'occhiata al confezionamento realizzato da Stefania:




E' un eclatante esempio di iperattività ornatoria. Eppure Stefania è a prima vista una donna come tante, che conduce una vita normale e che, benchè ammetta di avere degli hobbies, li imputa a semplici espressioni d'innata creatività....Attenta Stefania, non sottovalutare i sintomi premonitori!
Nel tuo comportamento sono già individuabili tipiche manifestazioni del soggetto decomaliaco, ovvero:
- Impacchettare i regali con la carta, mentre è notorio che le persone normali optano per buste e shoppers, più pratici e veloci da usare.
- Adoperare carta da pacco (!!!) invece che carta da regalo, a causa dell'impellente bisogno di riciclo creativo.
- Conservare gli avanzi di carta per farne decorazioni (gli individui sani li buttano i ritagli di carta!)
- Frequentare negozi tutto-a-novantanove-centesimi (chiaro tentativo di minimizzare le pulsioni di shopping creativo).

Per fortuna Stefania è ancora negli stadi iniziali della malattia, tant'è vero che è consapevole di avere dei problemi e ci commuove con la sua disperata richiesta di conferma: - é una malattia grave?-

Cosa possiamo consigliare a Stefania?
Purtroppo dalla sindrome decomaliaca, come da tutte le patologie croniche, non si può guarire, tuttavia è possibile tenere sotto controllo gli episodi acuti con adeguate norme igienico-comportamentali, quali ad esempio:
- Tenersi alla larga da negozi di cianfrusaglie, brico center, cartolerie e colorifici oppure, e solo in casi di estrema necessità, farsi accompagnare da un familiare impaziente (l'ideale è il marito o il compagno, o, per le singles, il proprio commercialista). In tal modo si possono ridimensionare le pulsioni di shopping creativo.
- Acquistare il regalo solo in negozi dove è previsto anche il confezionamento del pacchetto e, una volta a casa, rinchiuderlo in un luogo appartato sino al momento della consegna al destinatario.
- Evitare di conservare ritagli di carta, avanzi di stoffa, cartellini dei vestiti, bottoni e assolutamente mai cedere alla tentazione di tenerli divisi per colore e per forma!
- Vincere il riserbo e chiedere aiuto alle persone care affinchè scoraggino con critiche distruttive ed eventualmente insulti le proprie crisi ornatorie (contrariamente a ciò che fanno le sciagurate amiche di Stefania!).

Insomma è pur vero che la sindrome decomaliaca è una malattia incurabile, ma con i dovuti riguardi anche il soggetto decomaliaco può condurre una vita quasi normale!

E per concludere la notizia ufficiosa dei risultati di una recente indagine eseguita da alcuni autorevoli studiosi che, se dovesse essere confermata, potrebbe riaccendere la speranza negli animi di tanti soggetti decomaliaci: pare che si abbia avuto un miglioramento della sintomatologia a seguito della frequentazione di forum dedicati ad auto e motori...non vi è ancora nulla di certo ma perchè non provare?!

© Rossana Radaelli-09.02.11

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Creatività infantile

Si dice che i bambini siano gli esseri più dotati di fantasia ma è un mito da sfatare: i nostri figli non sono più creativi di noi, sono semplicemente meno soggetti ai freni inibitori che condizionano la vita degli adulti!
Quando un bambino si trova di fronte ad una situazione nuova ed imprevista, non potendo elaborarla razionalmente, dato il suo limitato bagaglio d'esperienze, reagisce istintivamente in base alla percezione ricevuta: se l'accadimento è vissuto come negativo tenderà a rifiutarlo (ignorandolo, piangendo o scappando via...a seconda del suo carattere e all'intensità della sensazione provata) se invece ne ha ricavato un'impressione positiva non farà che affrontare l'evento nell'unico modo che conosce: la sperimentazione pratica. E poichè essa può condurre a risultati del tutto imprevedibili, noi adulti, pratici e raziocinanti, restiamo affascinati, sorpresi ed ammirati davanti alle prodezze creative del nostro piccolo genio.

In realtà credo che nessun risultato prodotto casualmente possa essere definito creativo.
E' vero che a volte si realizzano opere mirabili per puro caso, mentre ci si proponeva altri obiettivi...solo a volte, però!
L'intenzionalità, il sapere cosa si desidera ottenere, è alla base di qualsiasi processo creativo...non confondiamo una dote naturale con la semplice fortuna!

Questo non significa che dobbiamo dare meno peso all'attività inventiva dei nostri figli, tuttaltro! Dobbiamo cercare di coltivare e sviluppare le loro capacità artistiche ed educare la loro voglia di cose nuove, incanalando verso un traguardo definito quel loro anarchico bisogno di "pasticciare".

Il bambino che affonda le mani nei colori-a-dita e poi le strofina sul foglio (e magari anche sul tavolo, sulla maglietta, sul divano...) sta facendo un'esperienza per lui molto positiva ma non sta esprimendo la sua creatività!
Mettiamolo alla prova chiedendogli cosa sta cercando di ottenere e se ne avremo in risposta uno sguardo perplesso e un non-lo-so verbale sapremo di aver di fronte un bimbo annoiato che, a suo modo, sta ingannando il tempo in maniera divertente.
Che spreco d'energie (anche -e soprattutto!- per la mamma che dovrà ripulire dalle esuberanze artistiche del pargolo la tappezzeria del salotto)!

Perchè non cerchiamo allora di dare corpo alla voglia di fare dei nostri bambini incanalando la loro vivacità verso una meta precisa?

E, se ci mancano le idee, cerchiamo ispirazione su uno dei tanti siti di giochi educativi (non è un caso se si chiamano cosi!).
Non dobbiamo nemmeno comperarli, sono certa che troveremo già in casa i materiali adatti da riciclare allo scopo....insomma, incoraggiamo la creatività dei nostri figli offrendo loro un esempio della nostra! ;-)


© Rossana Radaelli-01.07.07

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Pasta...da indossare

Ci sono hobbies che subiscono l'influenza delle mode: diventano popolari per un certo periodo, durante il quale sono i protagonisti assoluti delle chiacchere fra bricoleurs e delle offerte commerciali del settore, ma che poi, dopo un lasso di tempo variabile (da un paio d'anni a una decina o poco più) vengono abbandonati in favore di nuove attività e spariscono letteralmente nel nulla annegando nell'oblio... E' successo anni fa con quei telaietti per fare i quadratini di lana all'uncinetto che impazzavano dappertutto...li vendevano persino gli ambulanti sulle spiagge, segno che erano proprio popolari!
C'è qualcuna che se li ricorda?
Beh, se anche fosse non vi conviene farvi avanti, tradireste la vostra (ehm...nostra) età! ;-)

Ma è successo anche in tempi più recenti per la pasta al sale o per il patchwork su polistirolo: mentre la prima mostra ancora qualche sussulto di vita grazie alla sperimentazione una-tantum di nuove ricette che ne prolungano di volta in volta l'agonia, il secondo è proprio morto del tutto, finito, kaputt e a nulla sono valsi i tentativi di riportarlo in auge da parte dei vari fabbricanti di sagome. Anche loro hanno dovuto rassegnarsi all'evidenza e, per non soccombere, hanno pensato di orientare la produzione verso forme che si prestino alla decorazione con il ben più gettonato decoupage.

Ecco perchè fa sempre piacere trovare un hobby che delle mode se ne fa un baffo e che ci torna utile per ribattere agli stereotipi sulla volubilità femminile che i maschietti mettono in circolo per denigrarci.
Sto alludendo all'attività d'infilare perline della la quale, per quanto si vada a ritroso nel tempo, è difficile riuscire a stabilire una data di nascita visto che la presenza di collane di perline persino nei reperti archeologici testimonia della costanza con la quale si è tramandato, di generazione in generazione, di madre in figlia, questo passatempo.
Eppure non sembra risentire affatto del peso degli anni, anzi, è più attuale ed arzillo che mai!

E non è condizionato nemmeno da limiti geografici: è provato che tutte le donne del pianeta subiscono e gradiscono questa passione, da Oriente a Occidente, dal fondo del mare all'alto dei cieli (Ariel e Pollon ve le siete scordate?!)...insomma riesce ad essere global e politically correct in un colpo solo!

L'unico inconveniente legato alla sua longevità e alla sua divulgazione potrebbe essere la mancanza di originalità...ammettiamolo, non è facile essere propositivi in un settore così già intensamente sfruttato...
Ecco perchè anche in questo campo si fa quello che si fa in tutti gli ambienti creativi quando si è a corto di idee: si tira fuori dal baule della nonna una vecchia carabattola e la si ricicla tale e quale come vintage oppure la si spolvera, le si registrano i freni e la frizione e la si butta allo sbaraglio nel revival...semplice, no?!

La mia nonna, persona apprezzabilissima per molteplici versi, apparteneva, ahimè, alla schiera di quegli individui concreti e poco inclini al sentimentalismo abituati a buttare via subito -scellerati!- tutto ciò che non ha più per loro alcuna utilità....il risultato è che, non avendo ricevuto in eredità un baule ottocentesco nel quale frugare, ho attinto alla mia scatola dei ricordi (tanto, sostiene mia figlia, l'epoca è più o meno quella!) e ho ripescato l'idea risparmiosa adottata dalle ragazzine della mia generazione per farsi un corredo di bijoux personalizzati: le collane di pastina tostata!

Semplice l'ingrediente, perchè vanno bene tutte le forme di pastina con un buco in mezzo (ditalini e pennette erano le mie preferite!) e semplice anche la ricetta: basta rovesciare una manciata di pastina in una padella antiaderente e farla rosolare sul fuoco per qualche minuto, mescolando in modo da far colorire per bene ogni pezzetto...lasciamo raffreddare e avremo, pronte da infilare, le più belle, economiche ed ecologiche perline della storia!

© Rossana Radaelli-17.11.06

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Malasanità o malcostume sanitario? - Punto 12: Tutto è bene quel che finisce bene

L'episodio che ho riferito è accaduto realmente nel Luglio del 2008.
Ho intenzionalmente storpiato i nomi di luoghi e persone perchè, in caso contrario, avrei dovuto chiedere una sorta di permesso alla pubblicazione, ma i fatti si sono svolti esattamente come li ho raccontati.
Fortunatamente l'evoluzione del neo di mia figlia è stata quella prevista dal dermatologo ospedaliero: è bastato infatti cucire piccole pezze di tessuto morbido sulla cinta interna dei jeans, in corrispondenza del neo, per risolvere il problema ed impedirgli di ripresentarsi in questi due anni.

Contrariamente al previsto, la "segretaria" del Dott. Montano non mi ha mai contattata per chiedermi i dati per la fatturazione, quindi, in cambio di preoccupazione ed ansia, ho risparmiato 120 euro (e in cambio del benessere di mia figlia ne ho risparmiati 500!).

La mia amica Annika, alla quale sono ancora dispiaciuta d'aver scompigliato le ferie, mi ha chiamata ripetutamente dalla Sicilia per avere aggiornamenti e, rientrata a casa, mi ha rassicurata più volte sulla disponibilità del marito chirurgo in caso di bisogno.

E allora?
Perchè rispolverare dopo due anni l'episodio e raccontarlo pubblicamente in Rete?

Per una semplice casualità che mi ha fatto riaffiorare alla memoria gli accadimenti di quei giorni: consultando questa settimana il volume delle Pagine Gialle, alla ricerca di un altro numero telefonico, l'elenco mi si è aperto proprio alla voce "Medici specialisti" e chi ti trovo come portabandiera dei chirurghi plastici nel comune di Rhodiano? Ma il ben noto Studio Medico Associato Polispecialistico del Dott. Montano!

Il lupo perde il pelo ma non il vizio: ha cambiato categoria ma i recapiti sono sempre quelli di due cellulari e la sede indicata è sempre la stessa. Noto che, a differenza di quanto avveniva in precedenza, non vengono specificate tutte le attività praticate dal poliambulatorio: rigurgito di coscienza o riduzione del badget a disposizione per la pubblicità?
Non mi è dato saperlo...e mi guarderò bene dal contattare l'interessato per chiedere lumi!

© Rossana Radaelli-19.07.08

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