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La casalinga impenitente

Dopo la pubblicazione dell'ultimo -solo in ordine di tempo!- articolo di questa guida, una brava persona, che non ha colto l'essenza dello stesso (forse sono io che non mi so spiegare?!) mossa a pietà dalla mia confessata relazione di odio-a..ncora odio con le pulizie di casa, ha pensato bene d'inviarmi i links ad alcuni siti che trattano dell'organizzazione domestica, come una sottocategoria del più vasto contesto della vita casalinga.

Non starò a riportarvi gli indirizzi Web (anche una pellaccia mio paro teme le rappresaglie!) ma non faticherete, se l'argomento v'interessa (?!!!) a ritrovarne le tracce: basterà che usiate come chiave di ricerca la parola casalinga, accompagnandola di volta in volta ad un aggettivo appropriato...Qualche suggerimento:
La casalinga ordinata
La perfetta casalinga
La casalinga organizzata
La stupenda casalinga
La casalinga ideale
La casalinga soddisfatta
L'eccellente casalinga
La casalinga fantastica
La migliore casalinga
La casalinga straordinaria
La casalinga sopraffina
La splendida casalinga
La favolosa casalinga
La casalinga............

Ci sono buone probabilità di trovare un sito Internet per ognuna di queste denominazioni!

E devo dire che non me l'aspettavo: io che mi limito a stilare la lista della spesa settimanalmente o, in via eccezionale e solo se è la stagione giusta, la lista degli accessori creativi da portare in vacanza non mi aspettavo che qualcuno potesse prendersi la briga di stilare quotidianamente la lista delle pulizie domestiche in ordine d'importanza e/o di orario e addirittura programmate stanza per stanza...

Che poi, lo ammetto, la mia lista della spesa in fondo prende forma da sola perchè, man mano che di un prodotto/alimento apro l'ultima confezione, me lo segno in lista...
E pensavo pure di essere organizzata e previdente!
Il massimo dello sforzo lo esercito poco prima di praticare l'approvvigionamento, quando cerco di riordinare la lista in funzione delle corsie del supermercato abituale (per quel che può valere, visto che i supermercati spesso cambiano di posto alla merce!)

Invece ci sono persone (ci devono essere, altrimenti non si spiegherebbe l'esistenza di tutti quei siti!) alle quali la mia lista della spesa probabilmente appare come apparirebbe al Caravaggio una pittura rupestre: rozza, primitiva, inadeguata.

Sono persone che da questi siti Web si fanno il download di tabelle di pianificazione, grafici di andamento e maschere di calcolo con la stessa facilità -presumo- e la stessa frequenza con cui io mi scarico le gif animate dei gatti.
E non si limitano a salvarle sul computer: dopo averle stampate in formato A4, le rilegano in quadernoni ad anelli, pronti per essere sfogliati, consultati, spuntati, maneggiati...coccolati (cosa che in effetti con le gif miciose non si può fare).

Però mi sorge spontanea la domanda: è nato prima l'uovo o la gallina? E' l'effetto benefico della riorganizzazione che permette di dedicarsi con maggior serenità ad uno sgradito compito, o è una sorta di feticismo della pianificazione che rende ben accetto qualsivoglia impegno, facendo passare in non cale la sua reale natura?

Personalmente opto per la seconda possibilità...

Quindi, cara utente che mi hai segnalato questi siti, ti ringrazio per aver pensato di potermi aiutare, il problema è che potrei organizzare nei minimi dettagli le faccende di casa, prevedere il giorno e l'ora per fare questo o quello ma ciò non m'impedirebbe di odiare comunque la mansione in sè, tutt'altro, la troverei doppiamente indigesta: una volta al momento di programmmarla e una volta al momento di svolgerla...anzi, mi correggo: triplamente indigesta...per il fatto di aver perso del tempo in più per fare il programma!

Insomma, amica mia, ti devi rassegnare: a certe idiosincrasie non v'è rimedio, inutile provarci, sarebbe come illudersi che grazie ad una meticolosa pianificazione della contabilità domestica, uno shopaholic potrebbe rinunciare alle sue pazze spese!
Infatti, benchè esistano agende per la casa e persino software per la registrazione del bilancio famigliare, nessuno si azzarderebbe a ipotizzare che servano per imparare a risparmiare....o no?!


© Rossana Radaelli-07.07.16

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Santa Rossana in Rete
Patrona degli shop-alcoolic (con contorno di patatine)

Tra me e le faccende domestiche c'è una viscerale antipatia consolidata da anni di reciproca inadempienza: come io dedico a loro poco tempo, il minimo indispensabile per portarle a termine in qualche modo, così loro mi ripagano con altrettanto tempo minimo di durata: finisco di sbrigarle e già mi accorgo che le malefiche si ripresentano all'attacco! Grrrr!

Ma tra tutte le incombenze casalinghe ce n'è una in particolare che trovo oltremodo stressante...no, non è lo stirare (per quanto insieme allo spolvero occupi una buona posizione nella mia lista nera) ma il dover provvedere all'approvigionamento della dispensa...in poche parole: odio dover fare la spesa!



Ricordo che quando ero bambina questa mansione era affidata alla nonna, che viveva con noi e si faceva carico delle questioni domestiche perchè i miei genitori lavoravano entrambi.
Se non era periodo di scuola, mi portava con sè per negozi: ortolano, lattaio, salumiere, prestinaio, droghiere, macellaio...si passava dall'uno all'altro quasi tutti i giorni, perchè le cibarie dovevano essere sempre fresche, si scambiava qualche parola con i bottegai e con le altre massaie che, a forza di vedersi quotidianamente, erano diventate conoscenti abituali, quasi amiche...

A volte per fare la spesa ci voleva tutta la mattina! Ma si tornava a casa con una sporta di provviste genuine e una scorta di chiacchiere e piccoli pettegolezzi da sciorinare a tavola quando la famiglia si riuniva per il desco e non si usava ancora demandare alla televisione il compito di riempire i silenzi....



Oggi invece fare la spesa è diventato, non credo solo per me, un tour de force, un po' perchè chi può più permettersi di dedicare all'incombenza un'intera mattina?! Ma anche perchè i negozietti sotto casa sono spariti tutti, annientati dalla spietata concorrenza della grande distribuzione, favorita dalle leggi ad hoc di politicanti più dediti alla cura dei propri interessi che di quelli dell'elettorato.



E così siamo costretti a procacciarci i mezzi di sostentamento all'interno di supermercati sempre più dispersivi, spingendo con una mano carrelli sempre più spaziosi e tenendo in equilibrio sull'altra il cellulare con la lista della spesa da spuntare, dove i prodotti sono messi in ordine d'apparizione nelle corsie...Una lista che diventa quasi inutile quando, in occasione delle "offerte", ci spostano la roba e non la troviamo più dov'era prima...



Pare che questa sia una precisa strategia di mercato con lo scopo d'indurre il consumatore a comperare di più, mettendogli sotto il naso articoli di cui non ha assolutamente bisogno ad un prezzo apparentemente allettante...



Beh, furbacchioni del marketing, sappiate che con me non funziona: non ho abbastanza tempo per attardarmi ad esaminare le vostre offerte e se avete cambiato posto ad un prodotto che ho in lista, non ho tempo di mettermi a cercarlo e lo lascio perdere...così alla fine compro di meno e non di più...tiè!

Ma è una vittoria di Pirro, una soddisfazione di breve durata: mangiare bisogna mangiare, e il prodotto a cui ho rinunciato oggi resta in lista per la prossima puntata e quella che ci rimette sono solo io, perchè mi tocca pensare alternative al menù già programmato e la prossima settimana avrò più roba da portare....

Se però con i supermercati è battaglia persa, mi prendo la rivincita con i centri commerciali: detesto fare acquisti in quegli spazi estremamente dispersivi, eccessivamente confusionari, patologicamente snervanti...e quindi li evito come la peste!



Sì lo so, non siamo in molti a pensarla così, perlomeno a giudicare dalla frequenza con cui se ne inaugurano di nuovi, sempre più mega, ogni volta pubblicizzati come il più grande centro commerciale di...e segue il nome di una regione, di una nazione o addirittura di un continente.



Qualche mese fa, con un certo ritardo sulla tabella di marcia a causa dell'Expo che, con la sua fame di parcheggi, aveva fermato l'edificazione in buona parte delle aree libere intorno a Milano, è stato inaugurato il più grande centro commerciale d'Europa (così dicono) con centinaia di negozi, decine di locali di ristoro, un centro diagnostico, un polo sportivo, diverse aree gioco...e chi più ne ha più ne metta!



Il sabato successivo all'inaugurazione (avvenuta in settimana, causando il blocco del traffico pendolare per qualche ora!) la coda di auto per l'ingresso ai parcheggi era lunga oltre 10 km. e si è reso necessario chiudere il vicino svincolo autostradale, deviando il passaggio dei veicoli oltre la zona interessata, per permettere la ripresa della viabilità....

Allucinante!

I giornali hanno in seguito riportato immagini di cordoni umani, in fila persino per accedere a questo o quel negozio...sembravano fotografie di un formicaio dove si fosse riusciti a transennare il passaggio delle formiche!



Ma chi ve lo fa fare, gente?!
Scommetto che qualcuno di voi è pure tornato a casa con le vesciche ai piedi per la forzata postura, lividi sulla pancia o sulla schiena (a seconda che lo spinta-dipendente vi si trovasse davanti o dietro nella fila) e magari quell'oggetto che desideravate tanto, quell'accessorio per il quale avreste dato...avete dato due preziosissime ore del vostro tempo, ve l'ha soffiato sotto il naso, proprio l'ultimo pezzo, l'immancabile furbo che non rispetta le precedenze e si è accaparrato l'attenzione della commessa prima di voi!



E allora posso darvi un consiglio?
Seguite il mio esempio e mi ringrazierete (Rossana santa subito!): ogni volta che ho voglia di fare acquisti, mi metto comoda, mi verso un drink, apro un sacchetto di patatine e accendo il computer: su Internet ci sono centinaia...migliaia...decine di migliaia di negozi, molti più di quelli disponibili in qualsiasi centro commerciale, tutti a portata di clic, aperti 24 ore al giorno, dove poter scegliere con calma e comodità tutto ciò che si desidera...

Io ci ho guadagnato in salute...e sì, forse anche in peso, per via di alcool e patatine...ma tanto quel chiletto in più lo brucerò sicuramente nella prossima spossante occasione in cui andrò fare la spesa! ;-)



© Rossana Radaelli-23.06.16 - Fonte immagini: Google

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Più unico che raro

Una delle primissime esperienze lavorative intraprese fuori casa (fino ad allora mi ero limitata alle ripetizioni di matematica a ragazzi poco più giovani di me!) fu quello in una piccola ditta specializzata nel confezionamento conto terzi.
Eravamo sul finire degli anni '70, l'aria era ancora satura dei fumi residui del boom economico, le grandi fabbriche lavoravano a pieno ritmo e su più turni, ma anche le aziende minori, a conduzione familiare, potevano trovarsi occasionalmente a corto di personale per aumentate richieste di produzione.

Non era difficile quindi, per giovani studentesse squattrinate par mio, trovare occupazioni temporanee, poco remunerate ma con orario limitato, in modo da guadagnare qualcosa senza trascurare gli studi...

Sì, lo so, anche oggi non mancano le occupazioni temporanee, poco remunerate e con orario limitato ma, mentre allora erano un'eccezione alla regola generale dell'impiego fisso, oggi sono diventate la norma e a contendersi i pochi posti a disposizione non sono studentesse adolescenti ma adulti laureati e masterizzati (grazie al sostegno economico di mamma e papà) che hanno titoli di studio formati da molte più parole di quanti siano gli anni impiegati a conseguirli! :-)

I tempi sono cambiati e forse certi tipi di lavoro non ci sono più...

In quella ditta d'imballaggio noi ragazze avevamo il compito di prendere da un cesto, ad uno ad uno, degli oggetti (nella fattispecie si trattava di sorpresine per le uova di Pasqua) e di farli cadere negli spazi sagomati di un nastro trasportatore che li spingeva nel cuore della macchina, dove venivano avvolti in bustine trasparenti separate poi le une dalle altre da una trancia a sigillatura termica:



La mansione era elementare, tuttavia occorreva prestare attenzione affinchè l'oggetto si collocasse perfettamente nell'alloggiamento previsto sul nastro trasportatore perchè, in caso contrario, arrivava sfasato sotto la trancia che gli si chiudeva contro danneggiandolo, bloccandosi...e interrompendo la produzione.

Probabilmente oggi questo lavoro è completamente automatizzato o forse si è spostato in altre aree geografiche, demandato a ragazzine dagli occhi a mandorla pagate persino meno di quanto lo eravamo noi....Chissà!

Sera dopo sera, le mani si muovevano in sintonia con lo scorrere del nastro trasportatore, cambiavano di volta in volta gli oggetti da imbustare e di conseguenza la lunghezza dello spazio in cui inserirli ma per il resto il movimento era sempre uguale, costante, monotono...

Quando, in seguito nella vita, mi è capitato di sentir parlare della sindrome della catena di montaggio, una condizione alienante che colpiva gli operai addetti alla produzione in serie, il pensiero è corso a quella mia prima esperienza lavorativa!

Eppure di essa conservo un buon ricordo: gomito a gomito con una simpaticissima ragazza napoletana, piena di verve ed entusiasmo, fonte inesauribile di chiacchere e facezie, le tre ore del turno serale passavano velocemente...anche se poi mi servivano almeno dieci minuti di massaggio palpebrale per riattivare la vista e liberare gli occhi dall'immagine ipnotica della scorrevole linea di caricamento!

Ecco, credo sia nata proprio in quel periodo la mia avversione verso qualsiasi genere di lavoro ripetitivo e routinario!
Per fortuna la sorte mi ha favorito regalandomi un discreto successo (si può dire senza dare l'impressione di tirarsela?) nel settore creativo, un ambito nel quale la clonazione non è ammessa ed il risultato è tanto più apprezzato quanto più è unico ed originale.

Certo, mi è capitato in svariate circostanze che mi si chiedesse di realizzare bomboniere, inviti e partecipazioni, ma sono sempre riuscita a scansare l'impegno...

Beh, non proprio "sempre"...

In effetti ho ceduto in un'occasione, l'unica in verità, quella del mio matrimonio...ma ero giovane, ingenua e tanto innamorata...

D'altra parte ho forse mai sostenuto di essere infallibile?! ;-)



© Rossana Radaelli-09.06.16

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Pensieri o post-it?

Vi capita mai di aver intenzione di realizzare un certo progetto ma non sapere da che parte incominciare? Non è che vi manchi l'ispirazione -anzi!- ma le idee vi si affollano in testa e non riuscite ad organizzarle in un disegno ben delineato, così finite col perdere tempo riempiendo il piano di lavoro di abbozzi incompiuti...
Tranquilli: non capita solo a voi, siete...ma sì, siamo ;-) in buona compagnia...ed è per questo motivo che sono nate le inspiration boards!

Parecchi anni fa, quando l'editoria si attuava ancora attraverso la carta stampata, era ben nota l'ansia da pagina bianca che -si diceva- assalisse gli scrittori impantanatisi in qualche punto morto della trama...che poi è più o meno la stessa sensazione che provano da sempre gli studenti messi di fronte al foglio intonso di una verifica a sorpresa. ;-)

Io avevo un mio sistema per superare l'impasse all'inizio di un nuovo libro: riproducevo su un grande pannello di cartoncino bianco la griglia quadrettata rappresentante la struttura delle pagine del volume (un quadretto = una pagina) quella che in gergo si chiamava menabò:

Poi scrivevo le idee, ovvero ciò che avrei voluto inserire in ogni pagina, su post-it colorati che posizionavo all'interno dei riquadri della griglia:

Man mano che aggiungevo le idee, altre me ne venivano in mente e facevo loro posto sulla griglia, spostando all'occorrenza i post-it da un riquadro all'altro...avevo realizzato, senza nemmeno saperlo, la mia prima inspiration board e, ciò che più conta, pian piano l'intero libro prendeva forma da solo!

L'arrivo del nuovo millennio, con l'implementazione di Internet, il successo di YouTube e la comparsa degli e-books, costrinse all'adeguamento l'editoria tradizionale e mandò in pensione la divulgazione creativa per mezzo di libri e riviste.
Non pensavo che avrei mai più avuto la necessità di uno stacca-e-attacca pianificatore, oggi che scrivo solo al computer, che non ragiono in termini di markers ma di links e che uso come promemoria dei files txt sparsi sul desktop...

E invece mi sbagliavo!

Che la si voglia chiamare griglia organizzativa, lavagna programmatica, pannello progettuale, motivation board, mood board o, come fanno oggi i più, inspiration board, si tratta di uno strumento tuttora valido per aiutare, tanto gli hobbisti che i professionisti, a riorganizzare le idee confuse suddividendole in punti di focalizzazione, in modo da dare a ciascuna di esse il giusto rilievo...
Insomma l'inspiration board è il salvagente a cui aggrapparsi quando annaspiamo nel mare della dispersione!

Quindi dimentichiamoci dello smart phone faccio-tutto-io-anche-il-caffè e corriamo in soffitta (o in cantina o nel garage...o dove diavolo teniamo gli accessori domestici dismessi) e rispolveriamo la vecchia bacheca di sughero in puro stile anni '90 (tutti ne abbiamo avuta in casa almeno una!) e facciamole posto accanto al tavolo di lavoro...vedrete che prima o poi ci tornerà utile!

© Rossana Radaelli-27.05.16

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Tu vuo' fa' l'americana

Lo sanno tutti che l'America è il paese delle grandi opportunità....soprattutto se hai la pelle chiara, sei di origine anglosassone, hai idee politiche moderate ed abitudini sessuali convenzionali. Se ti manca anche solo una di queste caratteristiche è un po' meno facile farsi strada ma puoi sempre buttarti in un settore dove a tutti, ma proprio a tutti, è concesso di emergere: quello del marketing.

Forse per molti versi gli States non sono un bel paese per vivere (più che altro per sopravvivere!) ma se hai il pallino degli affari è lì che avrai occasione di sfruttarlo al meglio!
Sarà per una burocrazia più snella, sarà per una legislazione più orientata ad agevolare le iniziative commerciali, sarà per una pressione fiscale meno gravosa, sarà per una maggiore disponibilità economica del ceto medio che permette d'indulgere nella soddisfazione dell'ego...fatto sta che è piuttosto comune in America che anche i privati siano titolari di uno o più marchi registrati.

Una qualsiasi casalinga di Upper Sandusky, ridente cittadina nello Stato dell'Ohio, potrebbe ad esempio svegliarsi una mattina animata dal proposito di spolverare accuratamente i mobili del soggiorno....e poi accorgersi -ahimè!- di aver finito i panni catturapolvere e lo spray antistatico.
Doris* (ci sarà pure una casalinga di Upper Sandusky che si chiama Doris!) non ha tempo di uscire ad acquistarli perchè a breve verranno alcune amiche per un drink (in America i drinks si bevono anche alle 9 di mattina) così decide d'improvvisare: strappa la tasca da un vecchio grembiule, la piega in tre, ci spruzza sopra il suo deodorante spray e usa quel nuovo utensile estemporaneo per fare la polvere...

E' un successone!

Infatti non solo ha scoperto che può fare a meno dei panni catturapolvere e dello spray antistatico ma le amiche le hanno pure fatto i complimenti "perchè si sente che questa è la tua casa: profuma di te!"

Orgogliosa della sua scoperta Doris, da brava americana media, non può esimesri dal riflettere su come metterla a frutto commercialmente...
Purtroppo la tasca non l'ha inventata lei ed anche il deodorante è già prodotto idustrialmente su larga scala, quindi è impensabile richiedere un brevetto...mumble, mumble (gli americani quando riflettono borbottando tra sè e sè dicono mumble, mumble) e alla fine il colpo di genio: la chiamerà pocket spray e farà registrare il marchio!

Insegnerà alle amiche questo nuovo metodo di spolvero e fonderà una community dove si potrà divulgare l'iniziativa e scambiarsi consigli su come ottenere il miglior pocket spray ed eventuali sue varianti (dopotutto i grembiuli e i deodoranti non sono tutti uguali!)
Credo che di recente abbia anche organizzato uno swap a tema ...m'informo e vi faccio sapere! ;-)


*Qualsiasi riferimento a Doris Day e alla sua interpretazione di una sana e virtuosa ragazza di Upper Sandusky è puramente casuale! ;-)



© Rossana Radaelli-07.05.16

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Da non buttare assolutamente!

Mia figlia aveva all'incirca dieci anni quando si trovò ad affrontare una delle crisi più "drammatiche" della sua giovane vita.
Si era nella seconda metà degli anni'90 e, benchè il personal computer avesse fatto la sua comparsa in uffici e luoghi di lavoro ormai da qualche anno, nell'ambiente domestico era ancora un oggetto semisconosciuto, presente in famiglia solo nell'eventualità che uno dei genitori se ne fosse dotato per lavorare da casa.

Attualmente effettuare una ricerca scolastica significa per qualsiasi studente andare su Internet e scaricare, grazie al copia-e-incolla, tutto ciò che serve a svolgere il suo compito.
A quell'epoca invece l'abbonamento alla Rete era cosa per pochi: era costoso e andava dosato con parsimonia perchè non esistevano tariffe flat e si pagava a consumo per tutto il tempo che si restava online.

Giocoforza che alla piccola di casa, a quei tempi unica nella sua classe ad avere un computer personale, si rendesse necessario un razionamento della banda (che non era ancora quella larga!): aveva diritto ad un'ora di navigazione la domenica mattina.
Passava il resto della settimana ad annotare su un file di testo tutti i siti che avrebbe voluto visitare la domenica (in primis quello della Barbie) e, arrivato il momento e poi trascorsa quella intensa e divertentissima ora, iniziavano le trattative all'ultimo -spegni!- da una parte e -ancora un minuto!- dall'altra.

Il bottino di quelle navigazioni era costituito prevalentemente da immagini in pixel art che la grafica in erba si accontentava all'inizio di copiare e successivamente, acquisita la sufficiente dimestichezza con il disegno bitmap, di migliorare, creando le proprie immagini personalizzate.

Occorre ammettere che aveva predisposizione ma soprattutto, lei di solito così insofferente alla disciplina (al punto che una maestra diplomata in imbecillità si era arrogata la competenza di definirla "ipercinetica") mostrava una dedizione ed una pazienza che non ci si sarebbe mai aspettate da uno spirito tanto vivace!
Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, appena finiti i compiti scolastici, sgraditi perchè imposti e recepiti più come ingiusti che ingiustificati, si dedicava alla creazione di quelle sue creaturine colorate, sempre più belle, sempre più numerose...

E poi...il fattaccio: sarà stata la stanchezza del tardo pomeriggio, sarà stata la fretta di concludere l'opera prima di cena, chissà...fatto è che nel fare pulizia dei files sul desktop la sciagurata eliminò per errore anche la cartella contenente i suoi sudati lavori e fu solo dopo aver impartito, da brava donnina ordinata, il fatidico comando "svuota il cestino" che si rese conto del disastro!

Che dire? Non credo d'aver mai più visto mia figlia così disperata, nemmeno in situazioni di vita successiva che forse avrebbero maggiormente motivato lo sconforto: i suoi singhiozzi erano così convulsi e angosciati che ho temuto un'intervento del Telefono Azzurro allertato dai vicini!

Quando, tra un singulto e l'altro, a noi genitori fu dato di capire cosa fosse successo, cercammo di consolarla in qualche modo, le promettemmo dei regalini, le garantimmo il permesso a restare su Internet un po' di più ( a volte i genitori sono più beatamente ingenui dei loro figli!)...Ma non ci fu verso di risollevarle il morale, passò la serata a piangere e ad insultare sè stessa per la stupidità del gesto affrettato che le aveva fatto perdere tutti i suoi tesori.

Per fortuna la crisi fu superata grazie a qualche dritta trovata su Internet, alla mia pregressa dimestichezza con il DOS e alla collaborazione di un collega smanettone che ci prestò il suo programma di recovery: un sabato intero di lavoro, un'ottantina e forse più di floppy disk per trasferire via via i files recuperati su un altro pc, in modo da non sovrascrivere il cestino, e il lavoro perduto fu quasi interamente ripescato...
Mia figlia salvò il tutto in una nuova cartella che rinominò "da non buttare assolutamente" e, facendo tesoro della brutta esperienza, imparò ad eseguire sempre copie di back-up di tutti i suoi lavori e a svuotare il cestino solo periodicamente, dopo averne ricontrollato il contenuto...

Sono passati molti anni, la piccola è cresciuta (a onor del vero più d'età che di taglia) e ha cambiato numerosi computers...Ma una cartella "da non buttare assolutamente" è sempre presente su ogni suo nuovo desktop! ;-)



© Rossana Radaelli-08.03.16

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Colpa mia!

Rivestire il ruolo di consulente in un negozio di hobbistica è una grande responsabilità perchè dalle tue indicazioni potrebbe dipendere il successo o meno di molte iniziative commerciali.
Se però il negozio in questione è gestito da chi, come te, è appassionato di attività creative sai che puoi contare, oltre che sulla sua competenza, anche sulla comprensione di un concetto fondamentale: non si può consigliare ciò che non si è sperimentato personalmente. Non si può vendere un prodotto se non si sa esattamente come funziona...perlomeno non in questo settore di mercato.

E' opinione comune che un cliente ben consigliato sia un cliente acquisito, che tornerà ancora, ma per potergli dare le spiegazioni appropriate al tipo di prodotto che intende acquistare, per potergli dire come e quando usarlo, per potergli elencare pregi e difetti in relazione al progetto che intende portare a termine è giocoforza aver provato quel prodotto prima di lui!

Tuttavia per sperimentare attrezzi e materiali occorre investire tempo e risorse economiche e non tutti i rivenditori di materiali per hobbistica sono disposti a farlo....e poi, diciamocelo fuori dai denti: non tutti hanno personale adeguatamente competente o manualmente dotato per potersi assumere un tale ruolo!

Compreremmo carte da scrapbooking in una salumeria? Certo che no: per quanto ci sia simpatico il salumiere sappiamo bene che s'intende di fette e non di fogli! :-)

Ma oggi il materiale genericamente definito "creativo" viene venduto persino nei supermercati, dove l'assunzione di personale interinale è ormai una prassi, quindi come può sperare l'utente inesperto di trovarvi qualcuno non dico motivato o preparato ma anche solo bendisposto ad aiutarlo?!

Per non parlare degli esercizi online, dove la probabilità di scegliere il prodotto sbagliato aumenta proporzionalmente alla vastità dell'offerta: accanto ai consolidati colossi delle vendite via Internet, come Amazon o E-Bay, si contano infatti varie aziende di settore ed innumerevoli negozi virtuali...e virtuale non è sempre solo un modo di dire, visto che spesso il loro "magazzino" è organizzato in un'autorimessa se non addirittura nel ripostiglio di casa!

Senza contare il famigerato fenomeno delle vendite "sommerse" (definirle "in nero" pare non sia più politically correct!), gestite da intraprendenti individui che, sfruttando la partita IVA di un parente compiacente, acquistano a prezzi da grossista rivendendo sottobanco grazie al tam-tam offerto dalla messaggistica privata dei vari social networks...
Un funzionario della Guardia di Finanza potrebbe guadagnarsi la promozione se solo avesse la pazienza d'infiltrarsi in un gruppo scrap su Facebook! :-)

Ecco perchè, in questo clima di commercializzazione spietata e di approssimazione generalizzata è più che mai importante, per distinguersi, puntare sulla qualità del servizio.

E qualità non vuol dire offrire al cliente l'ultima novità del settore ma fornirgli i prodotti migliori per il tipo di esigenza che ha espresso.

Qualità non significa fargli trovare in negozio l'articolo di moda in quel momento, anzi, semmai occorre metterlo in guardia dal cedere alle lusinghe della pubblicità illustrandogli l'esistenza di articoli meno blasonati ma alttrentanto validi...se non addirittura più completi ed evoluti!

Estremizzando: qualità non è dare al cliente ciò che chiede ma ciò di cui ha veramente bisogno.
Assurdo?

No, se riflettiamo su quanti e continui condizionamenti il consumatore è costretto a subire...a volte anche inconsapevolmente!
Pensate alle pubblicità dei medicinali cosiddetti "da banco": intervengono sulla salute eppure sono acquistabili liberamente!
A tutti noi sarà venuta la tentazione di provarne qualcuno...

Ma, supponendo di chiedere un parere al nostro medico, sarebbe corretto da parte sua assecondarci somministrandoci una cura magari inefficace se non addirittura dannosa per il nostro organismo?

Il dubbio non si porrebbe se ci recassimo direttamente in farmacia: basterebbe chiedere il prodotto e ci verrebbe fornito senza problemi...personalmente non mi è mai capitato che un farmacista mi domandasse per chi fosse il farmaco e a cosa mi servisse, e a voi?
Eppure anche i farmaci da banco, in certe situazioni, possono diventare pericolosi e solo il medico è in grado di dirci se quella terapia è adatta o meno al nostro fisico.

Lo stesso ragionamento vale per l'acquisto di materiale creativo: anche in questo settore ci sono i medici e i farmacisti ed imparare a distinguere l'uno dall'altro non può che giovare alla nostra salute (perchè eviteremo le delusioni) e a quella del nostro portafoglio (perchè eviteremo le spese inutili).

Sono parecchi anni ormai che mi occupo di artigianato creativo (mi scuserete se non mi sento di chiamarlo arte) e di prodotti e materiali ne ho visti passare parecchi.
Tra quelli che ho avuto modo di provare, alcuni mi hanno soddisfatto appieno, altri un po' meno e altri ancora hanno deluso le mie aspettative.

Ma ci sono anche articoli che non ho mai avuto modo di sperimentare, alcuni per mancanza di occasioni, altri per scelta, perchè sulla carta (leggasi: dopo aver visualizzato innumerevoli video e recensioni su Internet) non avevano i requisiti idonei a farli rientrare nel "servizio di qualità" di cui dicevo sopra.

Per farla breve: sia gli articoli deludenti che quelli poco promettenti li ho bocciati senza riserve nel mio ruolo di consulente creativa...quindi se cercate qualcosa in negozio e vi viene risposto "questo articolo non lo trattiamo" adesso almeno sapete a chi dare la colpa! ;-)

Troppa presunzione? Io preferirei definirla esperienza e benchè non mi aspetti riconoscenza per avervi salvato dal commettere un pessimo acquisto...così, tanto per farvelo sapere, i cioccolatini che preferisco sono quelli al latte ripieni di crema e senza praline...fate un po' voi ;-)



© Rossana Radaelli-25.02.16

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Controcorrente...

Feste, feste, feste...è questo il periodo dell'anno in cui sono concentrate in poco più di una settimana il maggior numero di ricorrenze! E siamo costretti, spesso nostro malgrado, a correre a destra e a manca per riuscire ad accontentare tutti: chi ci vorrebbe da sè per il pranzo di Natale e chi vorrebbe invece venire da noi il Primo dell'anno, per condividere le lenticchie portafortuna...

E poi, via, è proprio necessario fingere di essere all'improvviso diventati tutti buoni e di volersi un gran bene, scambiandosi gli auguri anche con il vicino di casa che durante il resto dell'anno è stato il bersaglio dei nostri più sentiti improperi per il disturbo causatoci dai suoi chiassosi e maleducati pargoli?!

Va bene il Natale, che è la festa di famiglia per eccellenza e in quanto tale sacra ed intoccabile (non per niente si parla di Sacra Famiglia!) ma le altre?
Rischiamo davvero l'overdose di festeggiamenti se non ci diamo un taglio!

Incominciamo ad esempio con l'eliminare la più insensata ed inutile di tutte le feste: la veglia di Capodanno!
Dite, vi pare bello festeggiare la morte di qualcuno, sia pure di un'entità astratta come l'anno vecchio?!
E se invece è l'anno nuovo che si vuole celebrare, beh, non si può aspettare che faccia giorno invece di perdere una nottata di sonno nell'attesa?
Una gelida notte d'inverno che sarebbe meglio trascorrere nel tepore del proprio letto, magari leggendo un libro...

Un libro scelto a caso...

Emma di Jane Austen:

Un uomo deve avere un'ottima opinione di se stesso per invitare delle persone a lasciare il loro focolare, e affrontare una giornata come questa, allo scopo di andare a trovarlo. Deve ritenersi un tipo davvero molto gradevole; io non farei mai una cosa simile.
È un'assurdità bella e buona.
Adesso sta davvero nevicando!
La follia di non permettere alla gente di starsene comodamente a casa, e la follia della gente che non se ne sta comodamente a casa quando potrebbe!
Se fossimo costretti a uscire in una giornata come questa, per dovere o per affari, che sofferenza ci sembrerebbe; ed eccoci qui, con vestiti molto più leggeri del solito, metterci in marcia volontariamente, senza giustificazioni, a dispetto della voce della natura, che dice agli uomini, in tutto ciò che vedono e che percepiscono, di starsene a casa e di tenersi al riparo più che si può, eccoci qui, avviati a trascorrere cinque ore noiose in casa di un altro, con nulla da dire o da sentire che non sia stato detto o sentito il giorno precedente, e che non possa essere detto o sentito il giorno successivo.
Partire con un tempo orribile, tornare probabilmente con un tempo peggiore; quattro cavalli e quattro domestici fatti uscire per portare cinque creature oziose e piene di brividi in stanze più fredde e in una compagnia peggiore di quella che avrebbero potuto avere in casa loro.

Più chiaro di così non avrei potuto esprimerlo nemmeno io il mio pensiero...Grazie all'illustre penna di Jane Austen!
E naturalmente buon anno a voi! ;-)


© Rossana Radaelli-31.12.14

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Made in China

Sono una persona prevedibile.
Chi mi conosce sa bene come farmi gioire e come farmi arrabbiare e sa anche che certi tipi di arrabbiatura hanno su di me un effetto catartico perchè mi aiutano a tira fuori quei pensieri negativi che altrimenti, da introversa cronica, continuerei a coibentare nell'animo.

Chi mi conosce sa anche che ci sono argomenti ai quali sono particolarmente sensibile: basta gettarmi l'amo ed io abbocco...tu chiamale se vuoi tentazioni.

Così quando una vecchia amica, che conosco praticamente da sempre, mi ha segnalato il link ad un post che ha trovato per caso, cercando tutt'altro, su Internet, era sicuramente consapevole della reazione che mi avrebbe causato...
Grazie mia cara, sai bene che mi hai fatto -indirettamente!- arrabbiare ma sai anche che ho trovato il modo di reagire e di pensare a qualcos'altro che non fossero i problemi che ultimamente mi affliggono.

Sono stata a lungo indecisa se pubblicare il link al post "incriminato" ma poi ho optato per il no per due ragioni: la prima, quella ufficiale, è che non voglio dare adito a sterili polemiche da parte delle persone chiamate in causa e la seconda, quella intimamente più sentita, è che non voglio offrire un'opportunità di condivisione allargata a chi esprime simili idiozie.

Vi basti sapere che in questo post una gentile signora (ovviamente è un modo di dire) fautrice del Made in Italy si lamentava dell'aumentare del numero di negozi cinesi sul mercato italiano e all'insegna del io non sono razzista ma... snocciolava tutta una serie di presunte colpe di questi invasori dagli occhi a mandorla. Seguivano, ed è la cosa peggiore, una sfilza di commenti da parte di altre gentili signore (è sempre un modo di dire) che approvavano e partecipavano allo scambio di corbellerie (ops, mi è scappato) con l'apporto della loro personale e negativa opinione nei confronti dei cinesi (intesi non più come negozi ma in generale come individui) ma anche dei marocchini, dei rumeni, degli ecquadoregni, degli ucraini, dei centroafricani...insomma di tutta quella eterogenea popolazione di immigrati "colpevole" in primis di rubare i posti di lavoro all'italica progenie e secondariamente di tutta una sequela di scelleratezze di vario genere testimoniate da fatti di cronaca citati ad hoc...il tutto condito dal frequente intercalare di anch'io non sono razzista ma...

La mia amica mi chiede -provocatrice!- cosa penso di questo post...
Che dire?
Che nel nostro paese c'è qualcosa di peggiore del razzismo consapevole, dichiarato e manifesto, ed è questo razzismo strisciante e subdolo mascherato di perbenismo.

Certo non è una vergogna soltanto italiana ma qui da noi la cosidero più grave, tenuto conto che abbiamo sfornato emigranti per oltre mezzo secolo e mi aspetterei una maggior empatia verso chi si trova in condizioni di minoranza etnica, sociale ed economica...
D'altra parte perchè sorprendersi, se addirittura ci sono esponenti del governo italiano, che si permettono di contestare una signora ministro per il colore della sua pelle?!

E chi, consapevolmente o meno, appoggia le sparate -seguite subito da ipocrite scuse- di questi trogloditi in giacca e cravatta (verde) non fa che favorire il gioco dei potenti perchè, come scriveva il Giusti nel 1845, riferendosi all'occupazione austriaca in Lombardia:
...quest'odio, che mai non avvicina
il popolo lombardo all'alemanno,
giova a chi regna dividendo, e teme
popoli avversi affratellati insieme.

La tolleranza, la comprensione, la solidarietà fra le genti fanno paura a chi detiene il potere...e poi si sa che sono principi comunisti e i comunisti non sono mai piaciuti a nessuno.
Come la storia c'insegna, il primo comunista fu condannato alla crocifissione dall'autorità romana ma fu il popolo, quel popolo fatto di umili, derelitti, disperati e gentili signore, che l'accompagnò tra insulti e sassate fin sul Calvario.



© Rossana Radaelli-17.07.13

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