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22 Dicembre 1947

Divina CommediasetQuando frequentavo ancora le Scuole Medie avevamo tra le materie di studio l'Educazione Civica. Le lezioni ce le teneva l'insegnante di storia, una mezz'ora ogni tot ore della sua materia di punta, come era previsto dai programmi ministeriali: l'obiettivo era quello di educarci a diventare dei bravi cittadini, consapevoli dei propri diritti e riguardosi dei propri doveri.

Appresi, in una di quelle prime lezioni, che il 22 dicembre 1947 era stata approvata dall'Assemblea Costituente la Costituzione della Repubblica Italiana ed imparai a comprendere il significato del suo famoso Articolo 1: L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Ci spiegò infatti, il professore, che repubblica origina dalle voci latine res publica ovvero cosa pubblica, cosa di tutti...e non solo Cosa Nostra! n_n
Il termine democratica deriva da due parole greche, demos=popolo e kratia=potere quindi democrazia significa potere del popolo; in effetti il concetto è ribadito, nell'Articolo 1, dalla frase La sovranità appartiene al popolo seppure noi, il popolo, la possiamo esercitare nelle forme e nei limiti della Costituzione, ovvero non possiamo decidere e legiferare tutti quanti insieme, per comprensibili ragioni pratiche, così eleggiamo un ristretto numero (ristretto numero?!) di rappresentanti ai quali deleghiamo i nostri poteri decisionali....
Non ricordo però se, nelle lezioni di Educazione Civica, fummo mai ammoniti sui rischi e sulle conseguenze della responsabilità dell'incauto affidamento...

Se il potere appartiene al popolo vuol dire che il popolo è un padrone e non un servo, come hanno invece tentato di farlo sembrare quei birboni degli ideologi di sinistra. E se il popolo è il padrone vuol dire che comanda lui, che può chiedere a quel ristretto numero di suoi rappresentanti (ehmm, ristretto numero?!) di fare delle leggi che lo tutelino, che lo aiutino in caso di difficoltà, che lo proteggano dalle ingiustizie.....

Beh, se così fosse, appare evidente che qualcosa dev'essere andato storto nel canale di comunicazione tra il popolo ed i suoi rappresentanti!

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro...ma sul lavoro di chi? A scuola non ce lo spiegarono mai...Pare anzi che quel fondata sul lavoro non comparisse nella prima stesura dell'Articolo 1 e che fosse stato Palmiro Togliatti a proporre di correggerlo aggiungendo a repubblica democratica la precisazione di lavoratori....repubblica democratica di lavoratori....suona bene.....però lo sappiamo tutti che Togliatti era un comunista e naturalmente la sua proposta fu bocciata.

Anche ad Aldo Moro sarebbe piaciuto che l'Articolo 1 avesse un qualche riferimento al lavoro, ovviamente in osservanza ai comandamenti divini che stabiliscono una domenica di santificato riposo a fronte di una settimana di lavoro.....ma è noto che Moro era un democristiano di sinistra, un filo-comunista.....quindi il suo parere non era da tenere in conto.

Finalmente fu deliberato di aggiungere quel fondata sul lavoro accogliendo la proposta di uno dei più perseveranti e longevi, politicamente parlando, esponenti della DC, Amintore Fanfani......oddio, sarà stato comunista pure lui?!

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro....l'abbiamo imparato a scuola, qualcosa di vero dovrà pur esserci.....eh sì, perchè se mi guardo intorno qualche dubbio mi viene....

Vedo i parlamentari, i nostri rappresentanti (nostri?!) che fanno pic-nic a base di mortadella sui banchi di Montecitorio, vedo un capo di governo, eletto da noi (noi?!) ad una delle più alte cariche dello stato, usare della res publica come se fosse roba sua e permettersi, con uno sfoggio di dialettica degno di uno scaricatore di porto*, di dare del coglione o del farabutto a chi gli contesta la cosa, vedo tributare gli onori di un funerale di stato ad un defunto personaggio della tivù, manco fosse un benefattore dell'italica umanità, vedo le mamme sognare le figlie veline e i figli calciatori, vedo insospettabili padri di famiglia rinunciare al meritato riposo notturno per non perdere una puntata del Grande Fratello, vedo le risse tra frustrati e collerici signor Nessuno spacciate per dibattiti, vedo il dolore di pochi trasfomato in spettacolo di massa, vedo sventurati contractors buttati in pasto a chi ha fame d'eroi, vedo presuntuosi imbecilli mutati miracolosamente in opinionisti....

Dal 22 dicembre 1947 sono passati più di sessant'anni, non sarà il caso di rimodernarla questa decrepita Costituzione Italiana?!
Perchè non ci pensiamo noi, creativi che siamo, cominciando proprio dall'Articolo 1? Aggiorniamolo, adeguiamolo ai tempi: L'Italia è una repubblica imbecillocratica fondata sulla televisione...

Se riusciamo a scriverlo sui muri di Montecitorio magari ci scappa pure un servizio del telegiornale! ;-)


*P.S.. non so come sia nato il detto liguaggio da scaricatore di porto, evidentemente questa, peraltro rispettabilissima, categoria di lavoratori è nota per l'uso di un eloquio particolarmente rozzo ed inelegante....
D'ora in poi, però, dormano sonni tranquilli gli scaricatori perchè non li metteremo più all'indice come modello negativo, hanno perso il primato delle volgarità verbali, se proprio ci sarà bisogno di un cattivo esempio, basterà dire linguaggio da capo di governo...

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Buoni propositi

Massaia che spolvera i libri...e i suoi sogni impossibili Ci sono alcuni periodi dell'anno durante i quali siamo maggiormente inclini ad abbracciare la filosofia del pensare positivo: l'arrivo della primavera, che ci risveglia dal torpore invernale e ci fa sentire pieni d'energia e di voglia di fare...l'approssimarsi delle feste natalizie, che ci fa riscoprire gli affetti familiari e il gusto per le relazioni sociali....e, naturalmente, le ferie estive, che ci concedono una salutare pausa per divertirci ma anche per riflettere e guardare all'interno di noi stessi...

E' in questi momenti dell'anno che di solito fioriscono i progetti costruttivi e maturano le decisioni più "audaci": cambiare posto di lavoro, iniziare una storia sentimentale, rinnovare l'arredamento o anche soltanto mettersi a dieta...
Quando siamo in vacanza siamo rilassati e felici e tutto ci sembra più facile e alla nostra portata, persino le cose che normalmente non affrontiamo giudicandole troppo impegnative.

Peccato che, una volta rientrati nella routine e sopraffatti dai doveri quotidiani, spesso ci dimentichiamo dei nostri buoni propositi o li accantoniamo in attesa di tempi migliori!
Non facciamoci fregare anche quest'anno e approfittiamo invece della "ricarica" che ci hanno fornito le vacanze per realizzare finalmente il progetto che avevamo in mente!

Sui sogni tenuti troppo tempo nel cassetto si accumula la polvere dell'abitudine...
E non viene più via.....nemmeno con lo Swiffer:-(

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La rivincita delle bionde

La biondissima BarbieE' il titolo di un film del 2001 che narra la storia di Elle Woods, bionda e bella ragazza americana, e della sua evoluzione -alquanto improbabile!- da svampita bamboletta-tutta-fashion-e-gridolini ad impegnata laureanda in legge presso la prestigiosa facoltà di Harvard.
Prima che le accada di essere piantata dal fidanzato -la molla che farà scattare il desiderio di rivincita- Elle vive la sua bionditudine tra nuotate in piscina, shopping con le amiche, feste da ballo e puntate all'istituto di bellezza.
Ha una camera piena di accessori glitterati, un guardaroba da manequin, un telefono di peluches rosa che farebbe invidia alla Barbie ed un minuscolo cagnolino da passeggio che è solita vestire con cappottini coordinati al proprio look.
Elle è felice, soddisfatta, serena, allegra, spensierata, solare....bionda, insomma. E sta finalmente per realizzare lo scopo per il quale nascono, crescono, si mettono a dieta e vivono le ragazze come lei: sposare l'uomo dei propri sogni.
Quando lui la molla, ritenendola troppo superficiale, troppo stupida, troppo frivola...troppo bionda, insomma, Elle cade in depressione e a poco servono i tentativi delle amiche per risollevarle il morale: persino un trattamento completo al salone di bellezza non dà i risultati sperati...
E' divertente ed insolito questo attribuire un potere taumaturgico alle sedute dall'estetista!
E il concetto viene ribadito, più avanti nel film quando, divenuta matricola ad Harvard, Elle Woods, bistrattata dagli insegnanti, derisa dai colleghi di corso e avvilita alla vista dell'ex-moroso in compagnia della nuova fidanzata, precipita in una crisi di sconforto.
In preda alla disperazione come fa a dare sfogo alle sue lacrime?
Non sdraiandosi sul lettino dello psicanalista, come farebbe un qualsiasi americano-medio in una qualsiasi commedia americana-media, bensì accoccolandosi sul seggiolino della manicure!
E qui, con le dita a mollo e l'ego a pezzi, Elle troverà colei che, lontane le compagne di sempre, diventerà da adesso in poi la sua confidente ed amica, oltre che la coscienzioza responsabile del benessere delle sue unghie.
...Ma no, non esiste, non è credibile, penserete, che un aggiustamento alle cuticole, una limatina alle unghie e un po' di smalto possano rasserenare lo spirito di una persona....roba da film...roba da bionde!
Lo ammetto: ero scettica quanto voi.
Poi, un certo giorno, navigando in Rete alla ricerca di strass adesivi per il papercraft, mi sono imbattuta in alcuni siti che vendevano materiali per la nail-art e....mi si è aperto davanti agli occhi un incredibile, vastissimo ed inesauribile mondo di stramberie, al punto che persino Elle Woods mi è sembrata all'improvviso una donna normale!
Date un'occhiata ai links più sotto e sappiatemi dire....attenzione però che, -come ammonivano gli imbonitori da circo del secolo scorso prima di alzare la tenda che copriva il fenomeno di turno- questa non è roba per deboli di cuore!
In verità non mi sembra nemmeno roba per persone reali, com'è possibile, con quelle assurde appendici alle dita, condurre la stessa vita che facciamo tutte noi, tra casa, lavoro, famiglia e hobbies vari?!
Eh sì, non è roba per donne normali ma solo per decomaliache pure e allo stadio terminale....è per questo che mi è piaciuta e ve la propongo! ;-)
E non vogliatemene, bionde in ascolto, se ho ironizzato sulla vostra natura....ho da farvi una confessione: dopotutto a vent'anni, prima che l'incedere impietoso del tempo mi costringesse ai restauri coprenti, ebbene sì...sono stata bionda anch'io!

Ed ecco qui i siti da visitare, dove tra brillantini, pizzi, microperle, piume, fiorellini, pietruzze....s'intravede qua e la qualche unghia artisticamente decorata:

http://www.franchise-service.fr/article-1267-la-qualite-avant-tout.html

http://www.noantri.com/nailjet-pro-la-stampante-per-unghie.html

http://www.craftycrafty.tv/2007/09/crafty_fingers_japanes_nail_ar.html

http://www.franchise-service.fr/article-1273-un-retour-au-naturel-grace-a-un-concept-d-avenir.html

http://www.bonteboel.nl/fotoalbum.htm

http://lifestyle.indianetzone.com/bodyart/1/nail_art.htm

http://www.beautybymay.com/nailart.html

http://www.pingmag.jp/2007/09/06/nail-art-design/

http://www.kayleighs-nails.freeservers.com/photo.html

http://www.eonenet.com/internet_marketing_blog/2006/12/31/do-it-yourself-nail-art-fiones-3d-design/

http://www.arte-studio.be/fotogallerij/nail-art/

http://www.beautifulmanicure.com/nailartmanicure1/picture.05.html

http://www.nailandbeautytraining.com/Nail_Extensions_&_Art.html

http://www.dasydesign.com/ezflow.html

© Rossana Radaelli-09.05.08


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Il contagio dilaga!

Sembra che i malati di decomalia siano in aumento: il Ministero della Sanità ha recentemente diramato un comunicato, rivolto ai medici di base, nel quale li si invita a segnalare tempestivamente ogni nuovo caso del quale vengono a conoscenza, nel tentativo di arginare il diffondersi incontrollato della patologia.

Ma quali sono i sintomi caratteristici della malattia e com'è possibile riconoscerla al primitivo insorgere?
Dal punto di vista clinico e fenomenologico i soggetti affetti da sindrome decomaliaca presentano delle caratteristiche di base comuni:

- Spiccata sensibilità alle manifestazioni artistico-artigianali

- Limitate capacità di autocontrollo nelle occasioni di shopping creativo.

- Intolleranza al grigiore quotidiano.

- Difficoltà nei rapporti interpersonali, determinati dalla tendenza alla prevaricazione degli spazi altrui attraverso la disseminazione del proprio materiale di lavoro nell'ambiente comune.

- Disorientamento temporo-spaziale: sotto l'effetto di un attacco decorativo acuto il paziente perde la cognizione del tempo e dello spazio, arrivando a rimuovere dal livello cosciente tutto ciò che lo circonda, fattore particolarmente grave quando la cena è sul fornello.

- Incapacità ad elaborare in senso critico le esperienze hobbistiche pregresse: ogni avvenimento creativo è vissuto come nuovo e stimolante, senza confronti con il passato nè anticipazioni per il futuro.

- Turbe della memoria: difficilmente il paziente ricorda quanto ha pagato l'ultimo aggeggino creativo, specialmente quando deve renderne conto ai familiari.

- Delirio onirico, caratterizzato da allucinazioni visive nelle quali il paziente proietta come in un film tutte le creazioni che ha realizzato.

Su questi tratti, comuni a tutte le personalità decomaliache, s'innestano poi peculiarità individuali che rendono quanto mai polimorfo il quadro clinico e difficile la classificazione delle varie forme della malattia, l'incidenza delle quali è oggetto di un'indagine Istat attualmente in corso.

Attraverso un sitema di exit-pool allestiti all'uscita di cartolerie, bricocenter e colorifici, si cercherà di stabilire la distribuzione sul territorio nazionale delle differenti tipologie decomaliache e delle relative sintomatologie accompagnatorie.

Daremo notizia dei risultati non appena disponibili.


© Rossana Radaelli-01.04.07



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Un fenomeno preoccupante

Il quadro clinico della sindrome decomaliacaSecondo gli ultimi dati rilevati dall'ISTAT, tre italiani su 10 sarebbero affetti da decomalia, la pericolosa sindrome caratterizzata dal compulsivo bisogno di manifestare la propria creatività attraverso l'ossessiva decorazione di oggetti di vario genere.
Le più colpite sono le donne, nella fascia d'età che va dai 23,5 ai 56,8 anni, benchè si sia osservata proprio al di fuori di questo range un'incidenza maggiore dei casi più devastanti, le temibili decomalia precox e decomalia climax, che continuano a mietere vittime tra i soggetti appartenenti a tutte le classi sociali.

Un'aumentata predisposizione ad infettarsi è stata accertata per gli individui con anamnesi familiare positiva per tale morbo: le bambine con almeno  uno dei genitori affetto dalla stessa sintomatologia presentano un rischio di contrarre il disturbo cinque volte maggiore rispetto alle loro coetanee con genitori sani!

Sembra tuttavia che anche particolari fattori ambientali, quali l'esposizione a stimoli creativi intensi, luci colorate e manifestazioni d'affetto, possano concorrere allo scatenare delle crisi decomaliache nelle forme latenti.

Ma cos'è esattamente la decomalia?
Il significato etimologico del termine aiuta a chiarirne la natura: la parola è formata da deco, dal latino decor cioè ornamento e malia dal latino malus ovvero maleficio, incantesimo, sortilegio...
La decomalia si può interpretare dunque come una sorta di maleficio che induce nei soggetti colpiti un'abnorme frenesia decoratoria.

Le cure? Purtroppo al momento non si conoscono terapie risolutive. Buoni risultati a livello sintomatologico si sono osservati in pazienti trattati con alte dosi di criticismo distruttivo ma sembra che l'effetto diminuisca nel tempo col sopravvenire dell'assuefazione.

Per prevenire gli attacchi d'ansia inventiva, spesso associati alle crisi acute, sono consigliabili impacchi locali di acqua e Vinavil (in soluzione al 50%) e la partecipazione a gruppi d'ascolto digitale (consultare la voce forum creativi su Google).

Nelle fasi avanzate della malattia può essere di giovamento al paziente la pet-therapy ovvero l'adozione e la cura di un cucciolo di blog.

© Rossana Radaelli-01.03.07


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Se è americano è meglio...

Spaventapasseri e zucche, emblemi del Country PaintingE' la pittura che vien dalla campagna
in sul levar del secolo,
col suo fascio d'erba, e reca in mano
un mazzolino di rose e di viole.......
......e orsetti, zucche, galline, spaventapasseri, biscotti, ranocchie, carote, bambole, mucche, girasoli, angeli, babbi natale, api, pupazzi di neve, caffettiere, mele, nastri.....o anche frogs, teddy bears, chickens, scarecrows, cows, sunflowers, cherubs, Santa Klaus, bees, coffeepots, pumpkins, apples, ribbons, Raggedy Annie, gingerbread e snowmen...l'avete capito di cosa sto parlando?

Ma è il country painting, naturalmente, la moda del momento, l'hobby che furoreggia tra le creative italiane travolte dall'ondata di tsunamico entusiasmo proveniente, manco a dirlo, dal continente americano!

Non sarete ancora alle prese con il decoupage, spero?!
Lasciate perdere: quella è roba dell'anno scorso! Ormai è out!
Mettete da parte forbici, carte, colla e vernici screpolanti e procuratevi pennelli, sagomine di legno e flaconcini d'acrilico.

Ci garantiscono che è facile e che possiamo imparare tutti, anche quelli fra noi che credevano di essere negati per la pittura, basta che ci procuriamo i colori giusti -tutti, rigorosamente, d'importazione americana!- gli attrezzi giusti (se sono americani è meglio) e le insegnanti giuste: in mancanza di una statunitense doc (sembra che i costi di spedizione siano proibitivi) accontentiamoci di un'italiana ma assicuriamoci che abbia almeno acquisito la certificazione in una scuola yankee.

E poi avventuriamoci nel fiabesco e pucciosissimo mondo del naif made in Usa alla ricerca dell'infantile ingenuità perduta....non scordiamoci però di portarci appresso il dizionario d'inglese: tra country painting e decorative painting, tra one strocke painting e tole painting, tra primitive painting e...chenesay painting potremmo rischiare di confonderci e fare la figura dei niubbi! Eh sì, perchè non sono mica la stessa cosa: ad ogni termine corrisponde uno stile, ad ogni stile è associato il gruppo di artiste che l'hanno abbracciato e a ciascuna artista fanno capo un tot di appassionate e fedeli seguaci....non vorremmo certo esporci alla derisione di tutta questa gente!

E non fidiamoci della solita amica che sa tutto e nemmeno delle riviste specializzate che stanno spuntando come funghi -ogni giorno ce n'è una nuova!- nella vetrina della nostra edicola; non fidiamoci nemmeno della portinaia, anche se in passato si è rivelata una fonte inesauribile d'informazioni!
Se davvero vogliamo sapere la verità sul country painting e sui suoi parenti è là che dobbiamo andare...occorre che vi dica dove?

Non preoccupatevi, lo so che avete da fare, che soffrite il mal d'aereo, che non potete abbandonare i vostri pesciolini rossi...lo so e siccome sono gentile, premurosa e golosa di clic ci andrò io per voi!
Aspettatemi: faccio un salto in America (virtuale, virtuale!) e torno a riferirvi.....

© Rossana Radaelli-25.09.06


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Shopping creativo

La mitica Barbie, maestra dello shoppingQuando si parte all'arembaggio di un'attività artistica lo si fa spesso spinti dall'impulso del momento, magari perchè si sono visti i materiali necessari esposti nella vetrina di un negozio e si è avvertita la voglia di provare.....quante volte mi è capitato di comperare dei gingilli strani, senza avere la più pallida idea della loro funzione, in uno di quei supermercati del fai-da-te, gli unici posti dove si può guardare e toccare tutto senza essere assillati da un commesso zelante -e inopportuno!- che ti chiede se può aiutarti.....

Se il ragazzo è carino ti verrebbe voglia di essere sfacciata e spiegargli in "cosa" può aiutarti e tralasci di farlo solo per non abbassarti ad usare gli stessi metodi che secoli di battage maschilista ti hanno abituato a detestare; se non lo è (carino o ragazzo) lo lasci perdere e ti cerchi un altro negozio dove siano meno assillanti e ti permettano di sbagliare le tue scelte in santa pace.

E a chi mi obbietta che acquistare qualcosa che non si sa bene a cosa serva è un atteggiamento poco giudizioso, rispondo: e chi l'ha detto che per dedicarsi ad un nuovo hobby occorra essere giudiziosi?
Se così fosse gli hobbisti sarebbero un gruppetto molto ristretto di persone!

E poi dove lo mettiamo il gusto della scoperta, del cercare di capire da soli l'utilizzo di un determinato aggeggino, del riuscire a farlo funzionare ed essere utile ai nostri bisogni...per poi scoprire che magari l'avevano inventato per tutt'altro scopo?!

Lo shopping creativo è l'apoteosi dell'ingegnosità personale...lasciamo alla povera Barbie, schiava delle convenzioni e della sua immagine di perfect-girl, lo shopping ponderato, mirato all'abbinamento rigoroso di scarpine-alla-moda-abitino-alla-moda-giubbettino-alla-moda-borsettina-alla-moda...

Noi siamo creativi, che diamine!

© Rossana Radaelli-15.09.06


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Indovina indovinello, non è questo non è quello...

Ho conosciuto il signor Luigi molti anni fa, quando l'altered art si chiamava ancora riciclo creativo ed era appannaggio di pochi individui bizzarri che, anzichè rifornirsi nei normali negozi di bricolage preferivano visitare le cantine e le soffitte di amici e conoscenti, alla ricerca della materia prima sulla quale lavorare... senza peraltro disdegnare qualche sporadica puntata tra i bidoni della spazzatura, presso i quali, in epoca precedente alla compartimentazione dei rifiuti solidi urbani, la gente depositava proprio di tutto!

Il principio che animava questi pionieri era uno solo: ridare una nuova vita a ciò che il senso comune giudicava inutile e privo d'importanza.

Non come adesso, che si vedono tante signore e signorine, in jeans firmato e All Stars, aggirarsi tra le bancarelle dei mercatini dell'usato alla ricerca del loro pezzo da salvare...no, no ragazze: se lo comprate non vale! Non è così che funziona l'altered art!

Il dogma fondamentale del riciclo creativo esige che l'oggetto da recuperare sia del tutto privo di valore, che sia uno scarto, un rifiuto, qualcosa che i comuni mortali butterebbero via....

Guardate cosa è stato capace di fare il signor Luigi con.....già con cosa?
Vediamo se indovinate cosa ha tirato fuori dal sacchetto della pattumiera per realizzare questo cofanetto...




Cofanetto realizzato con i bastoncini del gelato



...e questi portamatite:



Barattoli portamatite realizzati con i bastoncini del gelato



Avete indovinato?...Si?...No?
Beh, non posso sentirvi quindi per non lasciarvi a macerare nel dubbio ve lo dico io: sono tutti bastoncini del gelato, quelle insignificanti, insulse, banalissime asticciole che buttiamo via subito dopo aver mangiato il gelato che ci sta sopra....geniale, vero?!
Ah, dimenticavo: il signor Luigi ha tanti nipotini golosi e il mese di luglio qui da noi è stato molto caldo....

© Rossana Radaelli-01.09.06


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La prozia tredicenne

Una bimba con un gomitolo e dei ferri da calza: passatempo e gioco dei tempi andati!Era nata agli inizi del secolo....no, non questo ma quello appena trascorso, e per quanto possa scavare a ritroso nei miei ricordi infantili, me la ricordo comunque e sempre già anziana: una vecchierella piccola e minuta sempre sorridente, sempre allegra, sempre affettuosa.
Era la zia di papà e di lei avevo sentito dire in famiglia che a tredici anni aveva avuto i brüt fever, le febbri maligne, ed era rimasta menomata, dicevano che era "diversa", che non era come gli altri......

Certo che non lo era!

Quante altre signore ultrasettantenni avete visto giocare a nascondino o a saltare con la corda insieme ai nipotini?!
Quante altre avete sentito ridere dei loro acciacchi stagionali, degli occhiali che sono costrette a portare, della dentiera che non è capace di masticare come i denti di prima?!
L'adoravo!
E i periodi che trascorreva ospite della nostra casa, a Pasqua, a Natale, durante l'estate, erano per me una vacanza nella vacanza perchè con la sua inesauribile vivacità portava lo scompiglio nella routine domestica e risollevava il morale a tutti noi.
Ci insegnava, senza saperlo, a godere delle piccole cose di tutti i giorni, quelle cose che troppo spesso diamo per scontate, così abituati alla loro presenza da non vederle nemmeno più: il frullatore per fare i frappè, lo scaldino elettrico, persino il mangiaodori profumato! Tutto era nuovo, divertente e meraviglioso ai suoi occhi di vecchietta tredicenne!

E' stato durante un'estate particolamente afosa, quando il caldo del primo pomeriggio ci dissuadeva dall'avventurarci fuori, che le ho chiesto d'insegnarmi a fare i centri.
Non so se era per abitudine, non so se era per l'incapacità a restare inattiva o piuttosto per mantenere la promessa di una consegna, ma ogni volta che si sedeva, quando noi bambini guardavamo la televisione o facevamo i compiti di scuola, tirava fuori da un vecchio sacchetto di plastica da supermercato (chissà da chi l'aveva avuto, lei che al supermercato non ci andava mai?!) una manciata di aghi da calza a due punte e incominciava a sferruzzare: era così veloce che sembrava facesse finta di lavorare e se non avessi visto la trina formarsi ed allargarsi man mano, probabilmente avrei pensato che si trattava solo di uno dei suoi soliti giochi o di una ginnastica manuale per ingannare il tempo!
Quando giudicava di aver tessuto abbastanza di quella ragnatela di filo sottile, prendeva l'uncinetto e chiudeva i punti tirandoli giù da ciascuno dei ferri (che di solito erano 5 ma a volte anche di più!) poi buttava nel sacchetto quel mucchietto informe, che solo l'inamidatura e la stiratura con gli spilli avrebbero fatto diventare un vero centrino, e ricominciava da capo...

Alla fine del periodo che passava da noi aveva realizzato un buon numero di centrini che, una volta tornata nella casa di riposo dove viveva, avrebbe consegnato alla suora perchè li mettesse in vendita nelle mostre della parrocchia. In cambio ne riceveva qualche tavoletta di cioccolata o delle arance, a seconda della stagione o, se il lavoro consegnato era particolarmente importante, anche una modesta mancia che riciclava a noi nipoti quando tornava a trovarci.
Sentivo la mamma e la nonna discutere di questa cosa: la mamma non avrebbe voluto che accettassimo quelle mance perchè sapeva che la prozia era più povera di noi e diceva che avrebbe potuto spendere per se stessa quel denaro; la nonna, che della prozia era la sorella, sosteneva invece che regalarci quei soldi la faceva sentire importante e felice e che l'avremmo mortificata rifiutandoli....il compromesso al quale si arrivava era che noi ragazzi prendevamo la mancia (subito stornata sul libretto di risparmio, perchè non erano tempi in cui si poteva scialare!) e quando la nostra ospite se ne andava la mamma le riempiva la valigia di pacchetti di zucchero e caffè, calze di naylon e canottiere di cotone e...qualche altro pezzo di biancheria che tralascio d'elencare per decenza....

Se ne tornava così all'istituto di provincia dove abitava e che aveva un nome altisonante Pia Casa Incurabili (con l'aggiunta, forse, di qualche titolo di santo o benefattore che non ricordo) ma che lei chiamava semplicemente casa pia con il tono di chi dice casa mia...perchè in fondo era lì che viveva da quando la malattia aveva per lei fermato il tempo, le aveva tagliato le ali impedendole di spiccare il volo verso l'adolescenza e la maturità, verso una vita "normale" come quella che avrebbero avuto le sue sorelle, verso un futuro di servetta, operaia o commessa al quale era destinata dal suo essere figlia di povera gente in tempi socialmente ancor poco evoluti...verso le preoccupazioni e le gioe, i dispiaceri, le guerre, le privazioni, i sacrifici, i sogni e i desideri.....

Un'infelice? No, non credo che lo fosse....inconsapevole, piuttosto: la vita le è scivolata addosso senza segnarla, senza cambiarla....
Di lei mi restano i tre quaderni dalle pagine ingiallite dove prendeva nota dei punti da lavorare: diritto, rovescio, accavallato...mi ha lasciato un tesoro che non sapeva nemmeno di possedere......
E il ricordo.
Di una risata allegra e un po' tremolante come un trillo di campanelle.
Di una camerata con un armadio a due ante pieno di calze di naylon e biancheria nuova, mai usata per non sciuparla....

© Rossana Radaelli-05.08.06


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