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Malasanità o malcostume sanitario? - Punto 4: La "visita"

La mattina dopo, domenica, con largo anticipo sull'orario fissato, parcheggiamo l'auto davanti al Baleazzi e, nell'attesa, cerco di acquietare mia figlia dicendole, come facevo quando era bambina, che non deve essere agitata per la visita, dopotutto non è la prima volta che si sottopone all'esame dei nei: il medico le metterà la solita gocciolina d'olio sulla pelle e le farà il solletico con quel tubo d'argento, non c'è niente di cui preoccuparsi...
Sappiamo entrambe che le sto mentendo spudoratamente ma, ciascuna per tranquillizzare l'altra, facciamo finta di crederci.

Alle 10.15 entriamo nell'ingresso principale, saliamo le scale, oltrepassiamo la Reception e prendiamo l'ascensore per salire al secondo piano.
Qui giunte non c'è nessuna indicazione che ci faccia presumere di essere nel posto giusto, così mi affaccio nel lungo corridoio e, addocchiata sul fondo la casacca bianca di un'infermiera, la raggiungo e domando se quello è il Reparto di Chirurgia Plastica. Alla sua risposta affermativa d'istinto le chiedo del Dott. Montano, mi lancia una strana occhiata indagatrice ma non batte ciglio e si gira per entrare in una stanza a chiamarlo.
Solo allora mi sovviene che il medico mi aveva detto di fargli uno squillo sul cellulare....beh, ormai....pazienza!

Dalla sala riesce l'infermiera seguita un giovanottello alto e lampadato che, con un vago atteggiamento d'imbarazzo, ci chiede di aspettarlo in sala d'attesa....ha ragione: dopotutto non sono ancora le 10.30!

Intanto che ci dirigiamo verso la sala d'aspetto mia figlia mi chiede a bruciapelo: - Credi che abbia già compiuto i dodici anni? -
Io le lancio un'occhiataccia di rimprovero e le faccio presente che un medico giovane offre maggiori garanzie in quanto ad aggiornamento...intanto i campanelli d'allarme squillano ma sono troppo agitata per farci caso.

Poco dopo il Dott. Montano ci raggiunge e ci invita a seguirlo, per un dedalo di corridoi e giù dalle scale, fino ad arrivare davanti ad una porta al fianco della quale una targhetta identifica lo studio del Dott. Leopold Shwarz.
Il giovanotto armeggia con un mazzo di chiavi sulla serratura ma, dopo averle provate tutte senza successo, conclude che non siano quelle giuste e ci chiede di pazientare intanto che va a recuperarne delle altre.
Campanello d'allarme? No, questa volta no, sono consapevole che in un ospedale solo i medici gerarchicamente più importanti hanno uno studio proprio, gli altri godono di una sala comune che però non garantisce la sufficiente privacy per una visita, quindi non mi crea meraviglia il fatto che il Dott. Montano abbia chiesto al superiore (o all'infermiera?) le chiavi di quella stanza.

Il giovanotto torna dopo una decina di minuti, questa volta la porta si apre ed entriamo nello studio.
Ci fa accomodare e ci chiede di spiegargli il problema. Gli dico del neo che si sta modificando e m'interrompe subito con un: - Vediamolo! -
Fa sedere Nella sul lettino e lei alza la maglietta mettendo in vista la macchia incriminata.
Il Dott. Montano solleva tra pollice ed indice l'area di pelle interessata, la scruta per un attimo, poi torna alla scrivania e sentenzia - E' sicuramente da levare! - Poi pesca nella tasca quello che sembra un piccolo palmare (o è uno di quei nuovi telefonini all-in-one? Boh!) e comincia a picchiettarne lo schermo con un minuscolo stilo.

Gli chiedo se può fare una diagnosi sulla natura del neo ma non si sbilancia:
- Bisogna fare l'esame istologico dopo l'asportazione - ed intanto invita Nella ad avvicinarsi: - Vieni che ti spiego cosa facciamo... -
Mia figlia mi guarda perplessa e sembra sul punto di chiedere: -Ma è già finita la visita?- però ubbidisce e ci raggiunge.

Il Dott. Montano fruga tra le varie carte ammonticchiate sulla scrivania finchè trova un foglietto intonso e incomincia a disegnarci sopra con il pennarello, mentre spiega a Nella: - Ti facciamo un taglio a losanga intorno al neo, poi ricuciamo i lembi di pelle in modo da lasciare una piccola cicatrice che con il tempo diventerà sempre più sottile... -

Nella sembra un po' schifata dai particolari più crudi della descrizione...forse sta pensando che quello che il medico sta facendo simbolicamente a fette con il pennarello porebbe essere la pelle del suo fianco...Il dott. Montano non se ne accorge e s'infervora nel magnificare la tecnica operativa che intende seguire, apparentemente più interessato al risultato estetico che a quello curativo...è ormai evidente che, nel polispecialistico, il dermatologo non è lui...

© Rossana Radaelli-19.07.08

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Malasanità o malcostume sanitario? - Punto 3: I campanelli d'allarme

Credo che capiti a tutti, talvolta, di provare una vaga sensazione di apprensione, una percezione molto sfumata di pericolo imminente, una specie di premonizione di evento negativo alla quale non sappiamo dare una spiegazione razionale. E' un sentire così impalpabile che quasi non ci facciamo caso, arriva e subito passa, ci coglie in momenti di tensione o di affaccendamento, non abbiamo tempo nè voglia di fermarci ad esaminarla, la scacciamo con una folata di altri pensieri dalla mente così come con la mano scacciamo la mosca che ci ronza attorno.
E' ciò che siamo soliti, a posteriori, definire "campanello d'allarme".
A posteriori, solo dopo che l'evento negativo vagheggiato si è ormai concretizzato.

Il primo campanello d'allarme lo sento suonare appena chiudo la telefonata ma lo soffoco subito e, invece di chiedermi come mai in un centro polispecialistico non c'è un'infermiera a filtrare le chiamate verso i medici in visita, mi ritrovo a gioire del fatto di aver beccato il dermatologo al primo colpo!

Passano dieci minuti...e poi altri dieci...e altri dieci ancora...

Continuo la consultazione delle Pagine Gialle Online, allargando la ricerca ai comuni limitrofi, ma non riesco a parlare con nessuno, solo in un paio di casi la metallica voce di una segreteria telefonica annuncia che lo studio è chiuso e invita a lasciare un messaggio.

Dopo un'ora e un quarto, quando il medico mi richiama, sono per così dire "cotta a puntino" e sarei disposta a fare il triplo salto mortale con avvitamento se me lo chiedesse! Invece si presenta -Sono il Dott. Montano- (il-gran-capo-del-poliambulatorio!) e mi chiede semplicemente dove abitiamo. Secondo campanello d'allarme.
-A Rhodiano...- e sarei tentata di aggiungere -...naturalmente, altrimenti perchè avrei chiamato lei?- ma poi penso a tutte le telefonate andate a vuoto e me ne stò zitta.
-Bene, conosce l'Ospedale Baleazzi?- Terzo campanello d'allarme.
-Sì...- anche qui sarei tentata di fare un'aggiunta -...e chi non lo conosce?! Dopo il rogo nella camera iperbarica, dove sono arse vive 11 persone, è tristemente noto a tutti...Però anche questa volta non faccio commenti e attendo il verdetto...
-Posso ricevere sua figlia domani mattina, alle 10.30 all'Ospedale Baleazzi- e mi dà le indicazioni per raggiungerlo: -Entri dalla parte della Reception, salga al secondo piano, dove c'è il reparto di Chirurgia Plastica e poi mi faccia uno squillo sul cellulare che la raggiungo...-
Doppio campanello d'allarme: è normale che un dermatologo stia in chirurgia plastica? E non sarebbe più semplice farsi annunciare da un'infermiera che dal cellulare? Poi mi ricordo che tra le specialità del polispecialistico c'era anche la Chirurgia Plastica e concludo che il Dott.Montano ha saputo combinare egregiamente due materie che spesso dipendono l'una dall'altra (e con ciò metto KO anche il campanello doppio).

© Rossana Radaelli-19.07.08

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Malasanità o malcostume sanitario? - Punto 2: L'antefatto

Mia figlia Nella è bionda, ha gli occhi azzurri e la pelle chiara: le statistiche dicono che è un soggetto a rischio per lo sviluppo di neoplasie cutanee.
Ha da poco compiuto i vent'anni ma, benchè sia una persona più che matura e piuttosto indipendente , è alquanto insofferente alle costrizioni burocratiche, tra le quali, a suo avviso, rientra anche la prevenzione medica.
Così, fin da quando era bambina, sono io che la porto ancora periodicamente dal dermatologo per la mappatura dei nei: il medico le mette una goccia di sostanza oleosa su ciascuna macchiolina della pelle e la esamina con il suo strumento luminescente. Il responso è sempre lo stesso: nessuna evidente anomalia ma solo un paio di nei da "tenere d'occhio" per cogliere tempestivamente eventuali modifiche ed asportare l'intruso prima che faccia danno...

Ecco perchè quando un sabato mattina mi dice che si è accorta che un neo che ha, da sempre, sul fianco all'improvviso ha cambiato forma, dimensione e colore, il mio cuore-di-mamma fa un balzo. Le chiedo di farmelo guardare e, riscontratane l'evidente alterazione, decido che è il caso di farla vedere al più presto da un medico.

Il primo impulso è quello di portarla al Pronto Soccorso, ma poi realizzo che non è in imminente pericolo di vita e mi dico che non è il caso d'intralciare ulteriormente un servizio che è (o dovrebbe essere) dedicato a pazienti più gravi.

Così, posto che il medico di famiglia di sabato non è reperibile, decido di affidarmi alla tecnologia per verificare la disponibilità di un dermatologo facilmente raggiungibile: mi collego ad Internet e, sul sito delle Pagine Gialle Online, cerco Dermatologia a Rhodiano, Milano. Mi appaiono tre recapiti: il primo è quello di un medico specializzato in dermatologia, gli altri due numeri telefonici (entrambi di cellulari) fanno riferimento a:
Dott. Montano Studio Medico Associato Polispecialistico Chirurgia Plastica Ed Estetica, Dermatologia, Geriatria, Pneumologia E Reumatologia
20071 Rhodiano (MI) tel........
Bene, penso, un ambulatorio polispecialistico ha maggiori probabilità di essere aperto il sabato, quindi provo a chiamare....

Sì, lo so, una persona adulta, sana di mente ed equilibrata -insomma l'essere me di tutti i giorni- dovrebbe considerare anomalo il fatto che un ambulatorio polispecialistico non fornisca almeno un numero di telefono fisso...ma, evidentemente, in certi momenti i miei controllers razionali mi vengono meno e...faccio la telefonata.

Alla voce maschile che risponde dico di aver bisogno di una visita dermatologica per mia figlia, mi viene chiesto qual'è il problema e spiego che ha un neo in fase di trasformazione, che sono preoccupata e che vorrei farla vedere al più presto da uno specialista.

Il cortese signore mi dice che al momento è con una paziente ma che si memorizza il numero e mi richiamerà lui tra una decina di minuti.....

© Rossana Radaelli-19.07.08

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Malasanità o malcostume sanitario?- Punto 1: Premessa

Si fa un gran parlare, in tempi odierni, di malasanità e la cronaca ci riferisce spesso di episodi tragici, incredibili e sconcertanti, tanto più agghiaccianti quanto più si rendono manifesti dolo e malafede. Esistono però anche situazioni meno eclatanti di malasanità o, per essere più precisi, di "malcostume sanitario", che screditano l’immagine del medico-missionario, romantico retaggio di stagioni televisive popolate dai vari Dott. Kildare e Dott. Welby, sostituendola con quella del gretto professionista impegnato non a salvaguardare la salute dei propri pazienti bensì a lucrarvi sopra.

Sebbene di solito questi businessmen non riescano a produrre veri danni -se non al nostro portafoglio!- ci fanno comunque perdere fiducia verso l'apparato assistenziale, già abbondantemente compromesso dalle vicende a cui accennavo più sopra.

Se avete la pazienza di seguirmi, vi racconto una mia esperienza personale...

© Rossana Radaelli-19.07.08

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L'abito non fa il monaco?!

dessert

Non so se avete presente quell'anonimo gelato in coppetta cilindrica di cartone, che nei supermercati trovate in vendita in confezioni da 6-8 pezzi, di solito al gusto tuttapanna o bicolore, e del quale in estate apprezziamo più la freschezza che l'effettivo -insipido!- sapore...

Ebbene m'è capitato d'incontrarlo in occasione di una cena fra amiche in uno di quei locali che, per calmierare i prezzi ed attirare clienti, si presentano come pizzeria ma si vede chiaramente che hanno ambizioni da ristorante, col cameriere in guanti bianchi che ti svolazza continuamente intorno pronto a farti il refill di Coca-Cola non appena hai svuotato il bicchiere...wow!

Quando anche l'ultima di noi ha incrociato le posate sul piatto, rinunciando a lottare contro una pizza piccola ma vigorosa e alquanto restia a farsi tagliare, la solerte farfalla ha richiuso per un istante le sue invisibili ali e si è accostata al nostro tavolo proponendoci la scelta di un dessert.

In realtà la sua suonava più constatazione che domanda: -Cosa prendono le signore per dessert?- più imposizione che offerta, ma il tono era così garbato e il disappunto di doverci ricordare una cosa tanto ovvia così evidente, che siamo rimaste ad ascoltare con reverente interessamento mentre il ragazzo-farfalla ci snocciolava l'elenco dei dolci a disposizione.....peccato che, rapita nella degustazione di quei croccantini di parole, non abbia pensato a prendere appunti: avrei avuto di che sfoggiare adesso!

Però, anche se non ricordo il suo nome (del resto chi mai tiene a mente i nomi nelle presentazioni?!) quando me l'hanno messo davanti sono stata sicura di riconoscerlo...sì, sì era lui, il trasandato cilindretto di gelato tuttapanna, quello che sembrava una porzione di tonno finita in candeggina, trasformato e rimesso a nuovo dal restyling di un ristoratore geniale.
Servito su un piatto enorme -non per niente eravamo in pizzeria!- guarnito con delicati ricami al caramello, avvolto da una stola in salsa di lampone e incoronato da una ciliegina si era completamente trasfigurato!

E mi sono sfilati davanti agli occhi, come in un filmato di morphing, tutti i suoi fiabeschi predecessori: il brutto anatroccolo che diventa cigno, il ranocchio che diventa principe, Riccardin dal ciuffo che diventa bello, mentre assaporavo attraverso gli occhi quell'inatteso piacere che mi passava nella gola.....

Guai a chi mi dice ancora che l'abito non fa il monaco!

© Rossana Radaelli-09.09.06

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Scherzi del destino

Dedicato agli utenti più giovani, che a scuola studiano i poeti contemporanei e rischiano di perdersi certe chicche del tempo che fu...


Giovanni Visconti Venosta fu un serissimo nobiluomo milanese, scrittore e cronista, che partecipò ai moti risorgimentali, fu deputato ed amministratore comunale, rivestì varie altre ragguardevoli cariche, si distinse per il suo impegno politico e diede prova in più occasioni del suo talento letterario ma.....


Anche i personaggi illustri possono a volte inciampare in qualche ma... così come capita tutti i giorni a noi comuni mortali!
Il ma... in cui inciampò il serioso Giovanni però fu uno di quelli tosti, uno di quei ma... che ti segnano per il resto della vita!
Sentite un po' cosa accadde...


Sul finir dell'estate del 1856 Giovanni si trovava nella sua residenza di campagna, a Tirano, in Valtellina. Era già piuttosto noto nei paraggi per essere uomo di cultura e fu contattato da una povera donna con un figlio zuccone il quale, a breve tempo dalla riapertura delle scuole, non era riuscito a finire un compito assegnatogli per le vacanze.

Il ragazzo avrebbe dovuto comporre una poesia sul tema delle Crociate ma non era riuscito ad andare più in là della prima quartina:

Passa un giorno, passa l'altro
mai non torna il prode Anselmo,
perchè egli era molto scaltro
andò in guerra e mise l'elmo...


La signora chiese all'istruito vicino se poteva aiutare il figlio a trarsi d'impaccio. Chissà cosa passò per la testa del nostro Giovanni alla lettura di quei primi versi: non era certo roba da intellettuali come lui! Però il maldestro incipit dello studentello deve averlo in qualche modo intrigato, al punto di non saper resistere alla tentazione di portare l'opera a compimento...


Passa un giorno, passa l'altro
mai non torna il prode Anselmo,
perchè egli era molto scaltro
andò in guerra e mise l'elmo...


Mise l'elmo sulla testa
per non farsi troppo mal
e partì, la lancia in resta,
a cavallo d'un caval.


La sua bella che abbracciollo
gli diè un bacio e disse: "va!"
E poneagli ad armacollo
la fiaschetta del mistrà.


Poi donatogli un anello,
sacro pegno di sua fe',
gli metteva nel fardello
fin le pezze per i piè.


Fu alle nove di mattina
che l'Anselmo uscia bel, bel,
per andare in Palestina
a conquidere l'Avel.


Nè per vie ferrate andava
come in oggi col vapor,
a quei tempi si ferrava
non la via ma il viator.


La cravatta in fer battuto
e in ottone avea il gilè,
ei viaggiava, è ver, seduto
ma il cavallo andava a piè


Da quel dì non fe' che andare,
andar sempre, andare, andar...
quando a pie' d'un casolare
vide un lago, ed era il mar!


Sospettollo... e impensierito
saviamente si fermò.
Poi chinossi, e con un dito
a buon conto l'assaggiò.


Come fu sul bastimento,
ben gli venne il mal di mar
e l'Anselmo in un momento
mise fuori il desinar.


Il Sultano in tal frangente
mandò il palo ad aguzzar,
ma l'Anselmo previdente
fin le brache avea d'acciar.


Pipe, sciabole, tappeti,
mezze lune, jatagan,
odalische, minareti,
già imballati avea il Sultan.


Quando presso ai Salamini
sete ria incominciò,
e l'Anselmo coi più fini
prese l'elmo e a bere andò.


Ma nell'elmo, il crederete ?
C'era in fondo un forellin
e in tre dì morì di sete
senza accorgersi il tapin.


Passa un giorno, passa l'altro,
mai non torna il guerrier,
perch'gli era molto scaltro
andò in guerra col cimier.


Col cimiero sulla testa,
ma sul fondo non guardò
e così gli avvenne questa
che mai più non ritornò.


Da allora la sua sorte fu irrimediabilmente segnata: nonostante abbia prodotto numerosi altri scritti, tra i quali anche un Ricordi di gioventù che è ritenuto uno dei migliori affreschi sull'epopea rinascimentale, Giovanni Visconti Venosta viene ricordato -se e quando, viene ricordato!- inevitabilmente associato alla scellerata poesiola...sono gli scherzi del destino, contro i quali nulla può l'umana natura! ;-)

© Rossana Radaelli-09.02.07

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Ce l'ho...ce l'ho...mi manca!

Vi ricordate il baratto di figurine ai tempi della scuola?
Cambiano i tempi, cambiano le mode e cambiano i soggetti delle figurine però il principio è sempre lo stesso: raccogliere quei piccoli rettangolini di carta, una via di mezzo tra francobolli e cartoline, fino ad averne abbastanza da riempire tutti gli spazi predisposti sull'apposito album, che di solito era ed è ancora distribuito in copia omaggio, spesso proprio fuori dai cancelli delle scuole dove è più facile corrompere le giovani menti ed indurle alla dipendenza!

C'è da dire che oggi i ragazzini hanno vita facile: arrivati a due terzi della raccolta e dopo aver accumulato tante "doppie" da riempire altrettanti due terzi di almeno altri sei album, possono richiedere le figurine mancanti all'editore....
Una volta non era così, non era prevista questa facilitazione...del resto erano i tempi in cui per incollare le figurine alle pagine dell'album bisognava usare la Coccoina: non c'era il lato adesivo, non c'erano le colle-stick o le roll-on........preistoria, insomma.

E le raccolte non finivano mai!
Avevi voglia ad organizzarti con lo scambio: certi pezzi erano introvabili...
Ricordo quel fatidico anno in cui credetti quasi di avercela fatta.....sulla raccolta del Campionato Italiano di Calcio (unica scelta alternativa alle figurine educative del Corriere dei Piccoli) mi mancava solo un pezzo: l'effige del calciatore Favalli....non so più in che squadra giocasse o che ruolo rivestisse, so soltanto che, nonostante il tam-tam attivato tra compagni di classe, cugini, amici, amici di mio fratello, amici-degli-amici-di-mio-fratello...non sono mai riuscita a completare la raccolta...(e nemmeno i miei compagni di classe, i miei cugini, mio fratello e i suoi amici, gli amici di mio fratello)....così che mi è sempre rimasto il dubbio che, trattandosi di una riserva, quel povero calciatore fosse proprio stato dimenticato dall'editore dell'album -e noi con lui!- e che la sua figurina non fosse mai stata data alle stampe....

Lo so che spesso vi affliggo con i miei ricordi infantili confidando nella comprensione di chi, appartenendo alla mia generazione, abbia sperimentato le stesse vicissitudini!
Ma verso i lettori più giovani, - se ce ne sono ;-) - che giustificazioni ho?
Nessuna in verità, se non una debole scusa: le vicende del passato sono i semi dai quali germogliano gli eventi futuri...me la concedete questa?!

Per tornare alla questione delle figurine: mi sono venute in mente di recente allorchè mi è giunta notizia che Xyron ha deciso di non commercializzare più in Italia la sua linea di adesivizzatrici, puntando invece sulla promozione della Personal Cutting System, una specie di fustella elettronica dedicata agli appassionati di scrapbooking, che avrebbe la funzione di intagliare sagome nel cartoncino in modo semplice, veloce e completamente automatizzato.....

Ho detto dovrebbe.....

A giudicare dai commenti pescati sui forum americani ed inglesi da parte dei privilegiati utenti che hanno fatto da cavie per noi, sembra che i risultati non siano stati all'altezza delle aspettative: l'attrezzo elettronico si inceppa, taglia solo carta di spessore limitato, rovina i bordi delle sagome....insomma non è in grado di reggere il confronto con le vecchie fustelle a manovella usate sino ad ora! E, nonostante il servizio di assistenza del produttore abbia il più delle volte risolto il problema sostituendo le macchine difettose, il malcontento è palese...

E' per questo che mi sono venute in mente le figurine: ogni giorno o quasi ci vengono proposti nuovi aggeggi, -sempre più costosi!- atti a soddisfare le nostre esigenze di hobbysti: alcuni sono davvero validi, altri no. Eppure ogni volta che ne viene pubblicizzato uno è una corsa ad accaparrarselo (addirittura prenotandolo al buio qualche mese prima, se dobbiamo credere a quanto dichiarato candidamente da alcune decomaliache d'oltreoceano!).

Non si sa bene a cosa possa sevire e se davvero possa servire ma è imperativo averlo, come se fosse l'unico pezzo ancora mancante al completamento di una ipotetica raccolta, della quale però non ci è dato conoscere a priori da quante unità sarà costituita...

Ma davvero i consumatori sono così sprovveduti?! 0_0
Oppure è solo una questione di "status", di prestigio tra craftomani dello stesso settore, un po' come le agenzie immobiliari si accaparrano l'ultimo modello di Smart per farlo circolare con la loro pubblicità appiccicata alle portiere?

Ce l'ho...ce l'ho...mi manca! Proprio così...
Un vantaggio c'è però: qui almeno non si rischiano i doppioni! :-))

© Rossana Radaelli-15.10.2006


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Lentamente muore

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non rischia a cambiare colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.


Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.


Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
(Martha Medeiros)

Lentamente -c'è voluto un anno intero!- muore anche questo 2009 denso di avvenimenti, eventi lieti ed eventi tristi, avvenimenti, alcuni,  che hanno lasciato il segno nella storia dell'umanità e, altri, forse meno eclatanti, ma non meno importantanti che hanno lasciato un segno nella storia personale di ognuno noi, singoli esseri umani.

Noi però non moriremo lentamente.

Faremo progetti e ci daremo da fare per portarli a compimento.
Inseguiremo i nostri sogni e non ascolteremo i consigli sensati di quelli che cercheranno di tenerci con i piedi per terra.
Non ci faremo imbrigliare dall'abitudine e andremo ogni giorno in posti diversi oppure troveremo strade diverse per raggiungere lo stesso posto.
Cambieremo colore degli abiti e dei capelli, cambieremo marca di dentifricio e attaccheremo discorso con chi sta in fila davanti a noi alla cassa del supermercato...
Faremo domande e leggeremo le risposte negli occhi della gente; ascolteremo la musica ticchettante del tempo, leggeremo libri di formule magiche e aspetteremo la pioggia per sfoggiare finalmente l'ombrello nuovo.

Non avremo più regole se non l'unica regola di essere diversi e felici di esserlo.

Noi non ci accontenteremo soltanto di respirare......
Noi siamo creativi...
Che splendido anno sarà il 2010 per tutti noi!   ;-))

© Rossana Radaelli-01.01.07


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Come hai cominciato?

Ve l'hanno mai chiesto? Come hai cominciato...col tono complice di chi sa d'aver scoperto in voi un'inconfessabile vizio.
Come hai incominciato......come t'è venuta la voglia di dedicarti a quest'hobby?
Vi è capitato?
A me sì...e poichè di hobbies ne ho avuti, ne ho e probabilmente ne avrò ancora tanti, mi è capitato, mi capita e mi capiterà di sentirmelo chiedere innumerevoli volte!

Ma come si fa a spiegare il perchè di una cosa che non è ben chiara nemmeno a noi stessi?!

La mamma racconta che già a 3-4 anni si sarebbero manifestati i segni premonitori della mia futura predisposizione: dice che rigiravo il cibo nel piatto per costruire bislacchi personaggi...rondelle di zucchine al posto degli occhi, piselli come narici, un fagiolino ricurvo per la bocca....tenuto conto che non ero una bimba inappetente e mi piacevano persino le verdure (marziana!) credo che ciò possa testimoniare come, in taluni di noi, la voglia di pasticciare sia scritta nei cromosomi...che volete farci?!

Non saprei dire se la collocazione temporale effettuata dalla mamma sia esatta.....dato che l'abitudine di rielaborare artisticamente il cibo la coservo tutt'ora  ;-)
I miei ricordi personali sui prodromi della chiamata alle arti risalgono ad un periodo successivo....


Ricordo certe mattine d'estate, nel periodo della villeggiatura, quando accompagnavo il babbo a pescare, sulle sponde del torrente che scorreva nei pressi della casa affittata per le vacanze: mentre lui armeggiava con ami, esche e mulinello, io passavo il tempo raccogliendo sassolini sul greto.
Li sceglievo in base alla forma e al colore, cercando d'immaginare come avrei potuto utilizzarli...

Ogni tanto papà trovava un posto "buono", come lo chiamava lui, e credo che intendesse un posto all'ombra, ben ventilato, dove c'erano un vecchio tronco caduto o un grosso masso sui quali potersi sedere, perchè i posti "buoni" erano tutti fatti così....
Allora ci si fermava un po' più a lungo e, mentre lui restava a sorvegliare la pallina di plastica colorata che galleggiava nella pozza, attento a coglierne il benchè minimo movimento nella speranza che un pesce abboccasse all'amo, io iniziavo a legare ed imbrigliare con il filo da pesca i ciottoli più carini per trasformarli in ciondoli da appendere al collo o da appoggiare di traverso sulle orecchie.

Quando si rientrava a casa, qualche ora più tardi, papà rovesciava il contenuto del canestro nel lavandino, la manmma recuperava i pochi pesci per portarli in regalo alla vicina -in famiglia non erano un alimento gradito- e io mi dedicavo finalmente al frutto della mia pesca personale: lavavo i sassi con il detersivo per i piatti, per togliere l'odore del pesce con il quale avevano condiviso il mezzo di trasporto, li facevo asciugare al sole, lucidavo i più piccoli e variopinti con il Vernidas, dipingevo con le tempere quelli più grandi per farli diventare dei fermacarte (sebbene allora non conoscessi nessuno così ricco da avere una vera scrivania sulla quale appoggiarli!) saldavo fra loro, con l'aiuto del Bostick, quelli di misure intermedie per fabbricare delle statuine di buffi animaletti...


Credo però che l'episodio decisivo....o perlomeno quello più consapevole della mia presa di coscienza su ciò che avrei fatto nella vita, risalga a qualche anno dopo e precisamente al Natale dei miei dodici anni in occasione del quale ricevetti contemporaneamente due fantastici regali: il primo fu la valigetta da pittore, una cassettina di legno a più scomparti che conteneva tutto l'occorrente per dipingere ad olio...dopo anni di matite colorate, acquerelli e tempere ebbi l'improvvisa ed inebriante sensazione di essere diventata grande!
L'altro fu il gioco del piccolo chimico...in realtà il regalo non era indirizzato a me bensì a mio fratello -era considerato un gioco "da maschi"- però con la scusa della supervisione da sorella maggiore, ero io che dirigevo gli esperimenti! E che divertimento era mescolare le sostanze nelle provette con i reagenti, vederle cambiare colore o gonfiarsi o cristallizzarsi...
Questo gusto per la sperimentazione credo stia alla base di tutto ciò che ho intrapreso nella mia lunga carriera di pasticciona!

Quando mi capita di accennare ai miei trascorsi scolastici, di impronta decisamente tecnico-scientifica, noto una certa perplessità nell'interlocutore, quasi che il connubio creatività-scienza sia ritenuto inverosimile ed inaccettabile; non vi dico poi delle occhiatacce che mi lanciano se mi scappa detto che mi piaceva persino la matematica...
Eppure siamo tutti d'accordo che alla base della creatività ci deve essere una dose abbondante di fantasia: occorre saper vedere ciò che gli altri non riescono nemmeno ad immaginare!
E allora ditemi: quali esseri più fantasiosi e creativi conoscete dei matematici, dei fisici, degli inventori in genere?
Pensate al teorema di Pitagora o a quelli di Euclide, pensate al principio di Archimede o ai numeri di Fibonacci....come potevano arrivarci, con i pochi mezzi a disposizione, con le scarse conoscenze dell'epoca, con tutti i conti fatti a manina, se non avessero avuto fantasia e creatività?!
Pensate a Leonardo Da Vinci e alle sue macchine volanti...pensate ad Albert Einstein e alla relatività...pensate a Stephen Hawking e alla sua teoria sui buchi neri, che ha dovuto confutarsi da solo perchè nessun altro era in grado di farlo!

E se l'aver menzionato questi illustri esempi di creatività vi sembra un presuntuoso tentativo di rapportarsi ad essi....beh, allora avete scoperto una delle caratteristiche fondamentali che sono richieste ai creativi "di mestiere": la fiducia in sè stessi.

Per fare qualcosa d'innovativo bisogna crederci ma per proporlo agli altri in modo convincente...bisogna crederci ancora di più! ;-)

© Rossana Radaelli-07.10.06


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