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L'abito non fa il monaco?!

dessert

Non so se avete presente quell'anonimo gelato in coppetta cilindrica di cartone, che nei supermercati trovate in vendita in confezioni da 6-8 pezzi, di solito al gusto tuttapanna o bicolore, e del quale in estate apprezziamo più la freschezza che l'effettivo -insipido!- sapore...

Ebbene m'è capitato d'incontrarlo in occasione di una cena fra amiche in uno di quei locali che, per calmierare i prezzi ed attirare clienti, si presentano come pizzeria ma si vede chiaramente che hanno ambizioni da ristorante, col cameriere in guanti bianchi che ti svolazza continuamente intorno pronto a farti il refill di Coca-Cola non appena hai svuotato il bicchiere...wow!

Quando anche l'ultima di noi ha incrociato le posate sul piatto, rinunciando a lottare contro una pizza piccola ma vigorosa e alquanto restia a farsi tagliare, la solerte farfalla ha richiuso per un istante le sue invisibili ali e si è accostata al nostro tavolo proponendoci la scelta di un dessert.

In realtà la sua suonava più constatazione che domanda: -Cosa prendono le signore per dessert?- più imposizione che offerta, ma il tono era così garbato e il disappunto di doverci ricordare una cosa tanto ovvia così evidente, che siamo rimaste ad ascoltare con reverente interessamento mentre il ragazzo-farfalla ci snocciolava l'elenco dei dolci a disposizione.....peccato che, rapita nella degustazione di quei croccantini di parole, non abbia pensato a prendere appunti: avrei avuto di che sfoggiare adesso!

Però, anche se non ricordo il suo nome (del resto chi mai tiene a mente i nomi nelle presentazioni?!) quando me l'hanno messo davanti sono stata sicura di riconoscerlo...sì, sì era lui, il trasandato cilindretto di gelato tuttapanna, quello che sembrava una porzione di tonno finita in candeggina, trasformato e rimesso a nuovo dal restyling di un ristoratore geniale.
Servito su un piatto enorme -non per niente eravamo in pizzeria!- guarnito con delicati ricami al caramello, avvolto da una stola in salsa di lampone e incoronato da una ciliegina si era completamente trasfigurato!

E mi sono sfilati davanti agli occhi, come in un filmato di morphing, tutti i suoi fiabeschi predecessori: il brutto anatroccolo che diventa cigno, il ranocchio che diventa principe, Riccardin dal ciuffo che diventa bello, mentre assaporavo attraverso gli occhi quell'inatteso piacere che mi passava nella gola.....

Guai a chi mi dice ancora che l'abito non fa il monaco!

© Rossana Radaelli-09.09.06

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Scherzi del destino

Dedicato agli utenti più giovani, che a scuola studiano i poeti contemporanei e rischiano di perdersi certe chicche del tempo che fu...


Giovanni Visconti Venosta fu un serissimo nobiluomo milanese, scrittore e cronista, che partecipò ai moti risorgimentali, fu deputato ed amministratore comunale, rivestì varie altre ragguardevoli cariche, si distinse per il suo impegno politico e diede prova in più occasioni del suo talento letterario ma.....


Anche i personaggi illustri possono a volte inciampare in qualche ma... così come capita tutti i giorni a noi comuni mortali!
Il ma... in cui inciampò il serioso Giovanni però fu uno di quelli tosti, uno di quei ma... che ti segnano per il resto della vita!
Sentite un po' cosa accadde...


Sul finir dell'estate del 1856 Giovanni si trovava nella sua residenza di campagna, a Tirano, in Valtellina. Era già piuttosto noto nei paraggi per essere uomo di cultura e fu contattato da una povera donna con un figlio zuccone il quale, a breve tempo dalla riapertura delle scuole, non era riuscito a finire un compito assegnatogli per le vacanze.

Il ragazzo avrebbe dovuto comporre una poesia sul tema delle Crociate ma non era riuscito ad andare più in là della prima quartina:

Passa un giorno, passa l'altro
mai non torna il prode Anselmo,
perchè egli era molto scaltro
andò in guerra e mise l'elmo...


La signora chiese all'istruito vicino se poteva aiutare il figlio a trarsi d'impaccio. Chissà cosa passò per la testa del nostro Giovanni alla lettura di quei primi versi: non era certo roba da intellettuali come lui! Però il maldestro incipit dello studentello deve averlo in qualche modo intrigato, al punto di non saper resistere alla tentazione di portare l'opera a compimento...


Passa un giorno, passa l'altro
mai non torna il prode Anselmo,
perchè egli era molto scaltro
andò in guerra e mise l'elmo...


Mise l'elmo sulla testa
per non farsi troppo mal
e partì, la lancia in resta,
a cavallo d'un caval.


La sua bella che abbracciollo
gli diè un bacio e disse: "va!"
E poneagli ad armacollo
la fiaschetta del mistrà.


Poi donatogli un anello,
sacro pegno di sua fe',
gli metteva nel fardello
fin le pezze per i piè.


Fu alle nove di mattina
che l'Anselmo uscia bel, bel,
per andare in Palestina
a conquidere l'Avel.


Nè per vie ferrate andava
come in oggi col vapor,
a quei tempi si ferrava
non la via ma il viator.


La cravatta in fer battuto
e in ottone avea il gilè,
ei viaggiava, è ver, seduto
ma il cavallo andava a piè


Da quel dì non fe' che andare,
andar sempre, andare, andar...
quando a pie' d'un casolare
vide un lago, ed era il mar!


Sospettollo... e impensierito
saviamente si fermò.
Poi chinossi, e con un dito
a buon conto l'assaggiò.


Come fu sul bastimento,
ben gli venne il mal di mar
e l'Anselmo in un momento
mise fuori il desinar.


Il Sultano in tal frangente
mandò il palo ad aguzzar,
ma l'Anselmo previdente
fin le brache avea d'acciar.


Pipe, sciabole, tappeti,
mezze lune, jatagan,
odalische, minareti,
già imballati avea il Sultan.


Quando presso ai Salamini
sete ria incominciò,
e l'Anselmo coi più fini
prese l'elmo e a bere andò.


Ma nell'elmo, il crederete ?
C'era in fondo un forellin
e in tre dì morì di sete
senza accorgersi il tapin.


Passa un giorno, passa l'altro,
mai non torna il guerrier,
perch'gli era molto scaltro
andò in guerra col cimier.


Col cimiero sulla testa,
ma sul fondo non guardò
e così gli avvenne questa
che mai più non ritornò.


Da allora la sua sorte fu irrimediabilmente segnata: nonostante abbia prodotto numerosi altri scritti, tra i quali anche un Ricordi di gioventù che è ritenuto uno dei migliori affreschi sull'epopea rinascimentale, Giovanni Visconti Venosta viene ricordato -se e quando, viene ricordato!- inevitabilmente associato alla scellerata poesiola...sono gli scherzi del destino, contro i quali nulla può l'umana natura! ;-)

© Rossana Radaelli-09.02.07

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Ce l'ho...ce l'ho...mi manca!

Vi ricordate il baratto di figurine ai tempi della scuola?
Cambiano i tempi, cambiano le mode e cambiano i soggetti delle figurine però il principio è sempre lo stesso: raccogliere quei piccoli rettangolini di carta, una via di mezzo tra francobolli e cartoline, fino ad averne abbastanza da riempire tutti gli spazi predisposti sull'apposito album, che di solito era ed è ancora distribuito in copia omaggio, spesso proprio fuori dai cancelli delle scuole dove è più facile corrompere le giovani menti ed indurle alla dipendenza!

C'è da dire che oggi i ragazzini hanno vita facile: arrivati a due terzi della raccolta e dopo aver accumulato tante "doppie" da riempire altrettanti due terzi di almeno altri sei album, possono richiedere le figurine mancanti all'editore....
Una volta non era così, non era prevista questa facilitazione...del resto erano i tempi in cui per incollare le figurine alle pagine dell'album bisognava usare la Coccoina: non c'era il lato adesivo, non c'erano le colle-stick o le roll-on........preistoria, insomma.

E le raccolte non finivano mai!
Avevi voglia ad organizzarti con lo scambio: certi pezzi erano introvabili...
Ricordo quel fatidico anno in cui credetti quasi di avercela fatta.....sulla raccolta del Campionato Italiano di Calcio (unica scelta alternativa alle figurine educative del Corriere dei Piccoli) mi mancava solo un pezzo: l'effige del calciatore Favalli....non so più in che squadra giocasse o che ruolo rivestisse, so soltanto che, nonostante il tam-tam attivato tra compagni di classe, cugini, amici, amici di mio fratello, amici-degli-amici-di-mio-fratello...non sono mai riuscita a completare la raccolta...(e nemmeno i miei compagni di classe, i miei cugini, mio fratello e i suoi amici, gli amici di mio fratello)....così che mi è sempre rimasto il dubbio che, trattandosi di una riserva, quel povero calciatore fosse proprio stato dimenticato dall'editore dell'album -e noi con lui!- e che la sua figurina non fosse mai stata data alle stampe....

Lo so che spesso vi affliggo con i miei ricordi infantili confidando nella comprensione di chi, appartenendo alla mia generazione, abbia sperimentato le stesse vicissitudini!
Ma verso i lettori più giovani, - se ce ne sono ;-) - che giustificazioni ho?
Nessuna in verità, se non una debole scusa: le vicende del passato sono i semi dai quali germogliano gli eventi futuri...me la concedete questa?!

Per tornare alla questione delle figurine: mi sono venute in mente di recente allorchè mi è giunta notizia che Xyron ha deciso di non commercializzare più in Italia la sua linea di adesivizzatrici, puntando invece sulla promozione della Personal Cutting System, una specie di fustella elettronica dedicata agli appassionati di scrapbooking, che avrebbe la funzione di intagliare sagome nel cartoncino in modo semplice, veloce e completamente automatizzato.....

Ho detto dovrebbe.....

A giudicare dai commenti pescati sui forum americani ed inglesi da parte dei privilegiati utenti che hanno fatto da cavie per noi, sembra che i risultati non siano stati all'altezza delle aspettative: l'attrezzo elettronico si inceppa, taglia solo carta di spessore limitato, rovina i bordi delle sagome....insomma non è in grado di reggere il confronto con le vecchie fustelle a manovella usate sino ad ora! E, nonostante il servizio di assistenza del produttore abbia il più delle volte risolto il problema sostituendo le macchine difettose, il malcontento è palese...

E' per questo che mi sono venute in mente le figurine: ogni giorno o quasi ci vengono proposti nuovi aggeggi, -sempre più costosi!- atti a soddisfare le nostre esigenze di hobbysti: alcuni sono davvero validi, altri no. Eppure ogni volta che ne viene pubblicizzato uno è una corsa ad accaparrarselo (addirittura prenotandolo al buio qualche mese prima, se dobbiamo credere a quanto dichiarato candidamente da alcune decomaliache d'oltreoceano!).

Non si sa bene a cosa possa sevire e se davvero possa servire ma è imperativo averlo, come se fosse l'unico pezzo ancora mancante al completamento di una ipotetica raccolta, della quale però non ci è dato conoscere a priori da quante unità sarà costituita...

Ma davvero i consumatori sono così sprovveduti?! 0_0
Oppure è solo una questione di "status", di prestigio tra craftomani dello stesso settore, un po' come le agenzie immobiliari si accaparrano l'ultimo modello di Smart per farlo circolare con la loro pubblicità appiccicata alle portiere?

Ce l'ho...ce l'ho...mi manca! Proprio così...
Un vantaggio c'è però: qui almeno non si rischiano i doppioni! :-))

© Rossana Radaelli-15.10.2006


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Lentamente muore

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non rischia a cambiare colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.


Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.


Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
(Martha Medeiros)

Lentamente -c'è voluto un anno intero!- muore anche questo 2009 denso di avvenimenti, eventi lieti ed eventi tristi, avvenimenti, alcuni,  che hanno lasciato il segno nella storia dell'umanità e, altri, forse meno eclatanti, ma non meno importantanti che hanno lasciato un segno nella storia personale di ognuno noi, singoli esseri umani.

Noi però non moriremo lentamente.

Faremo progetti e ci daremo da fare per portarli a compimento.
Inseguiremo i nostri sogni e non ascolteremo i consigli sensati di quelli che cercheranno di tenerci con i piedi per terra.
Non ci faremo imbrigliare dall'abitudine e andremo ogni giorno in posti diversi oppure troveremo strade diverse per raggiungere lo stesso posto.
Cambieremo colore degli abiti e dei capelli, cambieremo marca di dentifricio e attaccheremo discorso con chi sta in fila davanti a noi alla cassa del supermercato...
Faremo domande e leggeremo le risposte negli occhi della gente; ascolteremo la musica ticchettante del tempo, leggeremo libri di formule magiche e aspetteremo la pioggia per sfoggiare finalmente l'ombrello nuovo.

Non avremo più regole se non l'unica regola di essere diversi e felici di esserlo.

Noi non ci accontenteremo soltanto di respirare......
Noi siamo creativi...
Che splendido anno sarà il 2010 per tutti noi!   ;-))

© Rossana Radaelli-01.01.07


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Come hai cominciato?

Ve l'hanno mai chiesto? Come hai cominciato...col tono complice di chi sa d'aver scoperto in voi un'inconfessabile vizio.
Come hai incominciato......come t'è venuta la voglia di dedicarti a quest'hobby?
Vi è capitato?
A me sì...e poichè di hobbies ne ho avuti, ne ho e probabilmente ne avrò ancora tanti, mi è capitato, mi capita e mi capiterà di sentirmelo chiedere innumerevoli volte!

Ma come si fa a spiegare il perchè di una cosa che non è ben chiara nemmeno a noi stessi?!

La mamma racconta che già a 3-4 anni si sarebbero manifestati i segni premonitori della mia futura predisposizione: dice che rigiravo il cibo nel piatto per costruire bislacchi personaggi...rondelle di zucchine al posto degli occhi, piselli come narici, un fagiolino ricurvo per la bocca....tenuto conto che non ero una bimba inappetente e mi piacevano persino le verdure (marziana!) credo che ciò possa testimoniare come, in taluni di noi, la voglia di pasticciare sia scritta nei cromosomi...che volete farci?!

Non saprei dire se la collocazione temporale effettuata dalla mamma sia esatta.....dato che l'abitudine di rielaborare artisticamente il cibo la coservo tutt'ora  ;-)
I miei ricordi personali sui prodromi della chiamata alle arti risalgono ad un periodo successivo....


Ricordo certe mattine d'estate, nel periodo della villeggiatura, quando accompagnavo il babbo a pescare, sulle sponde del torrente che scorreva nei pressi della casa affittata per le vacanze: mentre lui armeggiava con ami, esche e mulinello, io passavo il tempo raccogliendo sassolini sul greto.
Li sceglievo in base alla forma e al colore, cercando d'immaginare come avrei potuto utilizzarli...

Ogni tanto papà trovava un posto "buono", come lo chiamava lui, e credo che intendesse un posto all'ombra, ben ventilato, dove c'erano un vecchio tronco caduto o un grosso masso sui quali potersi sedere, perchè i posti "buoni" erano tutti fatti così....
Allora ci si fermava un po' più a lungo e, mentre lui restava a sorvegliare la pallina di plastica colorata che galleggiava nella pozza, attento a coglierne il benchè minimo movimento nella speranza che un pesce abboccasse all'amo, io iniziavo a legare ed imbrigliare con il filo da pesca i ciottoli più carini per trasformarli in ciondoli da appendere al collo o da appoggiare di traverso sulle orecchie.

Quando si rientrava a casa, qualche ora più tardi, papà rovesciava il contenuto del canestro nel lavandino, la manmma recuperava i pochi pesci per portarli in regalo alla vicina -in famiglia non erano un alimento gradito- e io mi dedicavo finalmente al frutto della mia pesca personale: lavavo i sassi con il detersivo per i piatti, per togliere l'odore del pesce con il quale avevano condiviso il mezzo di trasporto, li facevo asciugare al sole, lucidavo i più piccoli e variopinti con il Vernidas, dipingevo con le tempere quelli più grandi per farli diventare dei fermacarte (sebbene allora non conoscessi nessuno così ricco da avere una vera scrivania sulla quale appoggiarli!) saldavo fra loro, con l'aiuto del Bostick, quelli di misure intermedie per fabbricare delle statuine di buffi animaletti...


Credo però che l'episodio decisivo....o perlomeno quello più consapevole della mia presa di coscienza su ciò che avrei fatto nella vita, risalga a qualche anno dopo e precisamente al Natale dei miei dodici anni in occasione del quale ricevetti contemporaneamente due fantastici regali: il primo fu la valigetta da pittore, una cassettina di legno a più scomparti che conteneva tutto l'occorrente per dipingere ad olio...dopo anni di matite colorate, acquerelli e tempere ebbi l'improvvisa ed inebriante sensazione di essere diventata grande!
L'altro fu il gioco del piccolo chimico...in realtà il regalo non era indirizzato a me bensì a mio fratello -era considerato un gioco "da maschi"- però con la scusa della supervisione da sorella maggiore, ero io che dirigevo gli esperimenti! E che divertimento era mescolare le sostanze nelle provette con i reagenti, vederle cambiare colore o gonfiarsi o cristallizzarsi...
Questo gusto per la sperimentazione credo stia alla base di tutto ciò che ho intrapreso nella mia lunga carriera di pasticciona!

Quando mi capita di accennare ai miei trascorsi scolastici, di impronta decisamente tecnico-scientifica, noto una certa perplessità nell'interlocutore, quasi che il connubio creatività-scienza sia ritenuto inverosimile ed inaccettabile; non vi dico poi delle occhiatacce che mi lanciano se mi scappa detto che mi piaceva persino la matematica...
Eppure siamo tutti d'accordo che alla base della creatività ci deve essere una dose abbondante di fantasia: occorre saper vedere ciò che gli altri non riescono nemmeno ad immaginare!
E allora ditemi: quali esseri più fantasiosi e creativi conoscete dei matematici, dei fisici, degli inventori in genere?
Pensate al teorema di Pitagora o a quelli di Euclide, pensate al principio di Archimede o ai numeri di Fibonacci....come potevano arrivarci, con i pochi mezzi a disposizione, con le scarse conoscenze dell'epoca, con tutti i conti fatti a manina, se non avessero avuto fantasia e creatività?!
Pensate a Leonardo Da Vinci e alle sue macchine volanti...pensate ad Albert Einstein e alla relatività...pensate a Stephen Hawking e alla sua teoria sui buchi neri, che ha dovuto confutarsi da solo perchè nessun altro era in grado di farlo!

E se l'aver menzionato questi illustri esempi di creatività vi sembra un presuntuoso tentativo di rapportarsi ad essi....beh, allora avete scoperto una delle caratteristiche fondamentali che sono richieste ai creativi "di mestiere": la fiducia in sè stessi.

Per fare qualcosa d'innovativo bisogna crederci ma per proporlo agli altri in modo convincente...bisogna crederci ancora di più! ;-)

© Rossana Radaelli-07.10.06


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Il bene più prezioso

Qual'è il bene più prezioso per noi esseri umani?
Nel corso degli anni e attraverso gli avvenimenti che mi hanno condizionato la vita è capitato spesso che mi ponessi questo quesito, trovando di volta in volta soluzioni diverse o......smarrendomi nell'impossibilità di trovarne!
Ho chiesto a parenti ed amici, a colleghi e conoscenti e anche da loro ho ricevuto opinioni varie ed antitetiche: la salute, la pace nel mondo, i soldi (sigh!), la felicità, l'acqua, l'amore, il petrolio (ri-sigh!), la serenità, la casa, la famiglia....

Qual'è la cosa più importante, cos'è che conta davvero?

Nel mezzo del cammin di nostra vita una risposta finalmente me la sono data: il tempo.
E' il tempo il bene più prezioso per l'umanità, è il tempo che ci permette di godere di tutte le altre cose che a torto o a ragione riteniamo preziose.

La salute, la pace, la felicità, gli affetti li possiamo coltivare se abbiamo tempo a sufficienza. Il denaro e gli altri beni materiali a che ci servono se non abbiamo il tempo di trarne beneficio?
L'acqua, il petrolio, le risorse naturali: solo con il tempo la scienza potrà trovare un rimedio al loro esaurirsi....

Il tempo che è tiranno, il tempo che non basta mai, il tempo che passa e non torna più.

Mai più.

Sappiamo di averne a disposizione una certa quantità ma non sappiamo quanta, sappiamo che prima o poi si esaurirà, ma non sappiamo quando....sappiamo però che, quando il momento sarà venuto, non ci saranno concesse proroghe: niente rinvii, nessun aumento di capitale...fine, punto, basta!

Non sprechiamo il tempo, non sprechiamo la vita.

© Rossana Radaelli-09.05.07


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Gli stadi della malattia

Sono appena stati resi noti i risultati dello studio volto a definire il quadro clinico della sindrome decomaliaca: benchè essa, per sua natura, sfugga alle comuni regole di classificazione patologica, i terapeuti hanno individuato cinque gruppi di malati a sintomatologia ingravescente:

• DECOMALIACI SENSITIVI 
Individui nei quali la sindrome esordisce in maniera subdola e per tale ragione può essere sottovalutata finchè non sopraggiunga un episodio acuto.
La sintomatologia appare sfumata: il soggetto manifesta un aumentato interesse per il vissuto estetico, elabora fantasie in carta colorata, si fa prestare dai conoscenti le riviste di decorazione ed è vittima di episodiche pulsioni di shopping creativo, seppur riuscendo ancora a razionalizzarle in bisogni  pratici: caso tipico è l'acquisto di carta igienica a fiorellini o di tovaglioli da decoupage per la tavola domestica.

DECOMALIACI CONCLAMATI
Costituiscono il 50% dei casi documentati, la sintomatologia si accentua e il paziente fatica a nascondere ai familiari il proprio stato.
Gli episodi di shopping creativo aumentano di frequenza ed intensità ed il soggetto non è più in grado di giustificarli lucidamente.
Vengono acquistate personalmente almeno due riviste mensili di artigianato artistico.
Il paziente diviene consapevole del problema e, quando interrogato, ammette di avere un hobby.



• DECOMALIACI INSICURI-VITTIMISTI 
Rappresentano meno del 5% dei casi totali documentati, anche se è frequente la sovrapposizione di tratti della personalità vittimistica con quelli di altre patologie. La forma pura è caratterizzata da insicurezza generalizzata e attacchi di shopping creativo saltuari ma molto coinvolgenti, quasi sempre seguiti da delusium cocens.
Ritenendole inadeguate ai suoi bisogni, il paziente non acquista riviste creative e riesce a trovare momentaneo sollievo solo in manuali altamente specializzati.
Anche su richiesta diretta il paziente nega tenacemente di avere un hobby.

• DECOMALIACI EGOCENTRICI 
Rappresentano la situazione opposta alla precedente, con la quale tuttavia possono coesistere nel quadro della sindrome dipolare.
L'iperattività ornatoria, comune a tutte le forme di decomalia, è accentuata in questi pazienti che nondimeno si distinguono nettamente dagli altri gruppi per la sporadicità degli espisodi di shopping creativo: il soggetto egocentrico trova maggior beneficio nel riciclo creativo dell'usato che nell'acquisto del nuovo.
Solitamente non vengono acquistate riviste creative ma il paziente contatta spesso le redazioni per proporre i suoi articoli.
Il malato non nega di avere un hobby ma preferisce chiamarlo arte.

• DECOMALIACI FANATICI  
Sono i pazienti allo stadio terminale, nei quali la sintomatologia si accentua notevolmente e gli episodi acuti si susseguono e si sovrappongo l'uno all'altro divenendo indistinguibili.
Ogni tentativo di recupero appare senza esito: gli attacchi di shopping creativo divengono incontrollati e spesso costringono il soggetto all'attivazione di una carta di credito.
Vengono sottoscritti abbonamenti a più riviste, anche straniere, e il soggetto viene spesso sorpreso ad adescare i vicini di casa per parlare dei suoi hobbies.

Come si può intuire da  questa sintetica esposizione il panorama sintomatologico è piuttosto complesso e a volte molto sfumato così da rendere difficile la diagnosi precoce della malattia.
E' consigliabile la stretta sorveglianza dei soggetti predisposti, quelli cioè con familiarità documentata, al fine d'individuare il primitivo manifestarsi dei sintomi...

E voi, come state? Siete sicuri di non appartenere ad uno dei cinque gruppi elencati sopra?! 0_0


© Rossana Radaelli-01.05.07


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Ditelo con un fiore!

Non c'è alcun dubbio: nella nostra epoca, in una società sempre più orientata alla globalizzazione, è molto utile conoscere qualche lingua straniera.
Basta dare un'occhiata agli annunci di ricerca del personale per rendersi conto di quanto venga apprezzato questo optional inserito in un curriculum vitae.....al punto che non è nemmeno più considerato un optional, un qualcosa di accessorio offerto nel bonus pack, anzi lo si dà per scontato e lo si pretende a prescindere persino per quelle mansioni che sono -almeno apparentemente!- meno coinvolte dalle problematiche legate ai traffici internazionali!

Ristorante assume lavapiatti, libero subito, automunito, gradita conoscenza inglese...

Se la necessità dell'automobile è legittimata da orari di lavoro che pregiudicano la possibilità di usufruire dei mezzi pubblici, come la mettiamo con la storia dell'inglese?
Uno sguattero che mastichi il francese sarebbe probabilmente avvantaggiato nella rigovernatura dei piatti della novelle cousine...ma l'inglese che c'entra?!
Niente, naturalmente, ma visto che il mercato del lavoro è quello che è e che il dislivello tra la domanda e l'offerta ha assunto le proporzioni di un abisso, perchè non pretendere qualcosa in più?...Tanto si può scegliere...

Come possiamo fare per non restare tagliati fuori? Semplice: ci adeguiamo, ci pieghiamo anche noi come le canne al vento di deleddica memoria per adattarci alle leggi del mercato...vogliono che impariamo le lingue? E allora le impareremo!

Ma poichè noi siamo quelli creativi -ricordate?!- cercheremo di essere innovativi anche in questo frangente!
Lasciamo perder l'inglese, dunque, che è troppo inflazionato, e anche il francese che è roba da snob...lo spagnolo poi è troppo simile al dialetto veneto per essere speciale e il coreano ci può essere utile solo per visitare i siti delle doll makers...se vogliamo essere originali è il linguaggio dei fiori che dobbiamo imparare!
Altro che l'esperanto, è il linguaggio dei fiori il vero idioma universale, quello che, associando ad ogni fiore un concetto, abbatte le barriere grammaticali e fonetiche permettendoci di comunicare con qualsiasi individuo al mondo!

E se lo impareremo si spalancherà davanti noi anche una serie infinita di opportunità d'impiego: cerimonie pubbliche e private, compleanni, battesimi, matrimoni, funerali, feste di laurea, congressi e convegni, la festa della mamma, il pensionamento della collega...tutte occasioni nelle quali è d'obbligo l'omaggio floreale e dove, per non fare brutte figure, sarebbe altamente gradita la conoscenza del linguaggio dei fiori!

Naturalmente i figli degli hippies, nati nei mitici anni '70, in quanto nipoti dei fiori, saranno avvantaggiati nell'apprendimento...dopotutto il sangue non è acqua!
Ma non temano gli altri perchè il linguaggio dei fiori non è difficile da imparare e Internet, come sempre, ci viene in aiuto: ci sono siti che ci offrono la traduzione parola per parola....ops volevo dire fiore per fiore, del significato recondito celato dietro ogni petalo: http://www.consegnafiori.com/significato_dei_fiori.htm

E ce ne sono altri che, come in un comodo dizionario bilingue, ci indicano a quale fiore possiamo far corrispondere un determinato sentimento o una certa emozione: http://www.dilloconunfiore.com/curiosita/significato.htm
E quando avremo imparato potremo aggiungere anche noi quel quid in più nel nostro curriculum.....

Resta da risolve un piccolo problema pratico: fare in modo che ci capiscano....eh sì, perchè se chi riceve l'omaggio floreale non è a sua volta a conoscenza del linguaggio dei fiori tutti i nostri sforzi saranno vanificati! ;-)

© Rossana Radaelli-29.11.06


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Bambini e formaggini

DecoupageIl mio primo approcio al decoupage risale a molti anni fa: avevo 7 anni e facevo la seconda elementare...
A quei tempi, prima che il pittorico o il materico offrissero nuove ragioni di vita a frotte di signore intraprendenti, carta forbici e colla erano considerati "roba da bambini", così la maestra ci faceva utilizzare spesso questi materiali per preparare i lavoretti per le tradizionali feste che si avvicendavano durante l'anno scolastico: c'era il lavoretto per Natale, il lavoretto per la Pasqua, il lavoretto per la festa della mamma e quello per la festa del papà...si chiamavano tutti "lavoretti" indipendentemente dall'idea di partenza o dal risultato finale!

Ho ben presente dal primo all'ultimo ciascuno di quei famigerati lavoretti....oh no, non certo perchè io sia dotata di una memoria eccezionale, ma solo perchè la mamma -come sanno essere implacabili, nel loro affetto, queste soavi figure femminine!- li ha conservati tutti, a perenne memento della mia imbranataggine infantile!

Fatto sta che uno dei lavoretti portati a termine in seconda elementare fu appunto una scatola di formaggini (di quelle rotonde, dei formaggini a spicchi) che ci fecero dapprima dipingere con la tempera blu e poi decorare con figure ritagliate dai giornalini.

A onor del vero bisogna dire che a noi pargoli ignoranti fu negata la consapevolezza di precorrere i tempi e le mode: ci dissero che si chiamava collage (pronunciato collagge, con 2 g e la e finale -sob!-) e tanto dovette bastarci.

Comunque fu una faccenda molto istruttiva, dalla quale trassi due insegnamenti fondamentali:
1) i formaggini sono buoni (bisognava pure vuotare la scatola, no?!)
2) quando si passa la colla liquida sulla tempera blu asciutta, la colla si colora di azzurro (così come le dita, il banco, il grembiulino.....ma questa è un'altra storia)
Di entrambe le cose feci tesoro per il mio futuro.

© Rossana Radaelli-19.07.06



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