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Le disavventure di Sonia

Quando si affronta una tecnica nuova può capitare di commettere errori dovuti all'inesperienza, è un'eventualità che di solito mettiamo in preventivo e che siamo disposti ad accettare di buon grado come una condizione della fase d'apprendimento.

Ma se a sbagliare -e, di conseguenza, a rovinarci il lavoro!- è qualcun altro, qualcuno che ritenevamo più esperto di noi e al quale avevamo affidato il frutto delle nostre fatiche, la delusione è maggiore proprio perchè inaspettata.
E' quanto è successo a Sonia, un'utente della mia Guida di Pittura su Porcellana, che è incappata in un "incidente" causato dall'imperizia della persona alla quale aveva commisionato la cottura dei suoi primi lavori.


Anche se è una neofita nel campo della decorazione ceramica, Sonia dipinge da molto tempo con altre tecniche e sa che prima di prendere in mano pennelli e colori è bene documentarsi sulle caratteristiche di ogni metodica per non avere sorprese al momento di metterla in pratica.
Si è letta tutti gli interventi della Guida che trattavano l'argomento che la interessava, la pittura ad olio molle, e mi ha contattata in privato per chiedere chiarimenti e dettagli...insomma non si può negarle il merito di aver affrontato l'impresa con una seria preparazione teorica
Peccato non abbia fatto altrettanto la signora alla quale ha affidato la cottura dei pezzi...
Risultato: invece di passare a ritirare le sue opere alla data prestabilita, Sonia si è sentita convocare d'urgenza da una telefonata della negoziante infuriata che, con strepiti e minacce, le ha comunicato di aver dovuto interrompere la cottura a 200° perchè le porcellane dipinte "con quella roba" (si chiama olio molle, signora) avevano iniziato a produrre fumi...


E' evidente che all'improvvisata cuoci-ceramiche-conto-terzi deve essere sfuggita la constatazione che, se i forni per il terzo fuoco sono dotati di uno sfiatatoio, un motivo ci deve pur essere!
E ha preferito prendersela con la malcapitata cliente, palesemente inesperta, anzichè indagare le cause dell'incidente e farsi un esame di coscienza sull'effettiva entità della propria competenza.


Sonia si è presa indietro le sue porcellane malconce -con effetto ditate offerto dalla casa- così sollevata all'idea di non essere stata citata per danni, da dimenticare di chiedersi se la colpa fosse proprio sua!
Più tardi, a casa, ha cercato di fare il punto della situazione, mi ha chiesto di esprimere un parere sulla marca dei prodotti usati (tutti di ottima qualità!) e di indicarle, se potevo capirlo, dove aveva sbagliato...insomma l'ipotesi che la responsabilità del fattaccio fosse da attribuirsi all'imperizia della sedicente ceramista non l'aveva neppure sfiorata! Bisogna ammetterlo: certe persone sanno vendersi bene!

Per fortuna le porcellane "maltrattate" non erano irrimediabilmente perdute: il riscaldamento a 200° aveva fatto evaporare il medium lasciando come residuo il colore polverizzato che è venuto via con una accurata pulizia ad alcool e Sonia, non senza qualche dubbio, ha accettato il consiglio di rivolgersi ad altri per la cottura.
C'è voluta un'ulteriore prova del fuoco, presso un laboratorio vero, con personale veramente qualificato per restituirle, insieme alle porcellane cotte a puntino, anche la fiducia in sè stessa.


Ora Sonia ha capito di essersi imbattuta in una degna rappresentante della categoria dei carpetbaggers, contro i quali vi avevo messo in guardia in un precedente articolo, ed ha realizzato di non avere colpe di sorta...se non un'eccessiva fiducia nel prossimo!
Non tutti i guai vengono per nuocere e, grazie a questa esperienza, Sonia ha imparato che l'olio molle, come tutti i medium ad asciugatura lenta, può produrre fumi durante le prime fasi di cottura ed è una cosa della quale non preoccuparsi.
Qualcuno però dovrebbe dirlo anche alla signora cuocio-tutto-io.......  :-))



© Rossana Radaelli-22.04.07

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Una festa trasformista...

14 febbraio, San Valentino...il calendario parla chiaro: si tratta di un santo della tradizione cristiana che si guadagnò, per così dire, il "titolo" a seguito del martirio avvenuto all'incirca nel 270 d.c. in quella fatidica data che oggi si usa festeggiare...

Ma perchè sia diventato il patrono degli innamorati (cristiani e non) e perchè proprio il giorno che gli fecero la festa sia celebrato dalle coppie di tutto il mondo, rimane un mistero per molti.
Gli investigatori dei romanzi polizieschi c'insegnano che, per risalire ai moventi di un crimine (in questo caso la globalizzazione consumistica di un sentimento), occorre scavare nel passato della vittima...proviamoci, allora, e vediamo cosa ne salterà fuori!


Era a quel tempo imperatore dei romani un certo Claudio, militare e guerrafondaio (il bello della politica è che, indipendentemente dall'epoca, sai sempre cosa aspettarti!). Egli, avendo da governare un territotio tanto vasto, sentiva la necessità di un esercito attrezzato e motivato.
Purtroppo per lui i suoi soldati non erano soltanto "macchine da guerra" ma esseri umani e, come tali, soggetti a tante delle debolezze proprie del genere umano, non ultima la nostalgia di casa e della loro famiglia...


Quale fu la pensata di Claudio per risolvere il problema dello scarso rendimento dei suoi uomini?
Se fosse stato più lungimirante, avrebbe provveduto a rendere più confortevole il loro ritiro, come fanno oggi i bravi trainers ma -ahimè!- era solo un rozzo militare, abituato ai rimedi drastici.
Le famiglie erano un problema? Bastava eliminare le famiglie, semplice, no?!....
Ed emanò una legge che impediva ai soldati di sposarsi: niente mogli e, di conseguenza, niente figli da lasciare in patria, così che chi partiva verso la guerra non avrebbe avuto più rimpianti ma solo voglia di combattere...


E' a questo punto che entrò in gioco il nostro Valentino, fervente promoter dell'allora "rivoluzionaria" chiesa cristiana: in barba alle disposizioni dell'imperatore, egli continuò, imperterrito e in gran segreto, a celebrare matrimoni e non è da escludersi che molte conversioni di giovani coppie si dovettero proprio alla nacessità di coronare i sogno della loro unione!


Valentino pagò con la vita la sua sfrontatezza ma si conquistò l'aureola e...un posto nel cuore dell'umanità.


A voler fare i pignoli e a rischio di rovinare il phatos di una così romantica storia, occorre però sottolineare che già in epoca pagana, presso i romani, esisteva una festività, quella dei Lupercalia, celebrata a metà febbraio, durante la quale avveniva uno strano rito: i partecipanti venivano divisi in due gruppi, gli uomini da una parte, le donne dall'altra, e, per estrazione a sorte, ogni membro appartenente al primo gruppo veniva abbinato ad un membro dell'altro gruppo.
Le coppie così formatesi restavano "in carica" per un anno, sino al successivo Lupercalia, quando si riformavano i due gruppi e si ricominciava da capo...
Probabilmente, se questa usanza si fosse conservata sino ai giorni nostri, avrebbe vanificato le parcelle di tanti illustri divorzisti! :-)


Purtroppo però...(ops, il purtroppo mi è scappato!) la storia ci dice che le cose andarono diversamente: l'affermarsi del Cristianesimo ebbe effetti deleteri su buona parte delle celebrazioni pagane, tanto più avversate quanto più lontane dall'ascetica spiritualità che la nuova fede imponeva.....poteva sopravvivere, in un clima del genere, una carnale celebrazione della fertilità?! Naturalmente no e anche i Lupercalia furono messi al bando dalla chiesa cattolica....


Tuttavia, come dice il provervio, gabbata la festa se ne fa un'altra e i cocci sono suoi...più o meno. :-)
E così avvenne anche in questo caso: i cocci della passata celebrazione pagana furono recuperati, epurandoli delle parti non gradite al nuovo ideale religioso, il preticello martire fu eletto santo protettore e le coppie ripresero a combinarsi per semplice casualità.
Unica ma significativa differenza: il sodalizio non aveva scadenza annuale bensì durata variabile e non cessava automaticamente -e gratuitamente!- nel corso della festa...
Però era nata la tradizione di San Valentino!




© Rossana Radaelli-13.02.07

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Finalmente qualcosa di utile!

Dice il proverbio che la costanza viene premiata...ma il più delle volte è un contentino morale che ci auto-propiniamo in attesa di tempi migliori, soprattutto quando siamo delusi da qualcosa su cui abbiamo riversato delle aspettative.

E' una sensazione che ci assale, ad esempio, quando, dopo aver ceduto alle lusinghe della pubblicità o di un abile imbonitore, abbiamo acquistato un attrezzo che prometteva meraviglie e che invece serve solo a farci fare le stesse cose di prima, ma in modo più lungo e complicato!  0_0

La prossima volta andrà meglio, ci diciamo, prima o poi ci capiterà di trovare davvero quell'utensile che, senza nemmeno saperlo, abbiamo sempre desiderato di possedere, quello che ci risolverà in modo pulito, facile e veloce una qualche situazione creativa....si sono scoraggiati gli antichi alchimisti che andavano alla ricerca della pietra filosofale?
Certo che no, quindi perchè dovremmo farlo noi? La costanza, prima o poi, verrà premiata! E andiamo avanti, imperterriti, con lo shopping ad oltranza...

Qualche volta veniamo premiati...

E' quello che ho pensato dopo aver provato ad usare un aggeggino acquistato in cartoleria.
Si tratta di un taglierino per carta e plastica della 3M che ha un'estremità, quella opposta all'impugnatura, dalla forma insolita, che ricorda vagamente il piedino di una macchina da cucire.

L'uso è semplice: si appoggia il foglio da tagliare sul tavolo, se ne incastra un bordo tra le linguette che costituiscono i piedini del cutter e si fa scorrere in avanti la lama...più facile da fare che da descrivere, guardatevi le foto  ;-)


Taglierino in azione


Facile, veloce, pulito, senza intoppi...con un po' d'esperienza credo che si possa imparare a tagliare anche in linea curva...
Insomma, non sarà la pietra filosofale, ma funziona davvero!

La costanza viene premiata...basta sapersi accontentare. ;-)


P.S. La confezione segnala, a titolo di merito, che trattasi di prodotto Made in USA (pare che questi attrezzi, se non sono americani, non li vuole nessuno!)...e va bene, sarà anche fabbricato oltreoceano, però lo studio di design che l'ha progettato è italiano d.o.c. (cicca, cicca!)

© Rossana Radaelli-13.03.07

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Arti femminili?

Ricamo, maglia, uncinetto, patchwork, chiaccherino, macramè, tombolo, modano......le possibilità d'espressione creativa attraverso l'uso di filati e tessuti  sono così tante da aver indotto la produzione di una serie altrettanto numerosa di pubblicazioni sull'argomento: partendo da libri e riviste sino ad arrivare a vere e proprie enciclopedie!

Come mai allora quella definizione di "arti femminili" mi suona così riduttiva?
Forse perché mi sembra che non venga usata -come dovrebbe essere!- per constatare la maschile inettitudine verso tali attività bensì per sottolineare che, ammesso che di arti si possa parlare, si tratta tuttavia di arti minori, di opere di scarsa rilevanza, di penosi tentativi per rendere più interessante l'umile mansione del rammendo!

Come la mettiamo, donne? Per quanto tempo ricadrà ancora sulle nostre spalle l'errore della buonanima Eva Del Paradiso, nostra progenitrice, colei che vivendo nello splendore del giardino dell'Eden chiese a Dio di darle un compagno perché si sentiva troppo sola?!...............
Che dite? Non è così che vi è stata raccontata la storia?! Ma certo, siete rimaste vittime, una volta di più, dell'anticultura maschilista che si è imposta ed è stata tramandata nel corso dei secoli grazie alla maggiore prestanza fisica e allo smodato bisogno di affermazione dei suoi promotori!


Ma non è troppo tardi per aprire gli occhi e scoprire come realmente sono andate le cose...e magari per dire ad Eva quello che si merita per la sua avventatezza nel chiedere a Dio un rimedio alla solitudine!
Dio l'accontentò e le concesse la compagnia di quell'essere un po' rudimentale che risponde al nome di uomo in cambio di una promessa:
-Dovrai lasciargli credere...- Dio disse ad Eva, -...che ho creato lui per primo, perché è un tipo molto egocentrico.......
Sarà il nostro segreto, da donna a donna.....-



L'origine della specie (versione femminile)




© Rossana Radaelli-07.03.07

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Partenze intelligenti?!

Si fa un gran parlare, in questo periodo, delle cosiddette partenze intelligenti: radio, televisione e carta stampata ci danno consigli per gestire al meglio il viaggio verso la località che abbiamo scelto come meta delle nostre vacanze e su Internet troviamo tutte le informazioni, aggiornate in tempo reale, relative all'andamento del traffico sui principali raccordi autostradali.....
Com'è allora che, tutti gli anni -se non è all'andata sarà al ritorno- restiamo incagliati in code chilometriche, sotto un sole implacabile, con il condizionatore dell'auto che ansima inefficiente e ci viene da pensare che l'unica mossa davvero intelligente sarebbe stata quella di non partire?!

Il fatto è che i mass media, come dice il nome, non sono retaggio di pochi eletti ma un fenomeno di massa, così è plausibile che i consigli dei guru della viabilità non li si ascolti solo noi!


E se ci dicono che per andare da Milano a Chiavari è meglio partire alle 4 del venerdì mattina piuttosto che alle 16 del sabato pomeriggio, tutti quanti ci uniformiamo all'indicazione: anticipiamo di un giorno le ferie, puntiamo la sveglia alle 3, ci alziamo dopo poche ore di dormiveglia agitato (l'afa e la zanzare non seguono i bollettini del traffico!), carichiamo la macchina sotto il primo temporale della stagione che, come tutti gli anni, saluta la nostra partenza, dimentichiamo la valigia con i costumi e gli asciugamani da spiaggia nell'atrio condominiale e.....ci ritroviamo, alle 4 e 20, in coda a Binasco (per chi non fosse pratico della zona: si trova ad un paio di km dalla barriera di Milano), insieme a qualche altro centinaio di famiglie di vacanzieri che hanno seguito lo stesso telegiornale!


Probabilmente, se fossimo partiti il sabato pomeriggio, avremmo potuto evitare il traffico, i T.I.R. e le arrabbiature, arrivando a Chiavari in due ore invece che in sei.....ma non c'è niente da fare: l'esperienza in questi casi non aiuta, ogni anno ricaschiamo nello stesso tranello delle partenze intelligenti.


E pensare che basterebbe così poco per evitarlo! Sarebbe sufficiente far ricorso alla nostra sempre latente creatività...non sarà andata in ferie pure quella?!
Perchè non cerchiamo, ad esempio, percorsi alternativi?
Personalmente ho scoperto i posti più belli delle mie villeggiature proprio in questo modo....
Va bene, lo ammetto, nel mio caso la creatività c'entra poco: sono così totalmente priva di senso dell'orientamento che i miei tragitti alternativi altro non sono che errori di direzione, però sbagliando strada ho scovato degli angolini meravigliosi (ho le foto per provarlo!) che non avrei mai potuto vedere seguendo le vie convenzionali!


Naturalmente, così facendo, si allungano un pochino i tempi di percorrenza: se per andare da Milano a Chiavari con la partenza stupida ci vogliono 2 ore e con la partenza intelligente ce ne voglio 6, con il mio sistema di viaggio riesco a mettercene anche 10....ma non c'è confronto in quanto a soddisfazione! ;-))



© Rossana Radaelli-01.08.07

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A lezione di modestia

Inutile negarlo: gli hobbies creativi sono diventati di gran moda!
Se non vuoi essere tagliato fuori devi averne almeno uno o due...ma è meglio tre o quattro, se possibile, e in assortimento variabile.
Mostre mercato, nuovi prodotti, libri e riviste...non passa giorno senza che fiorisca una nuova iniziativa mirata a farci intraprendere o coltivare al meglio l'hobby più adatto alla nostra indole e...al nostro portafoglio!
Eh sì perchè questo crescente fervore per la creatività muove un bel giro di soldini...E tutti se ne vorrebbero intascare almeno una fetta!

Per associazione d'idee mi ritorna in mente un brano di Margareth Mitchell, residuato sentimentale dei miei trascorsi di adolescente romantica, dove parla dei carpetbaggers, avventurieri e mestatori provenienti dal nord America e piombati come avvoltoi sugli stati confederati usciti sconfitti dalla guerra di Secessione....li chiamavano così perché portavano tutti i loro averi in una carpetbag, la tipica sacca da viaggio ottocentesca di stoffa da tappeto.

Ma chi sono i novelli carpetbaggers?

Non sono i fabbricanti di prodotti per l'hobbistica perchè se è vero che vorrebbero farci credere che il loro barattolino o il loro strumentino sono gli unici a-s-s-o-l-u-t-a-m-e-n-t-e indispensabili è anche vero che si limitano a fare il loro lavoro, che è quello di vendere la merce.....(e direi che lo fanno bene, almeno a giudicare dal fatturato!). Sta a noi verificare se l'acquisto ci conviene oppure no...insomma nessuno ci obbliga a comperare una cosa che non ci serve!

Stesso discorso per i prodotti editoriali: nelle riviste il redattore, che si è documentato (o dovrebbe averlo fatto!) su una determinata tecnica, si limita a presentarci i lavori di qualcun altro e di solito ci offre più spunti che insegnamenti; nei libri l'autore, che ha fatto esperienza diretta (o dovrebbe averla fatta!) in una certa attività, ce ne fornisce le nozioni di base per permetterci d'affrontarla senza incorrere negli errori più comuni dei principianti...
Anche in questi casi però abbiamo modo di valutare a priori, sfogliando il libro o la rivista, se vale la pena d'investire i nostri soldi nell'acquisto.

I veri carpetbaggers sono altri, sono quelli che che, pur avendo cambiato il modo di presentarsi mantengono le stesse discutibili intenzioni: non arrivano con la borsa di pezza ma con una cassetta in plastica o in alluminio con tanti scomparti e, approfittando dell'altrui inesperienza, s'improvvisano maestri spacciando le loro modeste competenze per enciclopedico sapere.
Fatto tesoro del detto in una classe di asini il mulo è il re, sfoggiano la loro mediocre abilità abbagliando lo sprovveduto allievo che si convince di aver a che fare con un valente artigiano.

Diffidiamo allora dei cartelli che, sempre più numerosi, spuntano nelle vetrine di cartolerie, colorifici e mercerie; stiamo in guardia contro i banner che occhieggiano sui siti dei presunti esperti: corsi, corsi, corsi...tutti propongono corsi che dovrebbero metterci in grado d'imparare questa o quella tecnica.
Ma che garanzie ci offrono?
Come possiamo appurare che ci siano davvero utili e che c'insegnino qualcosa di più di quel che potremmo imparare da soli avendo abbastanza tempo a disposizione?

Come prima cosa chiediamo che ci vengano mostrati i lavori dell'eventuale docente -seppure al nostro occhio impreparato potrebbero sembrare comunque ben fatti!- poi informiamoci se è possibile vederlo all'opera in una dimostrazione; infine domandiamo che ci venga data la possibilità di seguire (e quindi di pagare!) una sola lezione prima di decidere se iscriverci all'intero corso.

E se ci rispondono picche? No problem, basta rivolgersi ad un altro negozio o visitare un altro sito: corsi, corsi, corsi...i corsi sono tanti e troveremo di sicuro quello che fa al caso nostro!

E suggeriamo al nostro mancato insegnante di frequentare a sua volta un bel corso di modestia! ;-)

© Rossana Radaelli-21.11.06

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Ardente passione

Ardente? Di più! Rovente... scottante.... bruciante passione! E' quella che si accende (eh,eh,eh!) in tutti quelli che si cimentano con la pirografia, la tecnica di decorazione del legno per mezzo di una punta metallica arroventata.
A me è successo una decina di anni fa, quando un amico di famiglia, vacanziero ed incosciente , tornò da un soggiorno in Tirolo portando in regalo a mio nipote quello strano utensile dell'artigianato locale.....
I risultati furono (nell'ordine): un ditino scottato, un'abbondante dose di lacrimucce, una medicazione con crema lenitiva e il sequestro del pirografo da parte della premurosa zietta...

Qualche prova, la ricerca del legno più adatto, e via!

Sono partita dai portatovaglioli per arrivare al tavolino del salotto ma.........non è ancora finita: avete idea di quanti oggetti ed arredi in legno ci sono in una casa?!
Ammettiamolo: disegnare con un ferro incandescente non viene così spontaneo come con una matita e, soprattutto all'inizio, la paura di scottarsi è tanta...però che meraviglia quel profumino di legno bruciato che ci accompagna durante la lavorazione: ci fa sentire molto più vicini ai nostri antenati cavernicoli e ai loro disegni rupestri fatti con un legnetto carbonizzato....

Fa bene,ogni tanto un ritorno alle origini, ci fa apprezzare di più questa impossibile, frenetica ma tanto comoda vita moderna! ;-)

© Rossana Radaelli-28.07.06

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Il pacchetto rivelatore

I decomaliaci, ormai è noto, sono ammalati cronici, si aggirano fra noi, apparentemente indistinguibili dalla popolazione comune sino a che non sopravviene un qualche evento che provoca la crisi acuta e rende manifesta la sintomatologia. Esaminiamo oggi il caso di Stefania, tipico esempio di decomaliaca allo stadio iniziale, cercando di cogliere i sintomi ancora sfumati della malattia e di suggerire possibili soluzioni per evitare d'incorrere nei fattori scatenanti dell'attacco conclamato.

A tutti è sicuramente capitato di fare dei regali e di avere la necessità d'impacchettarli ed è naturale per tutti desiderare che il proprio regalo faccia bella figura e venga apprezzato anche per come si presenta ma...date un'occhiata al confezionamento realizzato da Stefania:




E' un eclatante esempio di iperattività ornatoria. Eppure Stefania è a prima vista una donna come tante, che conduce una vita normale e che, benchè ammetta di avere degli hobbies, li imputa a semplici espressioni d'innata creatività....Attenta Stefania, non sottovalutare i sintomi premonitori!
Nel tuo comportamento sono già individuabili tipiche manifestazioni del soggetto decomaliaco, ovvero:
- Impacchettare i regali con la carta, mentre è notorio che le persone normali optano per buste e shoppers, più pratici e veloci da usare.
- Adoperare carta da pacco (!!!) invece che carta da regalo, a causa dell'impellente bisogno di riciclo creativo.
- Conservare gli avanzi di carta per farne decorazioni (gli individui sani li buttano i ritagli di carta!)
- Frequentare negozi tutto-a-novantanove-centesimi (chiaro tentativo di minimizzare le pulsioni di shopping creativo).

Per fortuna Stefania è ancora negli stadi iniziali della malattia, tant'è vero che è consapevole di avere dei problemi e ci commuove con la sua disperata richiesta di conferma: - é una malattia grave?-

Cosa possiamo consigliare a Stefania?
Purtroppo dalla sindrome decomaliaca, come da tutte le patologie croniche, non si può guarire, tuttavia è possibile tenere sotto controllo gli episodi acuti con adeguate norme igienico-comportamentali, quali ad esempio:
- Tenersi alla larga da negozi di cianfrusaglie, brico center, cartolerie e colorifici oppure, e solo in casi di estrema necessità, farsi accompagnare da un familiare impaziente (l'ideale è il marito o il compagno, o, per le singles, il proprio commercialista). In tal modo si possono ridimensionare le pulsioni di shopping creativo.
- Acquistare il regalo solo in negozi dove è previsto anche il confezionamento del pacchetto e, una volta a casa, rinchiuderlo in un luogo appartato sino al momento della consegna al destinatario.
- Evitare di conservare ritagli di carta, avanzi di stoffa, cartellini dei vestiti, bottoni e assolutamente mai cedere alla tentazione di tenerli divisi per colore e per forma!
- Vincere il riserbo e chiedere aiuto alle persone care affinchè scoraggino con critiche distruttive ed eventualmente insulti le proprie crisi ornatorie (contrariamente a ciò che fanno le sciagurate amiche di Stefania!).

Insomma è pur vero che la sindrome decomaliaca è una malattia incurabile, ma con i dovuti riguardi anche il soggetto decomaliaco può condurre una vita quasi normale!

E per concludere la notizia ufficiosa dei risultati di una recente indagine eseguita da alcuni autorevoli studiosi che, se dovesse essere confermata, potrebbe riaccendere la speranza negli animi di tanti soggetti decomaliaci: pare che si abbia avuto un miglioramento della sintomatologia a seguito della frequentazione di forum dedicati ad auto e motori...non vi è ancora nulla di certo ma perchè non provare?!

© Rossana Radaelli-09.02.11

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Creatività infantile

Si dice che i bambini siano gli esseri più dotati di fantasia ma è un mito da sfatare: i nostri figli non sono più creativi di noi, sono semplicemente meno soggetti ai freni inibitori che condizionano la vita degli adulti!
Quando un bambino si trova di fronte ad una situazione nuova ed imprevista, non potendo elaborarla razionalmente, dato il suo limitato bagaglio d'esperienze, reagisce istintivamente in base alla percezione ricevuta: se l'accadimento è vissuto come negativo tenderà a rifiutarlo (ignorandolo, piangendo o scappando via...a seconda del suo carattere e all'intensità della sensazione provata) se invece ne ha ricavato un'impressione positiva non farà che affrontare l'evento nell'unico modo che conosce: la sperimentazione pratica. E poichè essa può condurre a risultati del tutto imprevedibili, noi adulti, pratici e raziocinanti, restiamo affascinati, sorpresi ed ammirati davanti alle prodezze creative del nostro piccolo genio.

In realtà credo che nessun risultato prodotto casualmente possa essere definito creativo.
E' vero che a volte si realizzano opere mirabili per puro caso, mentre ci si proponeva altri obiettivi...solo a volte, però!
L'intenzionalità, il sapere cosa si desidera ottenere, è alla base di qualsiasi processo creativo...non confondiamo una dote naturale con la semplice fortuna!

Questo non significa che dobbiamo dare meno peso all'attività inventiva dei nostri figli, tuttaltro! Dobbiamo cercare di coltivare e sviluppare le loro capacità artistiche ed educare la loro voglia di cose nuove, incanalando verso un traguardo definito quel loro anarchico bisogno di "pasticciare".

Il bambino che affonda le mani nei colori-a-dita e poi le strofina sul foglio (e magari anche sul tavolo, sulla maglietta, sul divano...) sta facendo un'esperienza per lui molto positiva ma non sta esprimendo la sua creatività!
Mettiamolo alla prova chiedendogli cosa sta cercando di ottenere e se ne avremo in risposta uno sguardo perplesso e un non-lo-so verbale sapremo di aver di fronte un bimbo annoiato che, a suo modo, sta ingannando il tempo in maniera divertente.
Che spreco d'energie (anche -e soprattutto!- per la mamma che dovrà ripulire dalle esuberanze artistiche del pargolo la tappezzeria del salotto)!

Perchè non cerchiamo allora di dare corpo alla voglia di fare dei nostri bambini incanalando la loro vivacità verso una meta precisa?

E, se ci mancano le idee, cerchiamo ispirazione su uno dei tanti siti di giochi educativi (non è un caso se si chiamano cosi!).
Non dobbiamo nemmeno comperarli, sono certa che troveremo già in casa i materiali adatti da riciclare allo scopo....insomma, incoraggiamo la creatività dei nostri figli offrendo loro un esempio della nostra! ;-)


© Rossana Radaelli-01.07.07

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